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Il tema della salute mentale, sempre più spesso presente nel dibattito pubblico, fa parte dell’agenda dell’Unione Europea sin dal 2005, anno di pubblicazione di un green paper che mirava ad aprire un dibattito sulla necessità di una politica comunitaria sulla salute mentale. La Commissione, infatti, su indicazione della Conferenza Ministeriale Europea sulla Salute Mentale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, intendeva incentivare la cooperazione tra gli Stati membri e coinvolgere il numero più ampio possibile di portatori di interesse, provenienti dal mondo sanitario e non solo.

A questo primo contributo, ne sono seguiti numerosi altri, dalle caratteristiche differenti: l’European Framework for Action on Mental Health and Well-Being del 2016, con lo scopo di supportare gli Stati membri nel rinnovare le loro policy e condividere le proprie esperienze; l’EU-Compass for action on mental health and well-being, una piattaforma online creata con l’obiettivo di facilitare la diffusione di informazioni sull’European Framework e di monitorare le policy e le attività delle nazioni europee in tema di salute mentale; o, per concludere un elenco non esaustivo, la produzione di report scientifici con focus tematici differenti. Ad esempio, nel 2016, è stato analizzato l’accesso ai servizi di salute mentale nelle differenti regioni dell’Unione.

Per quasi vent’anni, in ogni caso, l’Unione non è andata oltre la condivisione di good practice tra gli Stati membri e la costruzione di una cornice europea condivisa sulle modalità di gestione e cura dei disturbi mentali, in modo da orientare e migliorare le politiche nazionali. Le competenze in materia di sanità, storicamente, sono state saldamente affidate ai governi degli Stati UE. La pandemia ha però cambiato l’approccio europeo al grande tema della salute: l’interpretazione dell’articolo 168 del Trattato sul Funzionamento dell’UE, che stabilisce appunto la competenza degli Stati Membri in ambito sanitario, sta diventando sempre più estensiva nei confronti dell’Unione, complice un’opinione pubblica fortemente interessata, e non mancano, dunque, riflessioni politiche e accademiche su come si evolverà il sistema salute europeo. Un’evoluzione che interessa anche la salute mentale.

Il ruolo della pandemia di Covid-19 nella policy europea sulla salute mentale

La pandemia ha segnato una svolta (in negativo) nella condizione di salute mentale della popolazione europea: l’ansia e la paura del virus, ma anche l’allontanamento dalla propria quotidianità e da comportamenti virtuosi per il benessere mentale – come la socialità e l’esercizio fisico – hanno avuto un impatto significativo. Diversi dati realizzata su base nazionale – si veda ad esempio il grafico 1 – mostrano come nei Paesi UE i livelli di ansia durante il Covid siano aumentati rispetto a periodi precedenti.

Grafico 1 – Percentuale di popolazione che sperimenta ansia, Marzo-Aprile 2020 comparato con dati pre-COVID-19. (Health at a Glance 2020, OECD)

L’Unione ha iniziato a rispondere a questo calo di benessere mentale sin dai primi mesi della pandemia, aprendo un confronto fra stakeholders sulla piattaforma della Commissione Europea dedicata alle politiche sanitarie, nel tentativo di condividere sin da subito esperienze e conoscenze in merito alle problematiche correlate alla diffusione del Covid-19 e salute mentale. Inoltre, attraverso il work plan annuale del 2020 inserito nell’Health Programme 2014-2020, l’Unione ha finanziato tre programmi specifici, valutati molto positivamente dalla Commissione, relativi a una riforma del sistema di gestione della salute mentale, un programma di prevenzione per il suicidio e una serie di interventi per affrontare la depressione.

Salute mentale: italiani stressati e ansiosi, ma pochi si fanno aiutare

Nel 2021, poi, l’Unione ha avviato un’azione congiunta, denominata ImpleMENTAL, con l’obiettivo di mettere in pratica le prime due iniziative sopracitate, prendendo ispirazione da una riforma territoriale dei servizi portata avanti in Belgio e dalla best practice austriaca di prevenzione al suicidio (SUPRA). Partecipante di questa joint action per l’Italia è la Regione Lombardia, che nei prossimi mesi si impegnerà nel miglioramento qualitativo delle cure per giovani adulti con disturbo di personalità borderline e per adolescenti con disturbo della disregolazione emotiva, grazie all’adesione al progetto di tutte le strutture psichiatriche regionali e alla collaborazione di associazioni di utenti e familiari.

Gli interventi correlati alla gestione della depressione, invece, sono stati finanziati attraverso il programma EAAD Best, avviato nell’aprile 2021 e concluso nel marzo 2024, con la condivisione tra stakeholder di esperienze e riflessioni, relativamente anche all’iFightDepression, strumento digitale per aiutare le persone con sintomi della depressione a gestirli anche autonomamente.

Una strategia costruita attraverso l’ascolto

A partire dal 2023, la Commissione Europea promuove inoltre la creazione della cosiddetta European Health Union (EHU), “nella quale tutti gli Stati membri si preparino e rispondano insieme alle crisi sanitarie, nella quale le medicine siano accessibili, economiche e innovative, e nella quali gli Stati collaborano per migliorare la prevenzione, i trattamenti sanitari e l’aftercare”.

In relazione a questa priorità politica della Commissione ha un ruolo chiave proprio la salute mentale, promossa attraverso un approccio integrato e 20 flagship initiative1, con 1,2 miliardi di euro in investimenti provenienti da diversi strumenti finanziari. 

La produzione della comunicazione ufficiale della Commissione che ha lanciato questo progetto è stata preceduta da una call for evidence, che ha coinvolto enti pubblici nazionali e locali, imprese, l’associazionismo civile e privati cittadini tra gennaio e febbraio 2023. Tra i risultati di quest’iniziativa, emerge la necessità di considerare la salute mentale come elemento centrale della salute pubblica, essendo connessa a condizioni sociali quali la povertà e l’esclusione sociale; inoltre nel disegnare le policy diviene cruciale un’attenzione alla diversità e all’inclusione, soprattutto dei gruppi più vulnerabili – tra cui i bambini e gli adolescenti, che sono la categoria più menzionata dai portatori di interesse.

In un’ottica di prevenzione, quindi, la Commissione attribuisce in ottica comunicativa grande rilevanza agli interventi di sensibilizzazione nelle scuole, fondamentali per diffondere tra bambini e adolescenti principi psicologici base, per promuovere la capacità di riconoscere le proprie difficoltà e, soprattutto, per porre attenzione sull’importanza di chiedere aiuto. Le scuole, infatti, sono riconosciute tra gli ambienti ideali per il riconoscimento precoce dei problemi di salute mentale (ne abbiamo parlato anche nel recente libro Welfare per le nuove generazione, ndr) e per questo la formazione dei professionisti che operano nelle scuole è fondamentale per riconoscere i primi segnali dei disturbi mentali e supportare tempestivamente chi ne ha bisogno.

Salute mentale dei giovani: un nuovo ruolo per la scuola

Una ulteriore importante linea di sviluppo del documento elaborato dalla Commissione è la correlazione tra salute mentale e mondo del lavoro, che rende necessario combattere lo stigma sui rischi professionali legati appunto alla salute mentale e la necessità di ridurre lo stress e promuovere il work-life balance. La Commissione, facendo riferimento alla legislazione europea sulla salute e sicurezza sul lavoro, sottolinea in questo senso il ruolo dei datori di lavoro, nel contrastare e prevenire i rischi psicosociali del mondo del lavoro, come ribadito anche nel quadro strategico dell’UE in materia di salute e sicurezza sul luogo di lavoro 2021-2027. A tal proposito, assicurerà che l’Agenzia Europea per la sicurezza e salute sul lavoro aggiorni entro il 2024 le linee guida sul benessere lavorativo rivolte a imprenditori e aziende; lavorerà inoltre alla pubblicazione di una direttiva per garantire il diritto alla disconnessione e regolare il telelavoro, elemento fondamentale per ridurre lo stress lavorativo.

Infine, sono menzionati i necessari sforzi per migliorare l’accesso alle cure, riducendo le liste d’attesa e ampliando la forza lavoro, ma anche implementando efficienti metodi di valutazione e costruendo un sistema di cura sempre più incentrato sulla persona, sui suoi bisogni e le sue preferenze.

Un approccio integrato alla salute mentale promosso dalla Commissione

Anche a partire dai risultati di questa call for evidence, la Commissione ha approvato nel giugno 2023 una comunicazione rivolta alle altre istituzioni europee sull’implementazione da parte dell’Unione del cosiddetto “approccio integrato alla salute mentale”.

Questa comunicazione, concentrandosi su “come portare sollievo alle persone che soffrono di disturbi mentali e sulla prevenzione” vuole essere “l’inizio di un nuovo approccio strategico alla salute mentale” da parte dell’Unione, che si snodi a partire da tre principi guida, che dovrebbero applicarsi a ogni cittadino europeo:

  • avere accesso a un’adeguata ed efficace prevenzione;
  • avere accesso a servizi e trattamenti di salute mentale economicamente sostenibili e di alta qualità;
  • essere capace di reintegrarsi nella società dopo il percorso di recovery. 

Output principale di questo documento sono le citate 20 flagship initiative che operano nella direzione di integrare la salute mentale in tutti gli ambiti delle politiche pubbliche, di promuovere il benessere mentale, la prevenzione e l’intervento precoce, di combattere lo stigma correlato ai disturbi mentali. Queste iniziative sono complessivamente finanziate con 1,23 miliardi di euro provenienti da diverse fonti, quali il programma EU4Health 2021-2027, il Technical Support Instrument (TSI) dell’Unione e il programma Horizon Europe.

All’interno delle linee di azione delineate dalla Commissione assumono rilevanza, in particolare, l’infanzia e la gioventù, le categorie più afflitte dagli effetti sulla salute mentale della pandemia: secondo il rapporto Health at a Glance: Europe 2022 dell’OECD, l’incidenza giovanile della depressione tra il periodo pre-pandemia e aprile 2020 e agosto 2021 è infatti più che raddoppiata. Inoltre, secondo la comunicazione della Commissione, l’inserimento di programmi e attività correlate alla salute mentale nei curricula scolastici è fondamentale per aumentare la consapevolezza e sensibilizzare la popolazione sul tema, contribuendo a ridurre lo stigma e la discriminazione che subiscono le persone con disturbo mentale - è, questo, un obiettivo fondamentale per l’Unione, tra i primi del nuovo approccio alla salute mentale per quota di finanziamento (18 milioni, provenienti dal budget EU4Health).

In aggiunta alle numerose iniziative relative all’infanzia e alla gioventù previste dalle 20 flagship initiative, la Commissione sta portando avanti la Youth Strategy (2019-2027), cioè il quadro di riferimento approvato nel novembre 2018 per la collaborazione a livello europeo sulle politiche giovanili, con lo scopo di migliorare la salute e il benessere mentale, nonché di combattere tabù e discriminazioni sul tema. Allo stesso modo, supporta l’iniziativa Pathways to school success, approvata dal Consiglio nel novembre 2022, sviluppando delle linee guida che aiutino i policy-maker a implementare un approccio integrato del benessere a scuola, includendo il benessere mentale e, anche, i rischi psicosociali connessi al ruolo degli insegnanti.

Promuovere la salute mentale coltivando luoghi abilitanti: il progetto Vineyard

Questo focus per il mondo della scuola è motivato anche dal parere dell’Organizzazione Mondiale della Sanità: l’OMS individua infatti le scuole come luogo ideale per “promuovere la salute mentale e il benessere degli studenti, sviluppare abilità socio-emotive e identificare precocemente i rischi o i primi sintomi di alcuni disturbi mentali”, nonché funzionale ad “aumentare l’accesso ai servizi di salute mentale e al supporto psicosociale degli studenti, delle loro famiglie e degli insegnanti”.

Quali prospettive?

In sintesi, dunque, l’attenzione per la salute mentale della Commissione e, in particolar modo, per il benessere degli europei più giovani è crescente. Tuttavia, per comprendere se avrà effettivamente un impatto, sarà fondamentale nel corso dei promessi mesi osservare le istituzioni e gli stakeholder europei all’opera in queste numerose iniziative.

Un’attiva partecipazione di tutta la comunità a momenti chiave per lo sviluppo di una riflessione completa e articolata è infatti cruciale.

Tra il 13 e 19 maggio prossimi, ad esempio, si terrà la European Mental Health Week, che permetterà a ogni cittadino europeo di partecipare e organizzare eventi, workshop o tavole rotonde sulla salute mentale. Proprio dall’attenzione di tutti e tutte a iniziative di indirizzamento e agenda-building come questa, passa, infatti, un’effettiva attuazione di utili e benefiche azioni di gestione e prevenzione legate alla salute mentale, affinché si realizzi per tutte e tutti una reale costruzione di benessere.

 

Note

  1. Una flagship initiative nell’ambito dell’Unione Europea indica una proposta strategica di ampio respiro, considerata prioritaria e rappresentativa delle direzioni politiche e degli obiettivi dell’UE. Queste iniziative sono pensate per guidare lo sviluppo e l’implementazione di politiche in specifici settori chiave, contribuendo significativamente agli obiettivi più ampi dell’UE.
Foto di copertina: Annie Spratt su Unsplash