salute

Un approccio integrato e multidisciplinare per superare la frammentazione dei servizi e aiutare i neogenitori a uscire dal labirinto in cui si sentono spesso imprigionati. L’obiettivo? La costruzione intenzionale di un ecosistema di servizi e opportunità che accompagnino i primi mille giorni di vita di bambini e bambine.
L’Italia dispone di una vasta infrastruttura di aiuto alimentare, fondata sulla collaborazione tra istituzioni pubbliche, fondi europei, enti locali e Terzo settore. Come spiega il nuovo studio di OIPA-CURSA, la sua forza è la presenza diffusa nei territori, mentre il suo limite è la difficoltà di collegare risorse, beneficiari e risultati.
Servizi di prossimità, accompagnamento e collaborazioni locali possono aiutare a garantire continuità nelle cure e a collegare il primo intervento alla presa in carico di migranti e persone fragili. Lo dimostra l’esperienza dell’INMP, ente pubblico che si occupa della salute delle persone migranti e di chi vive in condizioni di fragilità sociale.
Il nuovo Atlante regionale dell’Insicurezza Alimentare di OIPA mostra che il divario Nord-Sud rimane profondo, ma non basta più a descrivere l’insicurezza alimentare nel nostro Paese. Accanto alle fragilità strutturali del Mezzogiorno emergono infatti vulnerabilità meno visibili nel Centro-Nord e forti differenze nella capacità dei territori di intercettare il bisogno
Dati chiari e informazioni trasparenti, anche grazie agli strumenti digitali, possono aiutare a ridurre la distanza tra i bisogni di salute e i servizi disponibili per migranti e fragili. Lo dimostra l’esperienza dell’Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti e per il contrasto delle malattie della Povertà.
Elio Borgonovi, partendo dalla recente proposta di riforma elaborata da accademici ed esperti, spiega perché la tutela della salute sarà sempre meno collegata a luoghi e strutture e dovrà seguire le persone là dove vivono per garantire equità e sostenibilità
Francesco Longo, a partire dalla recente proposta di riforma elaborata da oltre 40 accademici ed esperti, approfondisce i tre livelli di governo del SSN su cui intervenire per evitare l’ulteriore indebolimento del sistema della salute italiano.
Le nuove norme UE in materia di asilo spingono a riflettere su come garantire davvero alle persone straniere l’accesso ai servizi sanitari. Senza confondere salute e controllo ma tenendo in considerazione, come ricorda The Lancet, che la migrazione non è un’emergenza.
Alcune aziende e realtà mutualistiche stanno iniziando a dare risposte concrete in materia di procreazione medicalmente assistita e social freezing, aprendo però interrogativi sul ruolo del welfare privato e sulla necessità di un approccio più ampio alla conciliazione vita-lavoro.
Un documento sottoscritto da oltre quaranta studiosi di quindici università italiane rilancia la necessità di una riforma organica del Servizio Sanitario Nazionale. Tra priorità esplicite, governance a più livelli e integrazione tra risorse pubbliche e private, va delinandosi una prospettiva che ha molto a che fare con il secondo welfare
Guardare a quanto accade a livello internazionale può essere utile per evidenziare gli interventi che servirebbero a creare setting di cura al di fuori degli ospedali. Nonostante alcune sperimentazioni, come i Centri di Assistenza Urgenza dell’Emilia Romagna, il nostro Paese appare ancora in difficoltà nel rispondere alla nuova domanda di salute emersa nel post-Covid.
È quanto emerge dal Rapporto finale del progetto Tessere la Salute, che fotografa tre anni di sperimentazione di welfare di comunità nel Biellese raccontando i risultati della sperimentazione tra dinamiche di rete, relazioni di prossimità e tavoli territoriali.
E per questo hanno dovuto chiedere aiuto a oltre 2.000 realtà assistenziali. Rispetto al 2024 si registra un aumento dell'8,4% e a preoccupare è l'incidenza dei minori, che sono quasi 150.000. A dirlo è il 12° Rapporto sulla povertà sanitaria di Banco Farmaceutico.