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L’Alleanza contro la povertà, dopo il confronto avuto nei mesi scorsi col Ministro Orlando, ha scelto di approfondire la propria analisi sul Reddito di Cittadinanza (RdC).Lo ha fatto coinvolgendo docenti e ricercatori universitari con l’obiettivo di mostrare come e perché si debbano superare alcune criticità strutturali della misura, anche alla luce degli effetti generati dalla pandemia di Covid-19. Ne sono scaturite 8 proposte da sottoporre al Governo e al Parlamento.

Uno strumento da rafforzare

Durante la presentazione delle proposte è stato sottolineato come il Reddito di Cittadinanza abbia costituito, soprattutto nel corso della crisi pandemica, un argine fondamentale al dilagare della povertà nel nostro Paese. Eppure il dibattito politico intorno a questo strumento continua ad essere spesso ideologico. Dal lato assistenziale, sebbene se ne riconosca il ruolo, si obietta che la misura non riesca a coprire una parte rilevante delle famiglie in povertà assoluta. E la critica diventa ancor più accesa quando si passa a considerare l’inclusione dei beneficiari dal lato lavorativo, che mostra ancora vistose carenze.

«Il Reddito di Cittadinanza», ha spiegato Roberto Rossini, portavoce dell’Alleanza, «non va abolito, ma riformato affinché sia più efficace nel contrastare la povertà e permetta a chi è caduto in povertà di avere una possibilità di reinserimento sociale. La povertà è complessa, non si riduce alla semplice assenza di lavoro. Riformare la misura significa quindi accettare la sfida della complessità e della concretezza. Come Alleanza abbiamo lavorato e stiamo lavorando per offrire uno studio approfondito e realistico che dia una risposta in un momento particolare nella storia di questo Paese».

Come ha sottolineato Rossini anche in questa intervista rilasciata a Secondo Welfare, il Reddito di Cittadinanza va dunque rafforzato a partire dalla prossima Legge di Bilancio.

Le proposte dell’Alleanza

Per farlo, come detto, l’Alleanza ha individuato 8 proposte concrete basate sugli studi guidati dal suo Comitato Scientifico (di cui fa parte anche la nostra direttrice, Franca Maino).

1. Non penalizzare le famiglie con minori o numerose

La soluzione ideale e coerente consiste nel far uso della scala di equivalenza ISEE, che accrescerebbe di poco meno di 400.000 il numero di famiglie beneficiarie del RdC, estendendo quindi l’accesso ai nuclei che ne sono attualmente fuori a causa dei parametri restrittivi prescelti. Si accrescerebbe in media di circa 1.800 euro annui l’importo del RdC per le famiglie che già ne beneficiano, con una riduzione della povertà di circa 0,6 punti percentuali ed un costo annuo per il bilancio pubblico di circa 3,2 miliardi.

2. Non penalizzare le famiglie non italiane

Eliminare il discriminatorio vincolo di residenza di 10 anni, riportandolo sul più ragionevole livello di 2 anni precedentemente previsto per il Reddito di Inclusione (ReI), con un significativo incremento delle famiglie beneficiarie (circa 150.000) – e una caduta di 0,3 punti percentuali del tasso di povertà ad un costo di circa 900 milioni.

3. Requisiti di accesso più razionali

Allentare il vincolo aggiuntivo sul patrimonio mobiliare, prevedendo un innalzamento della soglia per includere coloro che sono poco sopra il margine, o renderlo più flessibile.

4. Accompagnare le presentazioni della domanda

Partire col piede giusto accompagnando la presentazione della domanda: reintrodurre i punti unici di accesso previsti per il ReI.

5. Una presa in carico personalizzata

Oltre l’automatismo,  serve una  presa in carico (personalizzata) tra Centri per l’Impiego (CpI) e Servizi sociali. Reintrodurre l’analisi preliminare del nucleo beneficiario in modo da valutare adeguatamente i suoi bisogni multidimensionali, rivedendo il meccanismo automatico di selezione dei percorsi di inserimento per migliorare la capacità di intercettare il disagio sociale; rafforzare la collaborazione e il coordinamento tra CpI e Servizi sociali territoriali tramite la definizione di protocolli di lavoro congiunto e promuovere l’utilizzo integrato delle banche dati degli enti coinvolti nell’implementazione del RdC (INPS, Comuni, GEPI, MyAnpal).

6. Progetti utili alla collettività

Promuovere Progetti utili alla collettività (PUC) che siano utili anche ai beneficiari: rendere volontari i PUC secondo una logica basata sull’empowerment e capacitazione dei soggetti più fragili.

7. Accogliere i nuovi profili a rischio

Riformare il reddito di cittadinanza per accogliere i nuovi profili di rischio di povertà: il sostegno economico deve essere una delle due gambe dell’RdC, i servizi per favorire il ritorno al lavoro devono essere l’altra, tenendo conto della nuova platea di poveri. Il Rdc deve prevedere percorsi ben funzionanti e mirati di aggiornamento e miglioramento delle competenze e un nuovo disegno della compatibilità tra RdC e reddito da lavoro, per evitare la trappola della povertà.

8. Amico dell’occupazione

Puntare a un Reddito di cittadinanza amico dell’occupazione: ridurre l’aliquota marginale (la “tassazione”) applicata al reddito da lavoro, abbassandola dal 100% fino al 60%; aumentare il reddito disponibile da lavoro in combinazione con il sussidio modulando la percentuale di “sconto” fino al raggiungimento di una soglia-limite periodicamente aggiornata, come in Francia.

 


Approfondisci le proposte dell’Alleanza contro la povertà per rilanciare il Reddito di Cittadinanza