terzo settore

Un articolo pubblicato su Social Policy & Administration indaga diffusione e qualità del welfare occupazionale nelle cooperative: misure relativamente diffuse, ma schiacciate dai vincoli economici, usate come integrazione indiretta di salari bassi e distribuite secondo un chiaro "effetto Matteo".
L’approvazione del Piano d’azione nazionale per l’economia sociale è un passaggio importante che rappresenta un cambio di prospettiva, ma perché si realizzi davvero sono necessarie tre condizioni. L’obiettivo, del resto, è ambizioso: costruire un diverso rapporto tra Stato, mercato e società.
In un Paese sempre più polarizzato, le organizzazioni non profit sono le uniche istituzioni di cui si fida la maggioranza delle persone indipendentemente dall'appartenenza politica. La fiducia verso fondazioni e grandi donatori, invece, continua a scendere. Perché? Una domanda che bisogna iniziare a porsi anche in Italia.
Una realtà marchigiana ha intrapreso un percorso per ripensare i propri servizi. Lo sta facendo senza affidarsi a consulenti esterni ma all’intelligenza collettiva di quasi 300 soci e socie che ogni giorno lavorano sul territorio e al punto di vista di beneficiari, PA e “interpreti” di altri mondi. Una scelta non priva di rischi, ma che tiene insieme obiettivi diversi e un’ambizione: riposizionare la cooperativa come attrice proattiva del welfare locale.
Paolo Venturi e Stefano Zamagni firmano il documento che approfondisce il tema della XXVI edizione dell'evento di AICCON: "ImmaginAZIONI". Al centro del dibattito ci saranno: il deficit democratico, la giustizia contributiva, l’intelligenza artificiale, l’economia sociale, l’innovazione delle istituzioni e delle policy e il lavoro umano che cambia forma e natura. 
Una riflessione di Egidio Riva a partire dalla nuova Expert Survey P2W sul ruolo ancora marginale del settore profit nelle politiche sociali territoriali e sulla necessità di rafforzare la regia pubblica per integrare risorse, competenze e responsabilità
Il progetto europeo ATELIER ha un obiettivo ambizioso: costruire la cultura e il mindset necessari a progettare vere iniziative di inclusione sociale, colmando il gap tra chi sa misurare l’impatto e chi sa progettarlo. Attraverso ricerca, formazione e un atlante di 50 buone pratiche europee di co-design, ha sviluppato strumenti liberi, replicabili e adattabili.
Sebbene alcune delle principali innovazioni che stanno attraversando il welfare locale vengano considerate come percorsi distinti, esse sembrano condividere una medesima finalità: rafforzare la capacità dei sistemi territoriali di comprendere la realtà nella quale operano e orientare le decisioni.
Negli ultimi anni sono andate affermandosi norme, misure e pratiche che selezionano, marginalizzano, disciplinano, e talvolta persino perseguitano, chi dovrebbe essere protetto. Si tratta del cosiddetto welfare controintuitivo e discriminatorio, al centro del fascicolo 3/2025 di Politiche Sociali/Social Policies.
L’impatto è una scrittura ciclica, mai conclusa e sempre riapribile: bisogna stare in relazione non soltanto con chi l’impatto lo misura, ma con chi lo fa e lo genera ogni giorno, dentro le organizzazioni e i territori. La risposta di Venturi a Corvo.
Il numero sta all'impatto sociale come la notazione sta alla musica: non la sostituisce, ma è ciò che le permette di essere trasmessa ed eseguita da chi non è presente. Per questo depotenziare la misurazione non emancipa il giudizio, ma lo consegna al potere informale di chi non risponde a nessuno. A dirlo è Luigi Corvo che risponde a Paolo Venturi.
Case del quartiere, spazi culturali indipendenti e luoghi di prossimità stanno assumendo un ruolo di sussidiarietà sempre più importante per la vitalità dei territori. Il caso del bando SPACE della Fondazione Compagnia di San Paolo mostra come una nuova filantropia possa incidere maggiormente sull’impatto territoriale.
Secondo Paolo Venturi il collasso della facoltà di giudizio nel Terzo Settore non richiede la coercizione, basta la sostituzione silenziosa della deliberazione con la pura elaborazione di dati.
A conclusione del progetto Non Profit Digital Leaders è stato presentato un documento che racchiude i princìpi emersi nella Comunità di Pratica dei Digital Leader. Uno strumento utile per tante persone e organizzazioni che vogliono raggiungere un nuovo grado di maturità digitale.