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La Riforma dell’organizzazione dell’assistenza sanitaria territoriale introdotta con il PNRR mira a favorire la prossimità delle cure e l’integrazione tra le reti assistenziali territoriali, ospedaliere e specialistiche, individuando come luogo privilegiato le Case di Comunità.

Avvicinare i cittadini ai servizi sanitari è infatti cruciale per un Paese in cui gli over 65 potrebbero raggiungere in trent’anni il 34,5% della popolazione, e dove quindi la gestione della cronicità, dell’accesso alle cure e dell’integrazione socio-sanitaria è presupposto per il diritto alla salute.

Nel nuovo assetto che va delineandosi è utile approfondire il possibile ruolo del volontariato, che già opera attivamente nell’ambito della sanità e della salute – pensiamo solo alle attività di assistenza, di orientamento, di prevenzione. Abbiamo parlato con Lorenzo Tornaghi e Alice Moggi, rispettivamente Coordinatore Area Animazione Territoriale e Project Manager del Centro Servizi Volontariato Sud Lombardia (che comprende i territori di Mantova, Cremona, Lodi e Pavia). Ci hanno raccontato come la loro organizzazione si stia muovendo e le potenzialità che intravedono nella riforma per il mondo del volontariato, anche in relazione alle specificità del territorio, caratterizzato da processi di periferizzazione, spopolamento e invecchiamento della popolazione.

Come vi siete attivati a seguito della riforma dell’assistenza sanitaria territoriale?

Abbiamo realizzato un percorso di formazione attorno al tema della collaborazione dal titolo “L’animazione territoriale nella costruzione di ecosistemi collaborativi” che abbiamo svolto a livello regionale e che ha coinvolto gli operatori dei sei CSV della Lombardia referenti dell’Area Animazione Territoriale.

Nello specifico è nato questo progetto, dal titolo Salute & Territorio, finalizzato ad elaborare ipotesi e piste progettuali per la mobilitazione delle reti di volontariato, avviare sui territori regionali sperimentazioni comuni con declinazioni territoriali specifiche e costruire un ecosistema collaborativo tra ATS1, ASST2 e Enti di Terzo Settore, anche attorno al tema delle Case di Comunità. Questo in parte richiamando la normativa di riferimento sulle Case di Comunità, ma soprattutto richiamando il principio della prossimità, per provare insieme a dare delle risposte ad alcune esigenze che intercettavano le comunità locali.

Come migliorare i sistemi di cura e prossimità grazie al PNRR

Questo progetto ha come obiettivo anche l’avvicinamento tra la dimensione sociale e quella sanitaria che, durante l’esperienza pandemica, hanno manifestato delle grandissime falle, frutto anche della straordinarietà dell’evento. Non su tutti i nostri 4 territori provinciali abbiamo in essere un progetto operativo, ma stiamo ragionando insieme su come attivare il mondo del Terzo Settore attorno alle esperienze della Case di Comunità, consapevoli che ad oggi questo tema è abbastanza sconosciuto alle comunità locali e anche alle stesse associazioni; proprio per questo un’attività che si è proposta è stata di “conoscenza reciproca”, tra ASST e ETS.

Non è scontato che si manifesti un interesse da parte del mondo del Terzo Settore a collaborare all’esperienza delle Case di Comunità.  Sicuramente, per poter avviare una collaborazione, è necessario comprendere bene di che cosa si occupano e quale ruolo reale il Terzo Settore potrebbe svolgere delineando come potrebbe essere coinvolto operativamente su specifici oggetti di lavoro.

Per quale ragione secondo voi?

Perché ci sono molte contraddizioni all’interno del sistema sanitario lombardo, ad esempio nel territorio dell’Oltrepo è stata inaugurata la Casa di Comunità a Broni e poi è stato chiuso il pronto soccorso di Stradella, che sono due Comuni confinanti, quindi una persona ha la Casa di Comunità ma per l’attività di pronto soccorso deve andare a 70 chilometri di distanza.

Queste contraddizioni tra un canale, quello delle Case di comunità, che va avanti, e quello delle strutture sanitarie che continua inesorabile verso la riduzione dei servizi, riducono la fiducia nel valore e nel significato delle Case di comunità.

Non si percepisce, almeno qua da noi, un reale senso di potenziamento del sistema socio-sanitario, ma continua ad aumentare la percezione che i servizi socio-sanitari stanno diminuendo. E questa credo che sia la vera fatica che incontrano le Case di comunità nell’affermarsi sui territori.

In che modo state collaborando con le ASST?

Con l’ASST di Mantova stiamo collaborando ormai da anni. Ad oggi è attivo un accordo di collaborazione tra ASST Mantova e CSV Lombardia Sud ETS per rinforzare l’operatività delle associazioni che operano all’interno dell’ASST e la collaborazione con le Case di Comunità già operative sul territorio mantovano. È stata avviata e consolidata sul 2023 un’interlocuzione con i Direttori di Distretto ed i Piani di Zona al fine di fare emergere, territorio per territorio, alcuni ambiti d’intervento in grado di coinvolgere il mondo del Terzo Settore locale su questioni e problemi sociali che stanno emergendo dal confronto avviato all’interno di specifici dispositivi di lavoro territoriali.

Con l’ ASST di Lodi si è lavorato per avviare una collaborazione attorno alla Casa di Comunità di Sant’Angelo Lodigiano, anche ragionando attorno alla formalizzazione di un apposito accordo di collaborazione in grado di delineare al meglio l’oggetto di lavoro e obiettivi comuni. Questi accordi hanno la finalità di formalizzare la collaborazione tra ASST e CSV – per cui ASST mette anche a disposizione una quota di risorse finanziarie –, ad esempio attraverso processi di cura delle relazioni, supporto alle operatività e progettualità esistenti o di prospettiva su progetti costruiti attorno ad alcune necessità che emergono dentro un’interlocuzione tra il Piano di Zona, ASST, CSV e le organizzazioni.

L’obiettivo di fondo è promuovere la salute globale delle persone anche tramite il coinvolgimento dei cittadini in azioni di volontariato e cittadinanza attiva, valorizzando il volontariato organizzato, e generare produzione di salute della comunità a partire dalle risorse e dai saperi in essa presenti: il capitale sociale e le istituzioni della società civile. All’interno di questa dinamica, il ruolo di CSV è quello di fare da tramite con le istituzioni, costruendo ponti, senso e visioni attorno al coinvolgimento del Terzo Settore.

Quali scenari per le politiche della salute in Lombardia?

Il CSV è un soggetto terzo che facilita, favorisce avvicinamenti e nuove comprensioni comuni (lavora “al fianco di” per costruire un ecosistema collaborativo su bisogni del territorio); costruisce condizioni affinché l’attività del volontariato possa affiancarsi all’operatività pubblica, attorno ad oggetti di lavoro concreti e condivisi; favorisce processi di qualificazione del volontariato affinché sia competente e capace anche di immaginare i servizi a disposizione delle opportunità che il territorio offre (Vd Case di Comunità), ripensandosi in funzione della contemporaneità dell’oggi. Ripensa il proprio operare all’interno di un contesto sociale e normativo trasformato.

Ad oggi su Cremona non si è ancora attivata nessuna collaborazione con la ASST, ma è nelle intenzioni della programmazione sul 2024 di CSV Lombardia Sud.

E per quanto riguarda l’esperienza di Pavia?

In questo momento stiamo lavorando principalmente con le prime tre Case di Comunità che sono state avviate a Pavia, Casorate Primo e Belgioioso. Si tratta di contatti molto operativi, di conoscenza reciproca.

Abbiamo organizzato un incontro di presentazione dedicato alle associazioni del territorio in cui abbiamo appunto raccontato che cosa sono le Case di Comunità. Abbiamo proprio fatto conoscere le persone, le operatrici in servizio nelle Case di comunità con i rappresentanti delle associazioni del territorio.

L’incontro è stato piuttosto partecipato e ne è emerso che le associazioni effettivamente sapevano molto poco delle Case di comunità, ma anche che le stesse Case di Comunità non avevano bene chiara la direzione verso cui orientarsi, non conoscendo bene il Terzo Settore locale. Infatti con questo incontro abbiamo dato modo anche all’ASST di conoscere le organizzazioni che ci sono fuori. Adesso vorremmo proseguire con questo modello di lavoro anche sui territori nuovi (in particolare Voghera, con cui ci sono già stati contatti) e provare a mettere sul piatto anche delle proposte operative di collaborazione.

Quali elementi di ulteriore complessità pone il fatto che i vostri territori siano periferici nella regione?

Non solo i nostri territori sono periferici nella regione ma abbiamo anche “territori periferici dentro il territorio periferico”, ad esempio la Provincia di Pavia è una provincia molto grande e, tolta la Casa di Comunità del capoluogo, le altre sono nella periferia della periferia. Abbiamo Comuni che distano dal capoluogo 50-60 chilometri, si tratta di una lontananza che si riflette su tante attività. È complicato costruire prossimità in lontananza, da lontano; non riusciamo ad avere figure che presidino sempre tutti i territori, ne consegue una difficoltà a stare sul territorio, viverlo e costruire relazioni, in questo senso le associazioni sono le nostre antenne, che ci aiutano a comprendere anche le differenze che ci sono tra un territorio e l’altro.

Quali sono invece i bisogni specifici?

Dai tavoli avviati e dal confronto con le ASST, i Piani di Zona e il mondo del Terzo Settore emergono bisogni trasversali. Sicuramente l’invecchiamento della popolazione, e in particolare il contrasto alla solitudine delle persone anziane, che abitano nei territori un po’ più depressi della nostra area, ai margini, in piccoli Comuni dove sono venuti meno nel tempo i corpi intermedi e la relazione col medico di base, col parroco, con il vicinato, con le associazioni che gestivano i piccoli centri dove le persone si potevano incontrare.

Case della Comunità: obiettivi e percorsi di integrazione socio-sanitaria condivisi

Un presidio sociale importate che nel tempo, su questi territori, è andato perso. In generale il tema dell’isolamento e dell’esclusione sociale è un tema che purtroppo tocca tutte le fasce di età, anche i giovani oggi risentono di questa problematica, anche in conseguenza alla pandemia; le famiglie, soprattutto quelle straniere o con componenti con disabilità, vivono situazioni di isolamento sociale. In questo senso la riattivazioni di reti amicali e di solidarietà svolgono una funzione fondamentale.

Un’altra questione è quella del trasporto sociale e sanitario, che si connette chiaramente al tema dell’accesso alle cure, così come la digitalizzazione. Quest’ultima è una discriminante su cui si sta provando a lavorare, per favorire il diritto di accesso alle cure per una persona anziana o in condizione di svantaggio sociale e culturale che deve accedere ad esempio alle piattaforme online regionali, quali il fascicolo sanitario elettronico per prenotare visite, scaricare esiti delle prestazioni sanitarie, ottenere le ricette elettroniche prescritte dal medico di base, etc.

Un altro tema è il rapporto con la psichiatria e i Centri Psico-Sociali territoriali, un ambito che ogni tanto esce anche negli incontri sui territori con i piani di zona, ma rimane sempre molto timido considerandone la complessità; c’è però sicuramente un tema che è quello della fragilità psichica e mentale che coinvolge sempre di più le nostre comunità locali.  Così come il complesso ed articolato tema del supporto ai caregiver. Tema che tiene connesse dimensioni sistemiche che necessitano di una rete integrata di supporti e servizi.

Non ultimo, si stanno costruendo dei ragionamenti attorno al Punto Unico di Accesso nelle Case di Comunità: come il mondo del Terzo Settore può essere un’interfaccia tra servizi e pazienti, ad esempio con un volontariato attivo che provi a agevolare l’accoglienza delle persone, soprattutto delle più fragili vulnerabili, anche da un punto di vista fisico-relazionale? Su Mantova, in ASST è attivo un servizio, Spazio di Accoglienza Sociale, che svolge un servizio informativo, di orientamento e accompagnamento grazie ad una rete di 13 associazioni. Infine, iltema del supporto alle famiglie straniere, per cui su un paio di case di comunità si sta ragionando rispetto alla messa a disposizione di alcuni mediatori culturali che potrebbero affiancare il volontariato nell’accoglienza delle persone straniere, orientandole al meglio.

Curare è prendersi cura: dalla medicina territoriale alla nuova medicina di comunità

In generale bisognerebbe partire dalla consapevolezza che i bisogni, seppur molto diffusi, non sono necessariamente gli stessi ovunque, così come le risposte che il territorio offre; il grande valore aggiunto che il Terzo Settore (e i CSV) possono portare è la conoscenza approfondita dei territori e dei loro bisogni, ma anche delle opportunità che questi sono in grado di attivare; da questo punto di vista le Case di comunità possono rappresentare quel luogo di incontro e di sintesi che produce una risposta coordinata che mira a rispondere ai bisogni specifici. Questo credo che sarebbe il grande salto di qualità, che va nella direzione opposta della standardizzazione dell’offerta.

Quello che ci state descrivendo, in conclusione, è uno scenario complesso ma con molte potenzialità…

Se dovessimo provare a riassumere crediamo che la grossa sfida, anche se “storica”, sia quella di capire come tutta una serie di servizi offerti possono meglio dialogare e integrarsi. Pensiamo al rapporto tra servizi sociali, Case di Comunità e Terzo Settore. Crediamo che l’obiettivo trasversale di questo lavoro sia valorizzare il ruolo del Terzo Settore, poiché ha competenze, presenza capillare sul territorio e in alcuni casi una collaudata esperienza. Un coinvolgimento non solo operativo, ma di co-costruzione di sistemi di welfare locale.

L’obiettivo non è solo mettere in campo dei servizi, ma anche facilitare il ruolo del Terzo Settore come protagonista proattivo e responsabile nella costruzione di politiche territoriali che hanno come obiettivo unico comune l’accesso alla cura e la promozione della salute. Andare a coprogettare insieme i servizi, fare il passaggio dall’erogazione alla coprogettazione. E in questo senso il ruolo del CSV può essere determinante come facilitatori di questo tipo di percorsi e processi.

Ecco crediamo che questa possa essere la sfida più interessante: valorizzare la comunità, veicolare la conoscenza delle Case di Comunità e promuovere punti di  ascolto attivi per la rilevazione di bisogni, sviluppare l’empowerment di comunità, valorizzando l’apporto del volontariato per contribuire a ridurre le disuguaglianze per tutelare il diritto alla salute, a migliorare l’integrazione socio sanitaria, a promuovere la salute della comunità attivando ed organizzando risorse ed energie già operanti e presenti in esse, contribuire a fare rete e “andare verso” il territorio, prendendo in carico la domanda e i bisogni di salute delle persone, collaborare allo sviluppo di azioni di promozione della salute dentro un sistema in grado di muoversi attorno ai reali bisogni grazie all’apporto di tutte le competenze e disponibilità presenti.

 

Note

  1. Acronimo di Agenzie di Tutela della Salute, che dal 2015 in Lombardia hanno sostituito le Aziende Sanitaria Locali (ASL). Sono le articolazioni amministrative che attuano la programmazione definita dalla Regione, attraverso l’erogazione di prestazioni sanitarie e sociosanitarie tramite i soggetti accreditati e contrattualizzati pubblici e privati. Scopri di più.
  2. Acronimo di Aziende Socio Sanitarie Territoriali (ASST) che dal 2015 hanno sostituito le aziende ospedalieri in Lombardia. Le ASST, che afferiscono a specifiche ATS, partecipano insieme agli altri soggetti erogatori, sia di diritto pubblico che privato, all’erogazione dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e di eventuali livelli aggiuntivi definiti dalla Regione con risorse proprie, nella logica della presa in carico della persona.
Foto di copertina: Generata con DALL·E di OpenAI su prompt di Secondo Welfare