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La Commissione Europea ha presentato un pacchetto di misure dedicato in particolare ai lavoratori delle piattaforme digitali contestualmente alla presentazione del Piano d’Azione per l’Economia sociale. Negli stessi giorni il CESE (Comitato Economico Sociale Europeo) ha presentato un parere sul ruolo delle cooperative nel contesto dell’economia delle piattaforme digitali. Segno di un grande interesse delle istituzioni europee per questo fenomeno, di cui ci siamo peraltro occupati anche nel volume di recente uscita “Platform Welfare. Nuove logiche per innovare i servizi locali“.

Per approfondire il tema abbiamo intervistato Giuseppe Guerini, Presidente di CECOP Europe, la confederazione europea delle cooperative di lavoro e di servizi, partendo da un suo recente intervento pubblicato a dicembre 2021 su EESC Info, il bollettino informativo del CESE.

 

Lo scorso 9 dicembre la Commissione Europea ha presentato una proposta di regolamentazione per i lavoratori delle piattaforme digitali. Come reputa questo intervento?

La proposta si inserisce nel pacchetto di iniziative previste dal Piano d’azione per il Pilastro europeo dei diritti sociali ed è stata presentata congiuntamente al Piano d’azione per l’economia sociale. Questo conferma che l’interesse e l’impegno che abbiamo dedicato in questi anni al tema delle piattaforme e del ruolo delle formazioni sociali nei processi di digitalizzazione dell’economia è un ruolo importante.

Del resto, come evidenzia la valutazione d’impatto che accompagna il pacchetto, si stima che la crescita dell’economia delle piattaforme mei Paesi dell’Unione Europea sia stata del 500% negli ultimi cinque anni. Oltre 28 milioni di persone sono impiegate, con modalità diverse, mediante piattaforme digitali, e ci sono proiezioni di ulteriore crescita nei prossimi 5 anni che dicono si supereranno i 40 milioni di lavoratori.

Le nuove proposte della Commissione si propongono di migliorare le condizioni e i diritti delle persone che lavorano mediante piattaforme digitali.

Come si compone il provvedimento della Commissione?

Il pacchetto si compone di una “Comunicazione”, una proposta di “direttiva” e un documento di orientamento. La Comunicazione invita gli Stati membri e le parti sociali ad adottare norme e contratti aumentare la qualità del lavoro implementato tramite piattaforme digitali, sulla base del documento di orientamento che richiama in particolare l’importanza della contrattazione collettiva. Mentre la proposta di direttiva, che è il vero atto di indirizzo normativo, comprende misure volte a determinare correttamente la situazione occupazionale delle persone che lavorano mediante piattaforme di lavoro digitali e nuovi diritti per i lavoratori subordinati.

Il lavoro su piattaforma è tutt’altro che omogeneo, le piattaforme di lavoro digitale operano in una moltitudine di settori economici, con molte criticità relative alla trasparenza degli algoritmi, e alla classificazione dello status occupazionale e alla protezione sociale. Come si affrontano questi temi?  

Certamente si avverte la necessità di una maggiore chiarezza per quanto riguarda lo status occupazionale delle persone che lavorano attraverso piattaforme di lavoro digitali. La proposta di direttiva presenta misure per affrontare il rischio di un’errata classificazione dello status occupazionale nel lavoro su piattaforma. Uno dei nodi riguarda l’uso degli algoritmi per il monitoraggio e la valutazione del lavoro che chiaramente determina il fatto che una persona inquadrata come lavoratore autonomo, escluso quindi dalla protezione sociale per i lavoratori dipendente, mentre in realtà il controllo esercitato attraverso gli algoritmi la priva dell’autonomia di cui gode un vero lavoratore autonomo. Inoltre, anche per chi ha lo status di lavoratore dipendente, gli algoritmi possono giocare un ruolo determinante in termini di accesso alle mansioni e quindi al livello di guadagno del vero lavoratore autonomo. La proposta di direttiva si propone di intervenire regolamentando questa delicata questione.

Le piattaforme digitali possono rappresentare una nuova frontiera per il welfare?

Le piattaforme digitali creano degli spazi relazionali virtuali, che facilitano le interazioni tra gli utenti, i beneficiari e i fornitori di servizi, spingendosi ben oltre le logiche tradizionali dello scambio commerciale. Tali piattaforme si servono di processi decisionali automatizzati e di profilazione, mediante l’uso estensivo di visualizzazione dei dati e con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, ad esempio, l’impiego di algoritmi. Per queste ragioni, le potenzialità di questi strumenti rappresentano un traguardo straordinario anche per l’innovazione in campo sociale, ad esempio, nel mercato del lavoro.

Negli ultimi anni si è assistito ad un incremento delle tipologie e della complessità delle relazioni contrattuali, alcune di esse mediate dall’utilizzo delle piattaforme digitali. A tale incremento è seguita la crescente flessibilizzazione dei contratti nel mercato del lavoro: si citano, ad esempio, il lavoro autonomo, precario o discontinuo, i contratti di lavoro individualizzati. In questo contesto, le workers’ cooperative (ndr, il neologismo è stato coniato nel 2014 dall’attivista e ricercatore Trebor Scholz della New School di New York al fine di descrivere un modello di “proprietà democratica su internet”) possono contribuire a rendere più stabili i rapporti di lavoro. Queste, infatti, consentono ai lavoratori – proprietari delle stesse piattaforme digitali e degli algoritmi che ne permettono il funzionamento – di assumere la gestione diretta dei rapporti lavorativi.

E in questo quadro che ruolo possono svolgere le cosiddette piattaforme cooperative?

Una piattaforma cooperativa è un’impresa di proprietà cooperativa, governata democraticamente e con il coinvolgimento diretto delle parti partecipanti. La gestione, la produzione e lo scambio di beni e servizi sono gestiti attraverso le infrastrutture informatiche (app, siti web…) e i protocolli, i quali veicolano e facilitano un’interazione sempre più dinamica tra una molteplicità di interlocutori e dispositivi, sia fissi che mobili (ndr, la strada delle piattaforme cooperativa è definita come un’occasione per unire il peer-to-peer e la cooperazione con i mercati del lavoro online, tenendo ben saldi la natura cooperative della proprietà e della governance).

Secondo un modello mutualistico, di solidarietà e di creazione di comunità “dal basso”, le piattaforme cooperative ribaltano le relazioni di potere tipiche nelle relazioni industriali. I lavoratori si riuniscono in una cooperativa e la organizzano democraticamente (secondo il modello “una testa, un voto”) e poi, mediante la piattaforma, organizzano la vendita dei servizi, l’organizzazione del lavoro e i rapporti con i clienti e gli altri stakeholder. Tutto ciò avviene nel rispetto della qualifica contrattuale dei soci lavoratori, siano essi lavoratori dipendenti o autonomi.

La strategia europea sulla transizione digitali può supportare la creazione di piattaforme cooperative. Questo favorirebbe la mutualità dei dati, delle infrastrutture tecnologiche e dei servizi digitali, incoraggiando una maggiore diversificazione economica e promuovendo la democrazia economica nell’organizzazione digitale del lavoro e delle imprese. Le criticità riguardano gli aspetti normativi e in particolare l’incertezza (e, talvolta, l’assenza) del diritto dei lavoratori e dei consumatori che interagiscono sulle piattaforme digitali. A tal proposito, si ritiene importante e strategico riconoscere, da un lato, le finalità del dialogo con le parti sociali e, dall’altro, definire il ruolo che le organizzazioni dell’economia sociale possono (e devono) assumere in tale contesto.


Riferimenti

European Economic and Social Committee Info (2021), Giuseppe Guerini: “The digital platform economy: a rapidly‑expanding phenomenon that goes beyond the borders of the European Union”, dicembre 2021.