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Nonostante i profondi cambiamenti in atto, tante organizzazioni continuano ad adottare questo approccio. A dirlo è il 4° Rapporto dell’Osservatorio Sodalitas, che mostra come le aziende più attente considerino il benessere delle persone, l’inclusione e la qualità del lavoro investimenti strategici capaci di generare valore economico e sociale
Negli ultimi anni Percorsi di Secondo Welfare ha supportato la nascita e lo sviluppo di piattaforme collaborative che, partendo dai dati, intendono orientare le politiche per prevenire e affrontare diversi rischi e bisogni sociali. Valeria De Tommaso e Alice Fanelli raccontano le esperienze di Biella, Brescia e Trento su Rivista Solidea.
Percorsi di Secondo Welfare ha contribuito a un recente volume edito dal Centro Studi SRM sulle condizioni di sviluppo delle filiere manifatturiere del Mezzogiorno. I dati raccolti indicano come il welfare aziendale sia sempre più diffuso nel nostro Paese e come la sfida oggi si sia spostata sulla capacità di incidere su attrattività, retention e qualità del lavoro
Nel testo approvato dal Consiglio dei Ministri non ci sono più le novità in materia di welfare aziendale di cui vi avevamo parlato. Le misure previste si concentrano soprattutto sul tema del salario, con l’introduzione del concetto di “salario giusto”, e su sgravi fiscali per le assunzioni di giovani e donne.
Dalle forme più sottili, come il mobbing, a quelle più evidenti, che riguardano la sfera fisica e sessuale: come possiamo riconoscere e prevenire i comportamenti violenti? A partire da un recente percorso formativo, sviluppiamo alcune riflessioni su come migliorare l’ambiente lavorativo e professionale per contribuire a un cambiamento culturale che tuteli la dignità di tutte le persone.
Lo strumento è ormai affermato e apprezzato sia da datori che lavoratori. Ma andando oltre il perimetro delle singole organizzazioni, il welfare aziendale può aiutare ad alimentare commercio ed economia locale. È una delle evidenze che emerge dal report “Circular Benefits & Impact” di Pluxee Italia.
Molte imprese, anche grazie alla collaborazione con organizzazioni della società civile, sono impegnate per offrire soluzioni aggiuntive ai neo-genitori. La creazione di reti (a partire dagli asili) e le interlocuzioni col Pubblico stanno permettendo di strutturare diverse iniziative interessanti.
Secondo i dati di Confindustria e Cisl, il welfare aziendale è ormai una pratica stabile in un numero significativo di organizzazioni. Solo le aziende più grandi tendono però a svilupparla attraverso la contrattazione, mentre le micro e piccole imprese preferiscono non coinvolgere i sindacati. Ma questo, spesso, incide sulla qualità dei servizi offerti a chi lavora.
Nonostante investimenti crescenti delle imprese, anche grazie a una normativa particolarmente favorevole, chi lavora non percepisce a pieno il valore dei benefit di welfare. Diversi indicatori dicono che c'è ancora tanto da fare per alimentare la cultura del welfare nelle aziende, ma quali strade si possono seguire per farlo?
Uno strumento capace di innestarsi nel territorio, migliorare il benessere di chi lavora e offrire alternative sostenibili alle imprese. Abbiamo avuto modo di analizzarlo e approfondirlo grazie a una ricerca sul modello di 360Welfare.
Dopo più di un anno e mezzo dalla scadenza del precedente Contratto Collettivo, le parti sociali hanno raggiunto un importante accordo. Oltre agli aumenti retributivi, il nuovo contratto prevede un incremento del welfare, che sale a 250 euro annui.