Contrasto della povertà educativa, un impegno crescente

Negli ultimi dieci anni l’attenzione alle politiche di contrasto alla povertà educativa minorile ha profondamente caratterizzato le agende e gli impegni di molti Paesi dell’Unione Europea. Le Raccomandazioni della Commissione del 20 febbraio 2013 Investire nell’infanzia per spezzare il circolo vizioso dello svantaggio sociale hanno spronato nei Paesi membri la costruzione di quadri normativi e la messa a bilancio di risorse economiche specifiche per l’attivazione di interventi che avessero l’obiettivo di offrire e custodire opportunità di ampio respiro per le nuove generazioni.

Questo impegno è stato successivamente incluso a livello mondiale dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite che, ai primi posti tra i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, individua la fine della povertà in tutte le sue forme e la garanzia di una educazione di qualità per tutti.

Molti attori pubblici e privati in questi anni si sono mobilitati in entrambe queste direzioni, promuovendo la creazione di reti a più livelli e attivando progettazioni innovative e sostenibili.

In Italia nel 2014 Save the Children ha pubblicato il rapporto La Lampada di Aladino nel quale ha proposto una prima e organica definizione di povertà educativa. La mobilitazione di associazioni e istituzioni e l’azione di advocacy che è seguita a quella pubblicazione hanno stimolato la sottoscrizione nel 2015 di un accordo congiunto tra Governo, Fondazioni di origine bancaria e Forum del Terzo Settore per creare uno specifico Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile (di cui Secondo Welfare si era occupato qui, qui e qui, ndr), la cui gestione operativa è stata affidata all’Impresa Sociale Con i Bambini (CIB).

Povertà educativa. L’Italia non è un Paese per bambini

In forza di questo mandato, a partire dal 2016 CIB pubblica bandi per il finanziamento di progetti di contrasto della povertà educativa che siano radicati sul territorio, inclusivi delle diverse organizzazioni e istituzioni interessate, innovativi e sperimentali nel metodo, ma soprattutto capaci di sostenere nel tempo realtà partenariali significative. Sul portale web dell’organizzazione si può leggere come ad oggi CIB abbia avviato più di 400 progetti in tutta Italia, sperimentando in maniera sfidante collaborazioni reticolari tra Terzo settore, scuole, enti pubblici e privati, in una logica di welfare comunitario che affida alle ‘comunità educanti’ territoriali la presa in carico (preventiva e/o riparativa) delle generazioni future.

Un elemento di particolare innovatività di questi interventi finanziati da CIB è la previsione (obbligatoria) di realizzare, al termine di ogni progetto, una valutazione di impatto sociale in grado di dare conto dei risultati raggiunti e di raccogliere conoscenze fondate sull’evidenza relativamente a che cosa ha funzionato o non ha funzionato, come e perché.

La povertà educativa e i programmi di contrasto in Italia: a che punto siamo?

Il numero 3/2022 della rivista Politiche Sociali/Social Policies dedica un focus specifico al tema del contrasto della povertà educativa minorile che è stato curato da Gabriele Tomei (Università di Pisa) e Francesca Pia Scardigno (Università di Chieti-Pescara).

Il fascicolo contiene otto saggi che analizzano le dimensioni statistiche del fenomeno, le opportunità, ma anche le fragilità del quadro strategico di riferimento di questi nuovi interventi, le caratteristiche di alcuni progetti realizzati in Italia e in Europa, gli approcci metodologici impiegati per la valutazione del loro impatto sociale.

Nel primo saggio, Monica Pratesi propone una riflessione sulle attuali possibilità di misurazione e di monitoraggio della povertà educativa in Italia sviluppando alcune ipotesi di lavoro indirizzate verso la ricerca di nuove procedure e indicatori in grado di restituire ad analisti e policy maker un’osservazione ancora più attenta alle evidenze locali.

Il successivo saggio di Luca Salmieri, Orazio Giancola e Lluis Francesc Peris Cancio offre una comparazione tra Paesi europei (Grecia, Italia e Spagna) relativamente al fenomeno della trasmissione intergenerazionale e della persistenza per tutto l’arco della vita della povertà multidimensionale e propone alcune osservazioni di pianificazione delle policy per reindirizzare verso il contrasto della povertà educativa minorile gli strumenti di reddito minimo.

Giustizia intergenerazionale: se il futuro fugge dall’Italia

Brunella Fiore e Consuela Torelli riflettono invece su come gli Uffici Scolastici Regionali hanno impostato a livello locale azioni partenariali di intervento per il contrasto della povertà educativa minorile e su come le scuole – fulcro di questa azione decentralizzata – si attivano per creare azioni di sinergia tra la famiglia, il territorio, gli enti di Terzo Settore in una logica di “comunità educante”.

Il quarto saggio di Maria Lucia Piga e Daniela Pisu approfondisce l’effetto cumulativo che la povertà educativa minorile produce nei contesti periferici e deprivati delle Aree Interne e riflette (attraverso un caso di studio in Sardegna) su come le pratiche di infrastrutturazione sociale e di animazione partenariale risultino efficaci tanto per contrastare il fenomeno della povertà minorile quanto per promuovere strategie di policydi tipo gender sensitive, capaci di intercettare i bisogni delle donne lavoratrici con figli minori.

Il tema della struttura e dei modelli di governance delle reti inter-organizzative di soggetti localmente coinvolti in progetti di contrasto della povertà educativa minorile è al centro del saggio di Gianluca Argentin, Gian Paolo Barbetta e Teodora Erika Uberti, nel quale gli autori riferiscono i risultati di una ricerca sulle dinamiche evolutive dei partenariati attivati dal progetto REACT in otto quartieri di quattro grandi città italiane, testimoniando sia i positivi processi di intensificazione attribuibili al progetto sia però anche il rischio di volatilità di questo processo in mancanza di un contestuale rafforzamento del sistema di governance istituzionale.

Disuguaglianze educative: prevenire è meglio che curare

Marco Spampinato e Desirée Campagna riferiscono nel loro saggio di un esercizio di valutazione di impatto di un progetto multiregionale di contrasto della povertà educativa minorile, esplorando in particolare le possibilità offerte dalla combinazione di una metodologia qualitativa (Teoria del Cambiamento – ToC, che ha consentito di identificare tre outcome strategici) e di una quantitativa (analisi controfattuale, che prima ha testato la ToC e poi la ha utilizzata per verificare l’attribuzione al programma degli outcome).

L’ultimo contributo di Andrea Biagiotti e Tiziana Tarsia riferisce gli esiti di uno studio di caso condotto sulle interazioni tra attori sociali locali impegnati in un medesimo progetto triennale di contrasto della povertà educativa minorile in una regione del Sud Italia, facendo emergere gli apprendimenti cognitivi e le soluzioni di governance emergenti in fase di implementazione.

Dati, analisi e riflessioni per un impegno che si rinnova

Le diverse linee di analisi proposte intendono rivolgersi ai professionisti e ai ricercatori impegnati nella progettazione e nella valutazione degli interventi. Ad essi offrono una serie di studi di caso attraverso i quali poter riflettere sulle differenze tra contesti (nazionali e territoriali), tipologie di partner (privati e pubblici), logiche organizzative e strategie. L’auspicio è che questo sforzo di rassegna possa essere seguito da nuove e più sistematiche operazioni di raccolta e confronto di studi di caso, intorno alle quali la comunità degli studiosi e dei professionisti possa maturare pensieri e azioni costruttive e collaborative per il bene delle generazioni future.

 

I Policy Highlights di Politiche Sociali/Social Policies

Il presente articolo sintetizza alcuni degli esiti principali di un lavoro pubblicato sul numero 3/2022 di Politiche Sociali/Social Policies, rivista edita dal Mulino e promossa dalla rete ESPAnet-Italia. Per maggiori dettagli e citazioni: Tomei, G. e Scardigno, F. P., Interventi di contrasto della povertà educativa minorile. Opportunità strategica o retorico passepartout?, in «Politiche Sociali/Social Policies», 3/2022, pp. 359-372.

 

 

Foto di copertina: Markus Spiske, Unsplash