Primo Welfare

Con il termine “primo welfare” ci riferiamo al sistema tradizionale di protezione sociale organizzato e gestito dallo Stato tra fine Ottocento e inizio Novecento per rispondere a rischi e bisogni sociali dei cittadini. Per questo esso è spesso indicato anche come “Welfare State” o “Stato Sociale”

Il primo welfare include una serie di politiche pubbliche e programmi “essenziali” – come pensioni, assistenza sanitaria, tutele contro la disoccupazione, istruzione, politiche per la famiglia, politiche abitative, etc. – che intendono garantire il benessere dei cittadini attraverso la redistribuzione delle risorse e la fornitura di servizi.

Il primo welfare rappresenta quindi la base del sistema di protezione sociale. Su di esso si innestano le evoluzioni e le integrazioni del secondo welfare, che coinvolge attori non-pubblici (Terzo Settore, aziende, corpi intermedi…) per rispondere ai rischi e bisogni in una logica sussidiaria e integrativa rispetto alle politiche pubbliche tradizionali.

Di seguito i nostri articoli in cui approfondiamo dinamiche e esperienze realizzate nel perimetro del primo welfare.

A decade after its launch, the HEALTHDOX project lives on through an open database of three decades of health reforms in Europe, a 35-Country Oxford handbook and a new wave of research on how politics shapes healthcare.
A dieci anni dal suo avvio, il progetto HEALTHDOX continua a vivere attraverso una banca dati ad accesso aperto su tre decenni di riforme sanitarie in Europa, un volume collettaneo Oxford University Press dedicato a 35 Paesi e una nuova ondata di ricerche su come la politica plasmi l’assistenza sanitaria.
L’ISTAT ha certificato l’ennesimo record negativo per i nuovi nati. La narrazione è come sempre tragica, che tocca approcci personali, politiche e visioni sistemiche. Ci siamo chiesti: c’è un modo diverso di guardare alla denatalità nel nostro Paese? La bassa fecondità potrebbe persino rivelarsi positiva per il benessere economico e sociale? A quali condizioni?
Per la Fondazione Don Gnocchi la pratica sportiva va prevista nei piani personalizzati e nei budget introdotti dalla riforma della disabilità. Temi importanti che sono al centro terzo numero della rivista Nessi.
La scelta della scuola superiore rispecchia ancora l'origine sociale più del potenziale. Per cambiare le cose bisogna democratizzare le esperienze che la precedono.
Un’inchiesta di Giulio Sensi sul Corriere della Sera esplora la transizione alla vita adulta delle persone con disabilità a partire dal terzo numero di Nessi, la rivista di Percorsi di Secondo Welfare.
I Governi europei prorogano sconti su accise e carburanti per attutire i rincari legati alla crisi in Medio Oriente. In Italia, dove la dipendenza dall'auto è la più alta d'Europa, le attuali misure rischiano di confermare un modello che esclude chi ha meno risorse
Un approccio integrato e multidisciplinare per superare la frammentazione dei servizi e aiutare i neogenitori a uscire dal labirinto in cui si sentono spesso imprigionati. L’obiettivo? La costruzione intenzionale di un ecosistema di servizi e opportunità che accompagnino i primi mille giorni di vita di bambini e bambine.
Dalla Spagna all’Italia, dalla Svezia all'Austria fino al nuovo Piano europeo: Maurizio Ferrera spiega perché la casa sta diventando un nuovo rischio sociale. Ma anche un'opportunità per ripensare il welfare
L’orientamento viene indicato come uno degli strumenti per prevenire la dispersione e il fenomeno NEET. Ma quanto può essere orientativa una scuola che chiede a ragazze e ragazzi di scegliere in un’età in cui interessi e capacità sono ancora in formazione, valutando il loro potenziale dentro un modello didattico poco flessibile?
Un articolo pubblicato su Social Policy & Administration indaga diffusione e qualità del welfare occupazionale nelle cooperative: misure relativamente diffuse, ma schiacciate dai vincoli economici, usate come integrazione indiretta di salari bassi e distribuite secondo un chiaro "effetto Matteo".
Su Politiche Piemonte un nostro contributo che propone di ampliare lo sguardo sulle politiche di conciliazione: non solo strumenti per sostenere l’occupazione femminile, ma politiche capaci di garantire il diritto al lavoro, alla cura e al tempo