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Il Governo torna a intervenire sulla normativa del welfare aziendale. Attraverso il cosiddetto “Decreto Primo Maggio”, accanto a diverse misure più direttamente orientate a intervenire sul mondo del lavoro e, in particolare, aumentare il valore delle busta paga, l’Esecutivo sembra intenzionato a introdurre alcune novità che incidono sul perimetro e sulle modalità di utilizzo del welfare, con l’obiettivo di rafforzarne la funzione di integrazione del reddito. Ma andiamo con ordine.

L’adeguamento “automatico” dei CCNL

Analizzando lo “schema” del Decreto che sta circolando tra gli addetti ai lavori, e come riportato da vari media (come il Corriere della Sera), il Governo sta lavorando su diverse misure per aumentare gli stipendi. In termini generali, la logica del provvedimento sembra essere quella di migliorare le buste paga non attraverso l’introduzione di forme di salario minimo, ma incentivando i rinnovi contrattuali attraverso un rafforzamento degli istituti negoziali.

In questa direzione, il testo che abbiamo avuto modo di visionare prevede ad esempio che passati 6 mesi dalla scadenza di un CCNL i lavoratori e le lavoratrici possano ricevere un’indennità provvisoria della retribuzione pari al 30% del tasso di inflazione programmato applicato ai minimi contrattuali vigenti; dopo 12 mesi, inoltre l’indennità passerebbe al 60%.

In altre parole, se le parti sociali non riescono a trovare un accordo per un rinnovo contrattuale di settore per mesi o addirittura anni, si limita il rischio di “bloccare” la retribuzione delle persone che lavorano in quel comparto attraverso un “adeguamento” automatico basato sull’inflazione.

Piattaforme di welfare e contrattazione collettiva

Un ulteriore elemento di novità riguarda il rafforzamento del ruolo della contrattazione collettiva nella definizione e gestione degli strumenti di welfare.

Il decreto apre infatti alla possibilità di sviluppare piattaforme di welfare a livello contrattuale o bilaterale, che possano facilitare l’accesso ai benefit e la loro gestione. In questo modo potrebbero nascere nuove piattaforme “di settore”, anche con il supporto degli operatori del mercato, facilitando così le parti sociali nel processo di diffusione del welfare aziendale. Concretamente, se la cosa dovesse concretizzarsi, i sindacati e le associazione datoriali che firmano un CCNL potrebbero promuovere anche la creazione di una piattaforma valida per tutte le imprese del settore, che quindi aderiscono a quel Contratto Collettivo.

Allo stesso tempo, viene introdotto il principio della portabilità di alcune prestazioni, che potrebbero accompagnare il lavoratore anche in caso di cambiamento di impiego. Si tratta di un passaggio significativo, che potrebbe contribuire a spostare il baricentro del welfare aziendale da una dimensione esclusivamente aziendale a una più ampia, in cui assumono maggiore rilevanza gli attori collettivi e i sistemi di relazioni industriali.

Verso un nuovo aumento della soglia dei fringe benefit?

Tra le novità ci sarebbe è poi l’innalzamento dei fringe benefit1, che negli ultimi anni sono stati oggetto di numerose modifiche temporanee e differenziate. L’ultima, come vi abbiamo spiegato qui, prevede per il triennio 2025-2027 due soglie di defiscalizzazione distinte: 1.000 euro per i lavoratori e le lavoratrici senza figli e 2.000 euro per coloro che hanno invece figli a carico. Il Decreto Primo Maggio dovrebbe introdurre un aumento della soglia di esenzione fiscale fino a 3.000 euro annui per tutti e tutte superando così il sistema attuale.

Si tratta di una scelta che va nella direzione di una maggiore semplificazione normativa e che, al tempo stesso, punta a consolidare il ruolo dei fringe benefit come strumento centrale di welfare aziendale.

Non è chiaro al momento quale sarà il periodo di validità di questa nuova soglia.

Sanità integrativa e previdenza complementare

Il testo che abbiamo avuto modo di visionare prevede inoltre alcuni interventi dedicati alla sanità integrativa e alla previdenza complementare.

Il Decreto dovrebbe consentire di rafforzare le coperture sanitarie attraverso contributi aziendali esentasse. Dalla bozza non sono al momento chiari i dettagli di questo intervento, ma è evidente come la logica sia quella di prevedere sgravi e vantaggi fiscali per favorire un maggiore impegno delle imprese in campo sanitario.

In tema di previdenza complementare, invece, lo schema attuale prevede l’introduzione di strumenti dedicati alla non autosufficienza e delle coperture rivolte specificamente alla Long Term Care per gli iscritti ai fondi previdenziali. Si tratta di un’opportunità molto interessante, che si inserisce in un quadro più ampio di riforma del sistema di supporto verso la LTC e l’invecchiamento.

Il nodo delle risorse

Nel complesso, le misure contenute nell’attuale bozza del Decreto Primo Maggio confermano l’interesse del Governo per il welfare aziendale e, più in generale, per lo strumento della contrattazione (anche) in tale ambito. Bisognerà ora vedere se la bozza circolata sarà confermata per intero o se vi saranno rilevanti modifiche.

Resta però ancora da sciogliere il nodo delle risorse. Come riporta Sky, infatti, anche se alcuni punti cardine del Decreto sembrano essere stati definiti dopo l’incontro del 1° aprile tra la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e la ministra del Lavoro Marina Calderone, non è chiaro da dove verranno le risorse per finanziare tutte le misure.

L’introduzione di maggiori sgravi e incentivi fiscali, infatti, ha un costo indiretto per lo Stato, che deve quindi essere coperto attraverso l’individuazione di risorse specifiche. Si tratta della cosiddetta tax expenditure: agevolazioni, esenzioni, deduzioni o crediti d’imposta che riducono il gettito fiscale per specifici contribuenti o attività derogando al sistema tributario standard. In altre parole: lo Stato rinuncia a entrate per incentivare determinati comportamenti, il cui costo iniziale deve tuttavia essere coperto sulla base delle risorse pubbliche disponibili.

Staremo quindi a vedere se si troveranno le risorse per introdurre queste misure e se, effettivamente, quanto anticipato dalla bozza del Decreto sarà attuato.

 

Note

  1. Per fringe benefit si intendono buoni acquisto e buoni spesa spendibili presso catene commerciali e negozi che le imprese mettono a disposizione dei propri dipendenti come forma di integrazione della normale retribuzione.
Foto di copertina: Jon Tyson, unsplash.com