A Biella c’è un luogo in cui bambine, bambini, giovani, famiglie, scuole, imprese e organizzazioni del territorio si incontrano per coltivare opportunità. Si tratta di Cascina Oremo, “terzo luogo” di coprogettazione tra non profit e territorio di cui abbiamo già avuto modo di raccontare su Percorsi di Secondo Welfare. Un luogo in cui uno degli aspetti più interessanti è la capacità di intrecciare connessioni tra persone, organizzazioni e comunità per far fiorire benessere, creatività e autodeterminazione lungo l’intero arco della vita.
Dentro questa visione, il Centro di Orientamento rappresenta uno snodo significativo. Non solo perché accompagna giovani e famiglie nelle scelte formative e professionali, ma perché prova a ridefinire il significato stesso dell’orientamento in un tempo caratterizzato da profonde e rapide trasformazioni sociali.
A Cascina Oremo l’orientamento non viene infatti interpretato come un’attività limitata ai momenti di transizione scolastica, ma piuttosto come un “training alle scelte” e “un processo continuo che accompagna la crescita e può protrarsi lungo tutto l’arco della vita”, secondo quando stabilito dal Consiglio dell’Unione Europea (2008).
Questo training alle scelte avviene in un luogo in cui educazione, sport, apprendimento, inclusione non procedono per compartimenti separati, ma si alimentano reciprocamente. È questa prossimità tra ambienti diversi a rendere l’orientamento più concreto, perché consente di osservare i talenti mentre si esprimono, non solo di nominarli. Il processo parte già dai 6 anni, età in cui bambine e bambini vengono coinvolti in esperienze che aiutano a coltivare consapevolezza di sé, dei propri talenti e delle opportunità e ad ampliare il proprio sguardo su di sé e sul mondo che li circonda.
Orientare prima che nascano gli stereotipi
L’idea di lavorare sull’orientamento fin dall’infanzia nasce da una consapevolezza: molte rappresentazioni del lavoro, delle professioni e perfino delle possibilità di futuro si formano molto presto. Aspettative familiari, stereotipi e contesto sociale influenzano profondamente la capacità di sognare il proprio avvenire.
Per questo il Centro di Orientamento vuole offrire a tutte e tutti la possibilità di scoprire i propri talenti, di esplorare se stessi e il mondo indipendentemente dal genere, provenienza e disabilità. Anche con il diritto di sbagliare e ridefinirsi. E nel solo 2025 è stato luogo di passaggio per oltre 4.500 persone dai 6 anni in su.
Un esempio concreto di come funzioni questo approccio è “Mestieri in Fiera”, percorso rivolto a bambine e bambini dagli 8 agli 11 anni, che propone laboratori pratici per far emergere interessi e passioni ed esplorare diverse aree professionali.
Le attività proposte si ispirano alla metodologia ADVP (Activation du Développement Vocationnel et Personnel), sviluppatasi in Canada a partire dagli anni Settanta e in particolare sui suoi tre principi: esperienziale, euristico e integratore. Significa imparare attraverso esperienze concrete, allenare la curiosità, sviluppare capacità di ricerca e interpretazione, e ricondurre quanto scoperto alla propria storia. Non solo colloqui orientativi, dunque, ma laboratori, visite aziendali, incontri con professionisti, percorsi individuali e attività di gruppo che permettono ai più giovani di confrontarsi con il mondo reale, riconoscendo progressivamente ciò che li appassiona e può diventare parte del loro futuro.
Non una ricerca di grandi numeri, di un’economia di scala dell’orientamento, quanto piuttosto un lavoro certosino che viene costruito e condiviso di volta in volta con ogni ragazzo ed ogni ragazza.
Degiovanimento e mismatch tra domanda e offerta di lavoro: due sfide che riguardano la comunità
L’esperienza del Centro di Orientamento nasce dentro un territorio che sta vivendo trasformazioni profonde. La mappa dell’ecosistema ReShape – un progetto decennale sviluppato da Fondazione Zegna e Consorzio Sociale Il Filo da Tessere per dare una risposta concreta alla difficoltà dei giovani del Biellese nel trovare occupazione – individua infatti alcune tensioni: mismatch tra domanda e offerta di lavoro, competenze non riconosciute, rigidità nell’organizzazione tra vita e lavoro, discontinuità nei percorsi di autonomia e degiovanimento della popolazione. E ancora il grande “esodo” di giovani dall’Italia verso altri Paesi e il grande spreco di ragazzi e ragazze che restano ma tendono all’inattività del non studio e non lavoro.
In particolare il tema del degiovanimento, richiamato anche dalle analisi del demografo Alessandro Rosina (2025), rappresenta oggi una questione cruciale per molti territori: meno giovani significa meno energie sociali, meno innovazione, meno capacità di rigenerare comunità e sistemi produttivi. Secondo il V Rapporto annuale 2025 di OsservaBiella, la Provincia di Biella registra nel 2025 l’indice di vecchiaia più alto tra le province piemontesi, passato da 198,4 nel 2002 a 314,6 nel 2025, contro una media piemontese di 239,8 e nazionale di 207,6.
Come evidenziano Daniele Marini e Irene Lovato Menin nel loro volume “Il posto del lavoro. La rivoluzione dei valori della GenZ” (2024), a questo si aggiunge il mismatch contemporaneo, che non riguarda soltanto la carenza di competenze tecniche, ma anche la trasformazione del rapporto tra giovani e lavoro: le nuove generazioni cercano percorsi capaci di coniugare crescita professionale, qualità della vita, riconoscimento e possibilità di esprimere le proprie capacità. Al contempo in provincia di Biella molte imprese faticano a trovare personale in diversi settori, mentre una parte delle giovani generazioni continua a sperimentare precarietà, inattività o disorientamento. Nel 2025, ad esempio, secondo Unioncamere tra le professioni più richieste figurano ristorazione, vendite, tessile, logistica e segreteria, con quote elevate di figure “difficili da reperire”.
Dentro questo scenario, orientare significa allora molto più che aiutare a scegliere una scuola: significa tessere talenti, desideri, esperienze, imprese e territorio.
Un ecosistema che connette persone e comunità
Il Centro di Orientamento si inserisce nel citato ecosistema ReShape, nato con l’obiettivo di “creare comunità attraverso il fare e creare opportunità concrete per le nuove generazioni del territorio biellese”.
Dal 2016 al 2026 il progetto ha coinvolto 2.431 giovani, attivato collaborazioni con oltre 52 imprese e generato nuove progettualità territoriali. L’elemento interessante non è soltanto la varietà delle attività, ma il modello culturale che le sostiene. ReShape interpreta infatti orientamento, lavoro e sviluppo dei talenti come “processi complessi e interdipendenti”, adottando un approccio sartoriale.
Uno degli aspetti più innovativi riguarda il cambio di paradigma rispetto ai tradizionali modelli orientativi. Il punto di partenza non è ciò che manca, ma ciò che può emergere.
Le attività si ispirano infatti agli studi del centro di ricerche internazionale Gallup sulla valorizzazione dei talenti e su quanto proposto dalla pedagogia e psicologia positiva, mettendo al centro “la ricerca del bello che ogni ragazza e ragazzo porta con sé”. È un approccio che prova a superare una visione riparativa o standardizzata. Non si tratta di “collocare” persone dentro un sistema produttivo, ma di accompagnarle nel design di un progetto di vita sostenibile, realistico e coerente con le proprie inclinazioni.
Anche i risultati raccontano qualcosa in questa direzione. Tra i giovani coinvolti nei percorsi individuali, il 100% ha intrapreso o ripreso un percorso formativo, l’85,5% ha trovato lavoro o svolto un tirocinio. A. (ragazzo di 24 anni) racconta: “Consapevolezza è la parola chiave, (con il percorso ndr) ho capito gli ambiti che mi interessavano di più e le cose più importanti della vita su cui voglio focalizzarmi e dare tutte le energie.” Resta aperta la sfida di raggiungere sempre più persone giovani distanti dalle reti formali.
Un orientamento che genera welfare territoriale
Nel dibattito pubblico l’orientamento viene spesso considerato un servizio accessorio. L’esperienza di Cascina Oremo suggerisce invece che può essere tassello vitale di un’infrastruttura sociale.
Ridurre il numero di NEET (giovani non in formazione o al lavoro), contrastare l’abbandono scolastico, prevenire la povertà educativa, creare connessioni tra giovani e imprese, sostenere la partecipazione e generare l’autonomia significa infatti produrre effetti che riguardano l’intera comunità. Non a caso il lavoro di rete sviluppato nel Biellese ha contribuito alla riduzione della quota di giovani NEET dal 15,6% del 2017 al 9,5% del 2024, e al contrasto del fenomeno della dispersione scolastica che si attesta insieme al Cuneese tra le più basse del Piemonte.
In un territorio segnato dal degiovanimento e dal mismatch lavorativo, il Centro di Orientamento di Cascina Oremo prova così a trasformare l’orientamento in una leva di partecipazione, autonomia e sviluppo per il Biellese.
Bibliografia essenziale
- Barbato S. (2025), La logique de l’enquête sociale et la construction d’une pédagogie critique. Le principe de la méthode pragmatique pédagogique au prisme des tiers lieux, Tesi di dottorato, Université Côte d’Azur, École doctorale Sociétés, Humanités, Arts et Lettres.
- Consiglio dell’Unione Europea, Council Resolution on better integrating lifelong guidance into lifelong learning strategies, Bruxelles, 21 novembre 2008.
- Marini D., Lovato Menin I., Il posto del lavoro. La rivoluzione dei valori della GenZ, Il Sole 24 Ore, Milano, 2024.
- OsservaBiella – Osservatorio territoriale del Biellese, V Rapporto annuale 2025, Percorsi di Secondo Welfare e Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, 2025.
- Rosina A., La scomparsa dei giovani. Le 10 mappe che spiegano il declino demografico dell’Italia, Chiarelettere, Milano, 2025.