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Venerdì 20 Novembre si è tenuta la presentazione delle “10 proposte per una nuova assistenza a domicilio in Lombardia”, promosse dalle sezioni regionali di un gruppo associazioni attive nell’assistenza (Forum del Terzo Settore, Spi Cgil, Fnp Cisl, Acli Aps, Legacoop, Confcooperative, Federsolidarietà, Auser,  Anteas, Ordine degli assistenti sociali, CISL Medici, UNEBA, Centri di servizio per il volontariato – CSV). All’iniziativa, che si è tenuta online ed è accessibile qui, hanno anche partecipato rappresentanti delle istituzioni regionali.

La riforma dell’assistenza domiciliare è un tema quantomai attuale. La tendenza all’invecchiamento demografico non solo del Paese, ma anche della Regione Lombardia (il numero degli anziani aumenta di 40-50.000 individui all’anno), suggerisce che l’assistenza domiciliare e la long-term care rappresenteranno due aspetti centrali delle politiche sociali nel prossimo futuro. La scadenza della Legge Regionale 23/2015 – la legge che regola il sistema socio-sanitario – e lo stanziamento di 734 milioni di euro per l’assistenza domiciliare del Decreto Rilancio offrono una finestra di opportunità per porre la questione all’ordine del giorno.


Le dieci proposte

Le dieci proposte hanno l’obiettivo di promuovere una rete di cure territoriali “robusta, diffusa e competente”. Secondo i promotori, l’attuale assistenza a domicilio (ADI) è limitata poiché consiste prevalentemente in prestazioni medico-sanitarie di breve durata, in media 25 ore all’anno, laddove i bisogni delle persone fragili sono di lunga durata e richiedono un sostegno sociale, oltre che sanitario. Inoltre, l’appello rileva un problema di accessibilità all’ADI, dato che solo una minima parte della popolazione che ne avrebbe diritto usufruisce dei servizi domiciliari pubblici: la maggior parte non è a conoscenza di questi servizi o non riesce ad accedervi.

Le proposte, di seguito sintetizzate, puntano a ridefinire le cure domiciliari superando la separazione tra le istituzioni che gestiscono le cure domiciliari, le Aziende Socio-Sanitarie Territoriali (ASST) e i Comuni; estendendo il campo degli interventi a domicilio, introducendo anche quelli di natura sociale, tramite una sperimentazione regionale; e ponendo le basi di un modello integrato di cure socio-sanitarie e tutelari. 

  1. Livelli essenziali di assistenza –Attualmente, l’ADI è vincolata ai limiti delle risorse disponibili nei territori, creando così delle diseguaglianze. Occorre rendere l’assistenza domiciliare un diritto esigibile, stabilendo dei Livelli Essenziali di Assistenza per lecure domiciliari delle persone con fragilità a livello regionale, come avviene ad esempio per le RSA. In particolare, va superato il dualismo tra ADI gratuita, somministrata dalla Regione, e servizi a domicilio a pagamento erogati dai comuni.

  2. Accesso – Data la scarsa adesione della popolazione fragile ai servizi domiciliari pubblici, l’accessibilità è uno dei punti centrali delle dieci proposte. Prossimità e capillarità sono le parole d’ordine. Occorre creare una rete di presidi diffusi sul territorio che si occupino della presa in carico degli individui e che prevedano il coinvolgimento dei medici di medicina generale e dell’insieme delle cure primarie. La logica deve essere quella dello one-stop shop: un luogo vicino ai cittadini in cui si possa accedere in maniera semplice ai diversi servizi. In questo senso l’appello promuove la creazione dei Presidi Socio-Sanitari Territoriali, previsti dalla LR 23/2015, ma mai realizzati.

  3. Una nuova missione dei servizi – L’assistenza domiciliare deve uscire dalla logica prestazionale per cui l’istituzione pubblica si limita a erogare un servizio, e adottarne una orientata alla valorizzazione e alla connessione di reti e risorse sia formali che informali. Bisogna puntare sullo sviluppo di comunità, formare figure professionali che sappiano gestire e intervenire nelle reti sociali come assistenti sociali e infermieri di comunità, e far collaborare il Terzo Settore con gli Enti pubblici.

  4. Un diverso perimetro dell’aiuto a domicilio – L’assistenza domiciliare non deve erogare solamente prestazioni sanitarie standardizzate, ma offrire anche sostegni di natura sociale che considerino le fragilità moderate e il contesto di vita dei destinatari. Abitare nella propria casa deve essere interpretato come un diritto; per questo, l’assistenza domiciliare deve espandersi oltre al campo sanitario e occuparsi di altri bisogni, come le necessità personali, la mobilità o l’accompagnamento in luoghi di aggregazione. Inoltre, l’assistenza non deve soltanto rivolgersi ai soggetti fragili, ma anche al nucleo familiare tramite aiuti di vario genere, impiegando anche le nuove tecnologie di comunicazione.

  5. Caregiver– I caregiver, ossia i familiari che si prendono cura di un congiunto non autosufficiente, rappresentano la prima risposta delle famiglie alle situazioni di fragilità. I caregiver vanno sostenuti in vari modi, come tramite l’istituzione di luoghi di supporto, campagne di sensibilizzazione, e il supporto di assistenti sociali. La proposta di legge regionale di iniziativa popolare #iosonocaregiver si muove in tal senso.

  6. Assistenti familiari – Gli assistenti familiari e i collaboratori familiari sono un altro pilastro del “welfare fai-da-te” delle famiglie italiane. Il nuovo sistema di cura dovrà relazionarsi anche con i collaboratori familiari, non solo per aiutare le famiglie, ma anche questi lavoratori, che spesso vengono assunti in nero senza alcuna tutela.

  7. Una nuova governance delle cure domiciliari – La governance dell’assistenza domiciliare va semplificata e integrata: vanno unificati gli accessi, i percorsi, i piani di assistenza e le risorse investite. A livello istituzionale, occorre superare il dualismo tra ASST e Comuni, e potenziare il coordinamento tra i tre assessorati regionali (Welfare, Sociale, Famiglia) che si occupano di queste tematiche. A tal fine, è proposta l’istituzione di un Tavolo di lavoro regionale che convochi Regione, Anci, Parti sociali e Terzo settore.

  8. Servizi domiciliari nelle cure primarie – Le cure primarie vanno potenziate dopo anni di disinvestimento e occorre creare delle strutture stabili di raccordo tra Comuni, Distretti e Dipartimenti delle cure primarie delle ATS. Un ruolo particolare sarà quello del Terzo Settore e dei Comuni, indispensabili per raggiungere capillarmente sul territorio i soggetti più fragili.

  9. Finanziamento delle cure – La riforma del sistema di cure regionali richiede delle risorse stabili e non legate all’emergenza. Occorre inoltre risolvere il problema di frammentazione delle risorse, che rappresenta uno dei limiti principali del sistema attuale. In questo senso, una soluzione potrebbe essere l’istituzione di fondi di scopo.

  10. Una “messa a terra” consapevole – La ridefinizione del sistema di cura domiciliare dovrà essere costantemente monitorato e valutato per massimizzarne l’efficacia. L’analisi dell’impatto sociale delle misure sarà dunque centrale. Per questo occorrerà rendere accessibili e condivisibili i dati raccolti dai soggetti coinvolti nel progetto.

Il dibattito

Il dibattito si è aperto con due interventi dei soggetti promotori. Valeria Negrini (Forum Terzo Settore Lombardia) ha sottolineato la pluralità dei soggetti che hanno contribuito alle dieci proposte, mentre Sergio Pasquinelli (Associazione per la Ricerca Sociale) ha riassunto il contenuto delle proposte.

Sono poi seguiti tre interventi di rappresentanti politici delle istituzioni regionali. Emanuele Monti (Presidente III Commissione Sanità del Consiglio Regionale) ha sostenuto che la questione dell’assistenza domiciliare andrebbe inquadrata nell’ambito del Fondo Sanitario Nazionale. Attualmente il FSN è troppo generico e lascia troppa libertà alle regioni in merito all’assistenza domiciliare, a cui andrebbe invece dedicata esplicitamente una quota di finanziamenti. Ciò risponderebbe alla necessità di pianificazione della finanza pubblica, tanto più urgente considerando la tendenza all’invecchiamento demografico. Stefano Bolognini (Assessore alle Politiche sociali, Abitative e Disabilità di Regione Lombardia) ha ripreso la questione dell’invecchiamento della popolazione, che impone di programmare per il futuro gli interventi sociali destinati agli anziani, e ha sottolineato l’importanza dei servizi di prossimità: il domicilio fisico e quello digitale devono essere il centro per l’intervento. Inoltre, Bolognini ha affermato che tutta una serie di prestazioni sanitarie e infermieristiche (come, ad esempio, la somministrazione di vaccini) devono essere effettuate nei centri di prossimità o presso il domicilio, al fine di decongestionare ospedali e pronto soccorso. Gian Antonio Girelli (Consigliere regionale e Presidente della Commissione d’inchiesta sull’emergenza Covid) ha osservato come la pandemia abbia messo in luce i limiti preesistenti del sistema sanitario. Secondo Girelli occorre superare l’approccio “contrattualistico” nella sanità, che lascia al privato una libertà eccessiva nella definizione dell’offerta sanitaria, e restituire al pubblico il ruolo di programmazione dell’offerta alla luce della domanda in modo da riconoscere e contrastare le nuove situazioni di disagio e fragilità.

Sono infine intervenuti dei rappresentanti delle diverse realtà promotrici delle proposte. Particolarmente rilevanti gli interventi di Mirella Silvani (Ordine Assistenti Sociali Lombardia), che ha sottolineato il ruolo degli assistenti sociali come punto di contatto tra i destinatari e gli enti erogatori dei servizi; e quello di Emilio Didonè (Fnp Cisl), che ha ribadito l’appoggio dei sindacati dei pensionati alle proposte e avanzato due ulteriori proposte: destinare una parte dell’addizionale IRPEF lombarda al fondo di scopo per la non autosufficienza e riconoscere i contributi previdenziali ai caregiver che hanno lasciato il lavoro per occuparsi dei parenti non autosufficienti.

In conclusione, Pasquinelli ha affermato che l’intenzione delle proposte è quella di trasformarsi il prima possibile in azioni concrete, già a partire dal primo semestre del 2021. Attilio Rossato (Acli Lombardia) ha poi tratto le conclusioni del dibattito.