pensioni

Nel 2019 l'Italia ha destinato al welfare il 56,08% dell'intera spesa statale: una percentuale che, nonostante il debito molto elevato, colloca il Paese ai vertici delle classifiche mondiali e che, come puntualizzato dall'Ottavo Rapporto Itinerari Previdenziali, smentisce il luogo comune secondo cui si spenderebbe poco per le prestazioni sociali.
È stata recentemente pubblicata la settima edizione del Rapporto sul Bilancio del Sistema Previdenziale italiano curato da Itinerari Previdenziali. Come ogni anno, il documento offre una visione d'insieme del sistema pensionistico del nostro Paese, della spesa sostenuta per il welfare e delle previsioni per gli anni successivi. Quest'anno l'analisi è particolarmente interessante perché ci spinge anche a riflettere sullo stato del sistema di protezione sociale in relazione alla pandemia in corso.
Secondo il rapporto annuale sul sistema previdenziale italiano realizzato dal Centro Studi e Ricerche di Itinerari Previdenziali, nel corso degli ultimi 30 anni la spesa per le pensioni è cresciuta in rapporto al PIL di circa quattro punti percentuali, passando dall'11% del 1989 al 15% nel 2017. In totale, quindi, quasi il 60% della spesa pubblica italiana per il welfare è destinata all'equilibrio del sistema pensionistico. In questo articolo vi presentiamo i principali risultati emersi dal documento.
In attesa del decreto che disciplinerà "Quota 100", la Manovra di bilancio per il 2019 ha previsto alcune novità sul fronte pensionistico. In particolare, è stato introdotto il "Fondo per la revisione del sistema pensionistico", per il quale saranno stanziati circa 4 miliardi di euro nel 2019, e il taglio delle pensioni oltre i 100.000 euro. Sono stati poi rivisti i meccanismi per la rivalutazione degli importi pensionistici in base all'inflazione. Ve ne parliamo in questo approfondimento.
In questo editoriale Francesco Riccardi approfondisce le strategie messe in campo da governo e sindacati al tavolo delle politiche pensionistiche. Partendo dal presupposto che legare l'aumento dell'età pensionabile all'aspettativa di vita è necessario per tenere in ordine i conti pubblici, le trattative hanno portato a deroghe per alcune professionisti, risultato apprezzato da Cisl e Uil, ma non dalla Cgil che preannuncia la mobilitazione. Il governo d'altro canto ha evitato la formalizzazione dell'accordo e lasciata aperta l'ipotesi di ulteriori modifiche. La strategia della Cgil viene ritenuta controproducente, più orientata all'ambizione di diventare "baluardo" unificatore della sinistra sociale piuttosto che un sindacato riformista. Il tema è assai delicato in quanto le deroghe pesano sul bilancio pubblico e sottraggono risorse ad altri settori. | Francesco Riccardi, Avvenire, 22 novembre 2017
Preoccuparsi per il futuro dei giovani e la sicurezza degli anziani è più che normale in tempi di crisi. Occorre però evitare che le preoccupazioni si trasformino in lamentazioni intrise di pessimismo e sorde all’evidenza empirica. Purtroppo il dibattito italiano indulge spesso a questa brutta abitudine, soprattutto quando si parla di mercato del lavoro e di previdenza. Nel loro nuovo volume Del Boca e Mundo mostrano come gran parte dei lamenti in circolazione siano appunto esagerati e quasi sempre infondati. Fuori linea rispetto ai dati empirici.
For 25% of the European population, pensions are the primary source of income. Furthermore, the number of pensioners is expected to double in the next 40 years. In this situation is crucial, now more than ever, to find a way to keep the pensions both adequate and sustainable. Adequate for the need not only to avoid poverty but also to ensure acceptable life standards. And this is particularly challenging when it comes to women.