Lo scorso 11 ottobre, presso Palazzo Gromo Losa, è stato presentato l’Approfondimento tematico di OsservaBiella intitolato “Anziani fragili e non autosufficienti nel biellese: sfide e opportunità tra innovazione e tradizione”. Si tratta del terzo Approfondimento tematico pubblicato dall’Osservatorio territoriale del Biellese, promosso e finanziato dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Biella che coinvolge 38 enti pubblici e privati del territorio grazie al supporto di Percorsi di secondo welfare.

Il documento, che si è avvalso di un’ampia analisi documentale, di un focus group realizzato su base territoriale e di 14 interviste condotte con gli stakeholder di riferimento, consente di individuare in una prospettiva processuale i punti di forza, le criticità, le sfide e le opportunità del territorio in tema di anziani fragili e non autosufficienti. Di seguito proponiamo una sintesi dei principali contenuti. 

Fragilità e non autosufficienza degli anziani: i nuovi rischi sociali

Nel catalogo dei nuovi bisogni l’invecchiamento della popolazione è stato connotato come nuovo rischio sociale. L’invecchiamento in sé non è un fenomeno sconosciuto, le nostre società sono diventate gradualmente sempre più vecchie con il trascorrere dei secoli, ma sono alcune trasformazioni ad esso collegate a rendere complesso il quadro

In primo luogo, le trasformazioni demografiche che hanno visto, a partire dall’ultimo secolo, un calo della natalità a fronte di un graduale ma sostanziale innalzamento delle aspettative di vita, connesso a un miglioramento della qualità stessa della vita, in particolare dal punto di vista economico e sociale.

Secondariamente, le trasformazioni sanitarie per le quali si assiste a un fenomeno contraddittorio: se da un lato il progresso medico-scientifico ha permesso un aumento delle possibilità di raggiungere e dilatare l’età anziana, dall’altro lato si osserva una maggiore insorgenza di patologie cronico-degenerative di tipo invalidante che si aggiungono al normale processo di invecchiamento, determinando, di conseguenza, la crescita della domanda di assistenza continuativa.

Da ultimo, le trasformazioni sociali e culturali, connesse in particolare alla riduzione delle risorse familiari. Ricevere cura e assistenza è stato a lungo considerato un obbligo familiare, non un diritto sociale di cittadinanza. Tuttavia, negli anni si sono registrati alcuni mutamenti significativi. Innanzitutto, il passaggio da una struttura familiare piramidale, con molti bambini e pochi anziani, a una struttura somigliante a una piramide rovesciata, in cui il carico di cura tende a gravare sulle giovani generazioni che si presentano in una proporzione numerica sfavorevole rispetto alla popolazione anziana e bisognosa di assistenza. A questo si aggiunge, la diffusione di nuove forme familiari (instabilità coniugale, divorzi, famiglie unipersonali) che hanno dato origine a diverse tipologie di famiglie per definizione più vulnerabili e meno in grado di tutelare gli anziani.

OsservaBiella: presentati il Rapporto annuale 2023 e l’approfondimento tematico sugli anziani

Considerando il contesto italiano, si aggiunge al quadro fin qui delineato un ulteriore elemento, ossia una rilevante inerzia delle istituzioni nel promuovere una politica significativa a sostegno dell’assistenza continuativa agli anziani. Tra gli Stati membri dell’Unione Europea l’Italia detiene, con il 23%, il primato di Paese con il più alto tasso di popolazione anziana e, secondo le previsioni, la stima è destinata a crescere sino al 33% tra il 2040 e il 2060 (Eurostat 2021). Nonostante la costante crescita della popolazione over 65 fragile e non autosufficiente, il servizio pubblico si contraddistingue per un’accentuata separazione delle competenze su diversi livelli di governo, la mancanza di una strategia complessiva e un’offerta rimasta invariata e limitata sia a livello nazionale. A titolo d’esempio, l’indennità di accompagnamento dalla sua istituzione ad oggi non ha subito nessun rinnovamento sia a livello regionale mentre i servizi domiciliari e residenziali coprono una quota ridotta di popolazione anziana.

Alla luce di tale scenario appare evidente come l’invecchiamento della popolazione trascini con sé un “nuovo stato di bisogno” che richiede “nuove soluzioni di cura”. Dove si colloca in questo quadro il Biellese? Si illustrano di seguito alcuni dati inerenti i servizi di sostegno alle fragilità in Provincia di Biella, i percorsi innovativi avviati e, infine, punti di forza, criticità, sfide e opportunità per il territorio.

I servizi a sostegno della fragilità nel Biellese

L’Approfondimento illustra il panorama dei servizi a sostegno della fragilità nel Biellese: i servizi domiciliari, residenziali e semiresidenziali, le prestazioni di assistenza economica, quelle a sostegno dell’assistenza familiare, i servizi di informazione, orientamento e valutazione, gli interventi a supporto delle malattie neurodegenerative. In questo quadro, di seguito, si approfondiscono i dati inerenti alcuni dei servizi di cura rivolti agli anziani fragili e non autosufficienti nel Biellese: l’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI), le strutture residenziali e semiresidenziali e le misure a supporto dell’assistenza economica e di quella familiare. 

 

Anziani fragili e non autosufficienti nel Biellese: sfide e opportunità tra tradizione e innovazione

Assistenza domiciliare integrata

Come sottolineato nel documento, i dati biellesi1 sull’Assistenza Domiciliare Integrata2 suggeriscono un graduale incremento degli anziani fragili nel corso del tempo rispetto alla percentuale di anziani non autosufficienti. Il calo, seppur minimo, della fruizione di questo servizio per gli anziani non autosufficienti rappresenta non solo una tendenza confermata dagli addetti ai lavori – che hanno collaborato a fornire una visione complessiva sul tema a livello territoriale – ma è un dato considerato paradigmatico nell’illustrare come questa diminuzione sia sintomatica di diverse criticità che caratterizzano l’ADI a livello nazionale, in particolar modo in relazione all’effettiva copertura del bisogno di cura per gli anziani non autosufficienti. 

Nel dettaglio, tali aspetti riguardano un numero di ore di assistenza non in grado di garantire completo supporto adeguato per i pazienti più gravi; una struttura organizzativa del servizio che presuppone necessariamente un alto livello di caregiving; una logica di cura clinico-ospedaliera ancora distante da una visione multidimensionale della non autosufficienza in grado di fornire risposte più ampie e articolate. 

A presidiare i servizi presso il domicilio dell’anziano ci sono, inoltre, i servizi SAD (Servizi di Assistenza Domiciliare, di titolarità comunale, che offrono prestazioni socio-assistenziali a persone parzialmente o totalmente non autosufficienti) e altri tipi di interventi quali ad esempio la distribuzione dei pasti a domicilio e il telesoccorso.

La riforma dell’assistenza domiciliare e il Sistema Nazionale Anziani

Strutture residenziali e semi-residenziali

In relazione alle strutture residenziali e semi-residenziali, le prestazioni residenziali sono state riconosciute come prestazioni “socio-sanitarie”, con parziale copertura dei costi da parte del Servizio Sanitario Nazionale (SSN), il quale ha mantenuto l’obbligo di garantire un contributo non inferiore al 50% del costo globale della prestazione. La restante quota (in genere definita “alberghiera”) rimane, invece, in carico all’ospite o, in caso di sua incapacità economica, al Comune di residenza. 

Sul territorio biellese si contano 38 strutture, di cui 33 accreditate (ossia iscritte all’albo fornitori dell’ASLBI), per le quali è ammissibile accogliere anziani fragili e non autosufficienti in regime di convenzione. Di queste, sono solo 2 le strutture che hanno previsto al loro interno un Nucleo Demenze o servizi specifici per Alzheimer; mentre altre 2 residenze si occupano di ospiti psicogeriatrici. 

I dati sul 20223 rivelano un aumento della fascia over 65 all’interno di strutture residenziali potrebbe essere strettamente connesso alla conformazione geografica del territorio. Una buona parte della provincia biellese è di natura montana, caratterizzata da una rilevante diminuzione progressiva della popolazione residente. Si può supporre, quindi, come in questi contesti possa essere più agevole optare per una soluzione assistenziale di tipo residenziale, considerando la complessità di articolare percorsi di domiciliarità in aree isolate e distanti rispetto ai servizi.

Long Term Care: il personale come fattore critico di qualità

Misure a supporto dell’assistenza economica 

Con riferimento ai servizi di supporto economico (assegni di cura), la Provincia di Biella – seguendo la normativa regionale – prevede l’erogazione di contributi economici a sostegno della domiciliarità in favore di persone anziane. Per accedere a tali misure è necessario rivolgersi all’ente gestore delle funzioni socio-assistenziali competente per il proprio territorio di riferimento, il quale provvede a inoltrare la domanda all’ASLBI per procedere con l’Unità di Valutazione Geriatrica. 

In riferimento al 2023, 240 anziani hanno beneficiato di un trasferimento monetario. Il 12,08% ha percepito la contribuzione mensile prevista dal progetto Ca.Re ed erogata dal Consorzio Cissabo; mentre l’87,92% ha percepito l’assegno di cura erogato dal Consorzio Iris4

Il Consorzio Iris, come per il servizio di integrazione retta, sta implementando – ancora in fase di sperimentazione – un intervento di monitoraggio del servizio, mediante un sistema coordinato e continuato di visite al domicilio dell’anziano beneficiario da parte di un operatore sociale e un Operatore socio-sanitario. 

È il momento di realizzare un Sistema Nazionale di Assistenza per gli anziani

Misure a supporto dell’assistenza familiare

Infine, quanto al supporto all’assistenza familiare, per l’anno 2022 le richieste di lavoro come assistente familiare in Provincia di Biella sono state 126, la maggior parte donne (92%) di origine straniera (70%). Di queste solo 60 sono state le effettive iscrizioni all’elenco (ossia il 48%), di cui in prevalenza maggiore donne (93%) di origine straniera (77%). Sono state nettamente maggiori, con un numero pari a 229, le richieste di ricerca di assistenza familiare da parte di utenti/famiglie di anziani non autosufficienti (alcuni utenti hanno richiesto il servizio di ricerca più volte, arrivando a registrare un numero di richieste complessivo pari a 308). Tuttavia il numero di presentazioni e di assunzioni è stato decisamente minore. Poco più della metà delle richieste di assistenza ha raggiunto la fase dell’abbinamento. Sono state 128 le presentazioni tra assistenti familiari e famiglie, di queste, meno della metà, precisamente 45, si sono convertite in assunzioni positive. 

I motivi di tale riduzione potrebbero essere due.i. Per quanto riguarda il lato dell’offerta di cura bisogna tenere in conto di alcuni aspetti. In primo luogo, le mutate condizioni assistenziali: gli anziani non autosufficienti sono affetti da patologie croniche in uno stato di comorbidità o multimorbidità per cui le esigenze di cura richiedono sempre più competenze specifiche. Spesso, dunque, le assistenti familiari si trovano costrette a rifiutare la gestione di situazioni complesse che andrebbero oltre al tradizionale mansionario previsto per questa figura professionale. In secondo luogo, in netto scostamento dal passato e strettamente connesso a una mutazione dei percorsi migratori, si registra un esponenziale aumento di assistenti familiari che prediligono una modalità di lavoro ad ore anziché in regime di convivenza. Tale preferenza si presenta come divergente rispetto alla domanda: le famiglie, infatti, sono maggiormente inclini alla ricerca di assistenti familiari disponibili a coabitare presso lo stesso domicilio dell’assistito. 

Per quanto concerne il lato della domanda di cura è necessario considerare, da un lato, l’aumento della complessità burocratica: il passaggio da strumenti flessibili, come i voucher per il lavoro accessorio al “libretto di famiglia” che richiede un’ attivazione particolarmente complessa e onerosa, viene percepito come un deterrente per finalizzare un’assunzione regolare. Dall’altro lato ci sono le possibili difficoltà economiche: il mantenimento di un anziano non autosufficiente è certamente oneroso sotto diversi aspetti, tra cui quello finanziario. A riguardo, spesso, viene scelta la via dell’irregolarità, per cui le famiglie spendono meno e le assistenti familiari guadagnano di più. A parità di prestazioni, infatti, il lavoro regolare comporta costi aggiuntivi per il pagamento degli oneri previdenziali e di quelli accessori (tredicesima, trattamento di fine rapporto, ecc.) che il datore di lavoro e l’operatrice sono tenuti a versare in base al livello contributivo. Tuttavia, è necessario ricordare che una condizione irregolare implica per tutti i soggetti in causa rischi non trascurabili, come bassi livelli di sicurezza, esposizione a diverse forme di sfruttamento, mancato riconoscimento dei diritti e dei doveri previsti da un regolare contratto. 

Bisogna investire nell’assistenza agli anziani e nelle politiche di conciliazione vita-lavoro

I percorsi di innovazione nel Biellese

L’Approfondimento ripercorre inoltre le progettualità innovative che attualmente interessano il territorio Biellese in materia di fragilità anziana e non autosufficienza. Infatti, è proprio a livello regionale e locale che al momento si gioca la partita dell’innovazione sociale

Nellos pecifico, i vari attori dei territori – probabilmente spinti dalla posizione di prossimità rispetto ai bisogni dei cittadini e dall’interesse a cogliere le opportunità di finanziamento promosse dall’UE – hanno iniziato a innovare le proprie soluzioni assistenziali, dimostrandosi capaci di introdurre qualche forma di innovazione sociale anche in questo ambito di policy. In relazione all’assistenza continuativa gli approcci innovativi dovrebbero migliorare la capacità dei sistemi tradizionali di governare la domanda di assistenza, prevenire o ritardare l’insorgenza della non autosufficienza e garantire un generale miglioramento della qualità di vita degli anziani fragili e non autosufficienti.

Esplorando la rete territoriale biellese sono diversi i percorsi innovativi intrapresi nell’ambito dell’assistenza continuativa rivolta ad anziani fragili e non autosufficienti negli ultimi anni. Dal materiale raccolto sul campo, al momento, sono cinque le progettualità innovative implementate sul territorio del Biellese: il progetto AccompagnaMenti; il progetto Sperimentazione, valutazione e diffusione dei trattamenti psico-educazionali, cognitivi e psicosociali nella demenza; il progetto Condominio Solidale; il progetto Tessere la Salute; il progetto Great Old Biella. Nella Tabella 1 si propone una breve disamina che tenta di evidenziare il carattere innovativo delle progettualità, le reti di cui si compongono e le opportunità di cambiamento sociale.

Tabella 1: Progetti innovativi nel Biellese. Fonte: Guarna e Maino (2023, p. 50-51).

Punti di forza e criticità del territorio biellese

L’intento del documento – attraverso l’analisi SWOT5 (esito dell’analisi documentale, dei focus group e delle interviste) – è stato quello di riordinare i vari aspetti emersi intorno a nuclei tematici e, infine, mettere in evidenza sia gli elementi che dal discorso pubblico sono risultati come migliorabili, sia gli elementi che possono rappresentare una eventuale leva rispetto a prospettive future di lavoro. 

Punti di forza

Rispetto ai punti di forza, l’Approfondimento individua tre elementi, definiti come aspetti funzionanti del contesto di cura biellese: una rete territoriale della cura riconosciuta e consolidata; una rilevante sensibilizzazione sul tema delle malattie neurodegenerative e proposte in merito; una dimostrata capacità di migliorare i servizi tradizionali. 

Da diversi anni nel territorio biellese si è costituita una rete della cura intorno ai temi della fragilità e della non autosufficienza composta da più soggetti di natura pubblico-privata. Sono varie le sperimentazioni implementate, alcune di queste consolidate da tempo, grazie alla sinergia tra le risorse economiche, professionali e conoscitive messe in campo dagli attori locali. La rete non solo è riconosciuta dagli enti stessi ma è in grado di organizzarsi anche in modalità più articolate, come la coprogettazione, con l’intento di fornire una risposta composita al tema multidimensionale della cura agli anziani. 

Inoltre, il territorio biellese è stato fra i primi a cogliere la rilevanza delle malattie neurodegenerative e a implementare diverse progettualità, sia per quanto concerne il morbo di Alzheimer e le demenze, sia per quanto riguarda il morbo di Parkinson. Da diversi anni, infatti, viene portata avanti – in collaborazione con il privato sociale – una proposta di sensibilizzazione e di servizi che riguardano sia l’anziano sia i suoi familiari caregiver. La chiave è proprio quella di trattare queste patologie in modo multidimensionale e pertanto inglobare all’interno dei percorsi le famiglie che sostengono anziani sofferenti e, congiuntamente, connetterle alla rete territoriale. 

Alcuni soggetti della rete sia pubblici sia del privato sociale sono stati in grado di aprire delle riflessioni e da queste implementare progettualità proprio volte a migliorare i servizi tradizionali offerti fornendo una risposta integrata incentrata su percorsi di cura piuttosto che singoli servizi. 

Rapporto Annuale di OsservaBiella 2023

Criticità

Quanto alle criticità, il documento rileva una debole integrazione tra gli enti pubblici; informazione scarsa e frammentata; flebile collaborazione tra gli enti dedicati al settore dell’assistenza familiare. 

Dall’analisi del materiale empirico è emersa, a più riprese, una scarsa sinergia tra gli enti pubblici territoriali. Risulta, infatti, un carente rapporto dialogico tra le parti, che si riflette in uno scarso lavoro di integrazione tra i servizi tradizionali. Ciascun ente è, comprensibilmente, impegnato rispetto al proprio mandato, prevedendo pochi, perlopiù informali, momenti di scambio e confronto. Si mette in luce, e questo emerge anche dalle interviste, come tale scenario sia conseguenza di almeno due fattori connessi uno al contesto locale, l’altro al contesto nazionale. Nel primo caso, si percepisce come elemento significativo la scelta di una suddivisione territoriale dei servizi, in base alla zona orientale e alla zona occidentale della Provincia. Tale ripartizione ha visto una differente strutturazione e organizzazione dell’offerta istituzionale – non tanto per contenuto quanto alle strategie e alle impostazioni di lavoro – con il rischio di generare differenze territoriali ma soprattutto con la possibilità di diminuire le occasioni di sinergia lavorativa tra le parti. In secondo luogo, è necessario precisare che realizzare interventi e servizi in una logica di integrazione sociosanitaria non è banale tantomeno immediato: è una questione annosa, non priva di vischiosità e complessità ancora aperte nei dibattiti politici regionali e nazionali.

Il tema dell’informazione emerge come un secondo elemento di criticità. È parere unanime, tra i diversi attori della rete, quello di possedere uno scarso sistema informativo che non solo si riverbera in difficoltà di reperimento delle informazioni ma anche nella possibilità di orientare le famiglie rispetto al ventaglio di servizi e, pertanto, evitare possibili “peregrinazioni” tra servizi e strutture.

Relativamente all’ambito dell’assistenza familiare, il territorio di Biella ha implementato un percorso di presa in carico ritenuto dagli intervistati virtuoso. Tuttavia emerge anche come gli enti che compongono questa filiera siano decisamente concentrati sull’erogazione del proprio specifico servizio rispetto alla sperimentazione di un modello collaborativo. Anche in questo caso, i rapporti tra i soggetti di questo settore sono per lo più informali. Pertanto la difficoltà che si genera per l’utenza è quella di accedere a un percorso costituito da diversi tasselli slegati, aumentando l’onerosità che ruota intorno all’accesso ai servizi di assistenza. Senza un significativo coordinamento si rischia di incappare in quello che viene definito “effetto centrifugo”: ossia la fuoriuscita dei destinatari da percorsi di emersione, qualificazione e regolazione del lavoro di cura.

Sfide e prospettive future in un’ottica multilivello

Nelle conclusioni l’Approfondimento individua tre livelli strategici di lavoro: nazionale con la riforma della non autosufficienza; regionale con l’integrazione socio-sanitaria; locale con la coprogettazione di percorsi innovativi.

Il primo livello riguarda la Legge 33/2023 sull’assistenza agli anziani non autosufficienti. La riforma, tanto attesa, è stata approvata lo scorso marzo e attende entro gennaio 2024 l’approvazione dei Decreti attuativi. La riforma contiene diversi elementi di novità, non solo rispetto all’offerta dei servizi tradizionali, per i quali è previsto un ripensamento generale, ma anche in relazione alla costruzione di un sistema unitario attraverso una specifica governance nazionale delle politiche in favore della popolazione anziana, il cui compito è proprio quello di definire nuovi modelli d’intervento e coordinare l’offerta delle risposte.

Il secondo livello, quello regionale, riguarda l’integrazione socio-sanitaria, ossia la necessità, in funzione della complessità dei bisogni di cura delle persone anziane fragili e non autosufficienti, di un maggiore coinvolgimento di più discipline, al fine di garantire percorsi organici piuttosto che imbattersi in una serie di “peregrinazioni” tra servizi frammentati e le connesse procedure d’accesso.

Da ultimo, il livello locale consiste nella coprogettazione di percorsi innovativi. A partire dall’ultimo decennio, a fronte degli scenari di crisi, la coprogettazione si è inserita all’interno del dibattito pubblico come nuova modalità operativa e interorganizzativa per contrastare le criticità connesse sia all’aumento della cronicità e non autosufficienza sia alle limitazioni degli assetti tradizionali di risposta. Rispetto alle forme tipiche di rapporto pubblico e privato e allo strumento dei Piani di zona, la coprogettazione rappresenta una modalità di relazione che pone gli attori in una condizione di maggiore corresponsabilità. Gli elementi innovativi che la coprogettazione riflette all’interno del welfare locale potranno seguire due direttrici: da un lato, l’ampliamento della partecipazione a un pubblico più vasto, compresi i cittadini, al fine di confezionare delle progettualità condivise che tengano conto delle reali esigenze della cittadinanza locale; dall’altro lato, in virtù di questo allargamento delle maglie partecipative, la possibilità di implementare progettualità innovative – in termini di adeguatezza e flessibilità – rispetto all’offerta esistente.

 

Note

  1. Nel 2022 in Provincia di Biella hanno usufruito del servizio 924 anziani (ossia il 38,28% della popolazione complessiva biellese che fruisce del servizio ADI). I numeri sono decisamente in crescita. Rispetto al 2021 si osserva una differenza di 22,4 punti percentuali rispetto all’annualità successiva. In riferimento al 2022, rispetto al totale dei beneficiari anziani, risulta che per il 15,8% è stato attivato un percorso integrato socio-sanitario mediante gli enti gestori delle funzioni socio-assistenziali: rispettivamente il 9% attraverso il Consorzio Iris che si occupa di erogare servizi socio-assistenziali per l’area Occidentale della Provincia (compreso il Comune di Biella) mentre il 4% mediante il Consorzio Cissabo che si occupa di erogare servizi socio-assistenziali nell’area Orientale del Biellese. Si osserva che il 41,74% degli anziani sono in un’età compresa tra i 65 e gli 80 anni, mentre il 58,26% degli assistiti è rappresentato dagli over 80.
  2. Si tratta del servizio domiciliare volto al recupero e il mantenimento delle capacità residue di autonomia e di relazione; la continuità assistenziale alla persona dimessa dalle strutture sanitarie con necessità di prosecuzione delle cure; il supporto al caregiver.
  3. Facendo riferimento all’anno 2022 sono 616 gli anziani non autosufficienti inseriti all’interno di RSA accreditate, di cui il 36% circa è rappresentato da nuovi beneficiari. Confrontando i dati con l’anno 2021 si osserva un incremento dell’utenza del 10% circa, con un numero di anziani over 65 aumentati del 16,4% (da 146 a 170 unità) e un numero di over 80 aumentati dell’8% (da 413 a 446 unità).
  4. Su quest’ultimo è stato possibile reperire anche i dati delle liste d’attese, le quali registrano al 31 dicembre 2022 un numero pari a 167 anziani in attesa di poter accedere alla misura. Rispetto alla suddivisione per fascia d’età si nota che per entrambi i territori di afferenza dei Consorzi i principali percettori della misura sono gli anziani over 80, pari al 76%. Allo stesso modo, rispetto alla composizione interna ai Consorzi, gli over 80 si confermano come il numero maggiore di anziani beneficiari della contribuzione economica, rispettivamente con il 79,15% per il Consorzio Iris e il 51,72% per il Consorzio Cissabo.
  5. È l’analisi che permette di identificare punti di forza, di debolezza, opportunità e minacce di un contesto e/o una specifica iniziativa.
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