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Covid-19, mobilità sostenibile e welfare aziendale: chi è e cosa fa il Mobility Manager
Il DL Rilancio ha reso obbligatoria per molte imprese la presenza di questa figura professionale che si occupa dell’organizzazione della mobilità e degli spostamenti aziendali. In vista dei decreti attuativi vi spieghiamo il suo ruolo.
18 giugno 2020

Uno dei tanti aspetti della nostra vita che ha subito profonde trasformazioni a causa della pandemia di Covid-19 è quello riguardante gli spostamenti tra la casa e il luogo di lavoro. Se da un lato, infatti, allo scopo di limitare gli assembramenti nelle ore di punta si sta tentando di sostenere la diffusione dello smart working, dall’altro ci sono attività lavorative che non possono adottare tale modalità organizzativa.

Anche per questo il recente DL Rilancio ha reso obbligatoria per le imprese con oltre 100 dipendenti - e con sede in un capoluogo di Regione, in una Città metropolitana, in un capoluogo di Provincia o in un Comune con popolazione superiore a 50 mila persone - la presenza di un “Mobility Manager”. Questi professionisti dovranno, entro il 31 dicembre, predisporre un piano degli spostamenti casa-lavoro. Ma, in concreto, quali sono le funzioni di questa figura? Di cosa si occupa all’interno dell’organizzazione?


Il Mobility Manager: i riferimenti normativi

Il responsabile della mobilità è una figura professionale introdotta attraverso il Decreto Interministeriale “Mobilità sostenibile nelle aree urbane” del 27 marzo 1998. Il decreto stabilisce che gli enti pubblici con più di 300 dipendenti e le imprese con complessivamente oltre 800 dipendenti devono individuare un responsabile che si occupi di creare le condizioni adeguate a garantire che gli spostamenti casa-lavoro siano il più possibile agevoli. In particolare, la norma afferma che il lavoro del Mobility Manager deve essere finalizzato a una riduzione dell’uso dei mezzi di trasporto privati e a una migliore organizzazione degli orari per limitare la congestione del traffico e, perciò, ottimizzare i trasporti verso l’azienda.

Nel corso degli anni il Legislatore ha poi introdotto altre figure complementari e di supporto al Mobility Manager. Attraverso il D.M. del 20 dicembre 2000, dedicato alla “Incentivazione dei programmi proposti dai mobility manager aziendali”, è stata definita la funzione del Mobility Manager “di area”, soggetto designato a svolgere compiti di mobility management a livello di Amministrazione comunale. Mentre, con la Legge 28 dicembre 2015 in tema di “Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”, è stata introdotta la figura del Mobility Manager scolastico.

Seppur definite da tempo a livello normativo, queste figure non sembrano aver mai avuto particolare successo tra le imprese pubbliche e private del nostro Paese. Un’inchiesta de Il Sole 24 Ore del 2016 sosteneva infatti che - fino a pochi anni fa - in Italia vi fossero solamente 850 Mobility Manager, di cui 750 assunti nel settore privato.

Come detto in apertura però, la nuova mobilità e le limitazioni imposte dal Covid-19 hanno riportato l’attenzione sul ruolo del responsabile della mobilità. Ora il Governo ha deciso di puntare molto sul Mobility Manager allo scopo di evitare i picchi di traffico e spostamento di persone negli orari di punta e, al tempo stesso, garantire la massima efficienza delle infrastrutture esistenti. In questa direzione, il ruolo svolto da questo professionista può svilupparsi anche all’interno dei piani di welfare promossi dalle imprese.


Il ruolo del Mobility Manager e le opportunità in ottica di welfare aziendale

Anche se il suo ruolo non è direttamente definito dalla normativa del welfare aziendale, le funzioni del Mobility Manager potrebbero rientrare - almeno a livello teorico - all’interno di un piano welfare di un’organizzazione. Date le sue competenze e considerando gli obiettivi e i risultati che può far raggiungere a un’impresa, questa particolare figura professionale potrà giocare un ruolo cruciale anche dopo la pandemia di Covid-19, sia per le imprese sia per i dipendenti.

In primo luogo, grazie agli interventi previsti dalla Legge di Bilancio del 2018, la normativa che regolamenta i benefit di welfare destinati ai dipendenti prevede - all’interno delle lettere d e d-bis del comma 2 dell’articolo 51 - un vantaggio fiscale per la predisposizione di servizi di trasporto collettivo (come sistemi di navette aziendali o inter-aziendali) e per l’acquisto e il rimborso di abbonamenti per il trasporto pubblico locale, regionale e interregionale. Il Mobility Manager può fungere da facilitatore in questi ambiti specifici del piano welfare, soprattutto nelle grandi imprese.

A ciò si può collegare la realizzazione di veri e propri piani di mobilità, cioè progetti volti a semplificare e ottimizzare gli spostamenti tra la sede dell’azienda e le residenze dei lavoratori attraverso un’approfondita analisi dell’offerta dei trasporti pubblici e privati, delle potenzialità del trasporto pubblico locale e delle abitudini, preferenze e necessità dei dipendenti.

Tali progettualità potrebbero avere un impatto anche sul piano ambientale: grazie al monitoraggio dell’inquinamento generato dagli spostamenti, attraverso un progetto ben strutturato si può di fatto favorire una progressiva riduzione delle emissioni di CO2. Inoltre, non è raro che i piani di mobilità aziendale siano volti alla promozione di soluzioni di trasporto alternativo a ridotto impatto ambientale, come car pooling, car sharing, bike sharing, trasporto a chiamata, navette, ecc.

Infine, le azioni di mobility management possono essere adottate anche in una logica territoriale. All’interno di aree con un’elevata presenza di imprese o di altri poli attrattivi (come università, centri commerciali, ecc.), è possibile pensare a un’azione su scala più ampia, finalizzata alla creazione di network di quartiere. In tal modo si potrebbero sperimentare interventi funzionali al confronto su problematiche comuni, alla definizione di strategie condivise nell’ambito della mobilità e a un’interlocuzione più efficace con le Amministrazioni Pubbliche e le società che gestiscono il trasporto pubblico.

Perciò, tenendo presenti le sfide che si prospettano anche per quanto riguarda il raggiungimento degli obiettivi definiti dall’Agenda 2030 sullo sviluppo sostenibile, è auspicabile che una figura come quella del Mobility Manager sia supportata e riesca a trovare una sua posizione all’interno di numerose organizzazioni attive nel nostro Paese. È quindi decisivo attendere i decreti che saranno emanati dal Ministero dell’Ambiente in collaborazione con quello dei Trasporti e che andranno a definire nel dettaglio le funzioni, i requisiti e le modalità di nomina del Mobility Manager, ma anche i contenuti e le modalità di redazione del piano di mobilità aziendale.

 


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