A Biella c’è un luogo che aiuta a capire quale ruolo possa avere oggi il settore non profit nello sviluppo di un territorio.

Si chiama Cascina Oremo ed è un polo aperto alla cittadinanza dedicato ad apprendimento, orientamento, sport e inclusione, nato dalla rigenerazione di una cascina storica e costruito attraverso un processo di coprogettazione. Si tratta di un’iniziativa interessante di secondo welfare, che vi raccontiamo di seguito.

Quando il non profit immagina e diviene un “terzo luogo”

Cascina Oremo nasce anche da un sogno condiviso, che coinvolge la Fondazione Cassa di Risparmio di Biella, il Consorzio Sociale Il Filo da Tessere, le cooperative sociali Domus Laetitiae, Sportivamente e Tantintenti e una rete ampia di organizzazioni locali. Inaugurata nel 2023, è oggi un luogo in cui apprendimento, orientamento, sport e inclusione prendono forma dentro una trama di relazioni. Nel 2025 questa rete coinvolge 191 organizzazioni, segno di un progetto che continua a crescere attraverso le alleanze che lo rendono possibile.

È a partire da questa origine che Cascina Oremo può essere letta come un “terzo luogo”: non è casa, scuola o famiglia, bensì un luogo di scambi intergenerazionali e pratiche democratiche (Oldenburg 1989), in cui le persone possono incontrarsi, apprendere, orientarsi e socializzare in maniera significativa. Qui il talento non è pensato come una qualità individuale da esprimere e restituire alla società, ma come una dinamica relazionale che prende forma nel confronto, nelle pratiche condivise e nella possibilità di riconoscersi dentro una comunità. Il concetto aiuta a mettere a fuoco l’importanza di luoghi che non si limitano a ospitare attività, ma generano partecipazione e valorizzano le unicità dentro la vita collettiva. In questa prospettiva, Cascina Oremo non si configura come risposta a un bisogno specifico, ma come un luogo centrato sulla persona, in cui benessere, creatività e autodeterminazione possono svilupparsi lungo l’intero arco della vita.

Proprio in questa direzione, Cascina Oremo è entrata anche in un lavoro di ricerca internazionale: la recente tesi di dottorato di Sabina Barbato, diretta dalle docenti universitari Ana Dias-Chiaruttini, docente di Scienze dell’educazione all’Université Toulouse Jean Jaurès, e Maura Striano, docente di Pedagogia generale e sociale dell’Università Federico II di Napoli. In questa dissertazione si assumono infatti i tiers-lieux (letteralmente “terzi luoghi” in francese) come chiave per interrogare la costruzione di una pedagogia critica, che mette al centro l’esperienza, la creatività, il talento, l’autonomia e la capacità delle persone di leggere e trasformare la realtà. Il fatto che Cascina Oremo sia entrata in questa cornice di ricerca rafforza la possibilità di leggerla non solo come esperienza locale, ma come caso che dialoga con un dibattito educativo più ampio (Barbato 2025).

Cascina Oremo: dove si coltivano possibilità

Per capire davvero che cosa sia Cascina Oremo, bisogna entrare nelle pratiche che la rendono viva.

La Cascina si articola in quattro ambienti tra loro connessi. L’area dell’apprendimento propone percorsi educativi innovativi rivolti a bambine, bambini e adolescenti. L’orientamento accompagna le persone nella scoperta dei propri talenti e nelle scelte che riguardano il futuro, dalla formazione al lavoro. Lo spazio di sport e inclusione utilizza l’attività sportiva come leva per il benessere e la relazione tra persone con e senza disabilità. L’ambito della disabilità e dell’età evolutiva offre un lavoro multiprofessionale a supporto di persone e famiglie.

A questi si affianca poi il laboratorio di robotica inclusiva Basilio Bona, dove la tecnologia diventa uno strumento educativo per sviluppare competenze, creatività e collaborazione: un’iniziativa condivisa all’interno dei quattro ambienti, in cui operatori e operatrici sociali intrecciano fortemente apprendimento, sport e orientamento.

Quella di Cascina Oremo non è tuttavia una semplice somma di ambiti. È una traiettoria unitaria, in cui le attività si collocano dentro una logica comune: far fiorire contesti in cui le persone possano sperimentarsi, apprendere, socializzare e mettere a disposizione della comunità i propri talenti e la propria unicità.

Generare valore: una prospettiva civile

Per leggere un’esperienza come Cascina Oremo è utile il riferimento all’economia civile. Come sottolinea Zamagni (2011), il valore non si genera solo attraverso lo scambio economico, ma anche attraverso relazioni, reciprocità e orientamento al bene comune.

In questa prospettiva, il settore non profit è una componente generativa dello sviluppo. Non si limita a erogare servizi, ma contribuisce a costruire contesti in cui le persone possono esprimere capacità, partecipare e produrre insieme valore. È quello che accade a Cascina Oremo: il non profit, lavorando insieme ad altre organizzazioni del territorio, immagina e innova, costruendo uno spazio che tiene insieme dimensione educativa, sociale e comunitaria.

La coprogettazione diventa così una pratica concreta di sussidiarietà circolare, in cui attori diversi collaborano per la costruzione del bene comune (Zamagni 2022).

Sostenibilità integrale: il valore prende forma

I dati del 2025 rendono evidente questa dinamica. A Cascina Oremo, le 11.044 persone coinvolte, le 191 organizzazioni in rete e i 95 servizi attivi descrivono una realtà che sta consolidando la propria funzione territoriale. Ma l’impatto non riguarda soltanto questa dimensione.

Sul piano ambientale, la comunità energetica Oremo Energia Solidale consente la condivisione di 176.000 kWh di energia e la riduzione di 46,25 tonnellate di CO₂ all’anno, equivalenti a un piccolo boschetto di circa 2.000 alberi. Sul piano economico, la crescita delle progettazioni alimenta un circuito capace di redistribuire risorse tra i partner del territorio, contribuendo alla sostenibilità e alla tenuta del sistema locale.

In questo senso, Cascina Oremo incarna l’idea di sostenibilità integrale (Venturi 2025): una prospettiva in cui dimensione sociale, ambientale ed economica non procedono separate, ma si rafforzano a vicenda nella generazione di valore condiviso.

Più che offrire una formula, Cascina Oremo sembra porre una domanda al territorio: che cosa può nascere quando il settore non profit non lavora da solo, ma dentro una trama di relazioni, corresponsabilità e immaginazione condivisa? È forse in questa tensione, più che in una definizione compiuta, che si intravedono alcuni tratti di un possibile welfare di comunità. Nelle prossime settimane, attraverso alcuni approfondimenti curati dal team di Casina Oremo, andremo a scoprire alcuni di essi. 

 

Bibliografia essenziale