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Il 13 ottobre a Bari si è svolto l’evento I patti educativi di comunità nel processo di cambiamento della scuola promosso da EducAzioni in collaborazione con moltissime associazioni, tra cui Alleanza per l’Infanzia e Scuola senza Zaino, nell’ambito del Festival dello Sviluppo Sostenibile.

L’incontro, coordinato  da Raffaella Milano di Save the Children, ha visto la partecipazione di alcuni membri della rete EducAzioni e di studenti e insegnanti provenienti da scuole in cui sono attivi dei patti educativi di comunità. L’incontro ha permesso, da un lato, di condividere idee e riflessioni sullo sviluppo dei patti e sulle opportunità che essi possono dare alla comunità, alla scuola e al territorio e, dall’altro, di aprire un confronto tra le diverse esperienze al fine di individuare strategie di cambiamento da promuovere su scala nazionale.

Dopo un primo intervento della Dirigente scolastica Patrizia Rossini dell’Istituto Comprensivo Japigia 1-Verga di Bari e una riflessione sul significato dei patti educativi da parte di Franco Lorenzoni di EducAzioni, sono state presentate tre esperienze di patti.

La prima è stata presentata da Daniela Ruffolo, Direzione Didattica Don Milani Giffoni Valle Piana di Salerno; la seconda con il coinvolgimento di  Marco Terpin, studente dell’Istituto Comprensivo “M. Novaro” di Imperia, e Virginia Meo, dell progetto “Lost in Education: costruire i patti educativi di comunità con i ragazzi e le ragazze”; la terza, riferita al progetto “Reti ad Alta Intensità Educativa” realizzato sul territorio di Mestre, a Venezia, è stata raccontata da Julia Di Campo e Giancarlo Cavinato.

Successivamente, sono intervenute tre esponenti della rete EducAzioni per proporre alcuni temi rilevanti nella realizzazione e gestione dei patti: Daniela Pampaloni sul tempo pieno, Vanessa Pallucchi sugli spazi urbani al servizio dei patti educativi, Raffaella Valente sull’edilizia scolastica. L’evento si è concluso con un confronto tra Raffaella Milano e Paola Romano, Assessora alla Pubblica Istruzione di Bari.

Di seguito proponiamo una sintesi dei principali temi affrontati nel corso  dell’evento.

Patti educativi e  principi costituzionali

I patti educativi possono essere considerati  in linea con la necessità di adempiere ad alcuni principi costituzionali fondamentali riguardanti i doveri di solidarietà e di eguaglianza sostanziale (articoli 2 e 3 della Costituzione).

Attraverso i patti, che promuovono forme di collaborazione, i cittadini possono infatti esprimere la propria sovranità. Inoltre, come le reti di comunità hanno aiutato i più fragili durante la pandemia, i patti educativi hanno l’obiettivo di promuovere il coinvolgimento della comunità nel mondo della scuola, in particolare nelle situazioni di povertà educativa.

Proprio per questa ragione la scuola va ripensata in modo che sia sempre fortemente legata al territorio, così che la comunità possa aiutare la scuola e sia essa stessa a “rigenerarla”. La scuola dev’essere anche il luogo in cui una ragazza o un ragazzo che non trova il giusto ambiente in famiglia per poter sviluppare i propri talenti e qualità può fiorire e sentirsi accolto. Utilizzando le parole di Franco Lorenzoni, i patti educativi di comunità devono essere il luogo in cui nessuno si senta schiavo della nicchia antropologica in cui è nato.

Il coinvolgimento di tutta la comunità

Come emerso dai diversi esempi di patti educativi proposti durante l’evento, una delle idee fondative dei patti educativi di comunità è, come suggerisce anche il loro nome, di coinvolgere l’intera comunità. Non solo le scuole, dunque, ma anche Comuni, associazioni, imprese, genitori e studenti. Un esempio in questo senso è dato dall’esperienza del Patto di Giffoni Valle Piana, che ha coinvolto anche i genitori degli allievi, “riportandoli a scuola” e migliorandone le competenze educative e culturali. Il patto ha permesso anche di formulare un Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) in collaborazione con tutte le associazioni del territorio.

Un’ulteriore sperimentazione, realizzata nell’ambito del progetto “Venezia Mestre Reti ad Alta Intensità Educativa” ha poi riguardato la creazione “mappe di comunità” finalizzate a individuare e promuovere l’accesso dei giovani a centri di aggregazione, culturali ed educativi.  In questo caso, l’idea è quella di sviluppare e promuovere un’offerta educativa allargata su tutto il territorio.

Infine, è fondamentale che i Patti coinvolgano gli studenti in quanto attori attivi e propositivi e non solo come semplici fruitori dei benefici derivanti da essi. Per fare tutto questo, è necessario avviare un processo di empowerment di ragazzi e ragazze, come nel caso del patto del progetto Lost in Education nell’Istituto Comprensivo “M. Novaro” di Imperia, in cui i giovani studenti sono intervenuti con le loro idee e proposte nella formazione del patto, sottoscrivendolo poi insieme agli altri firmatari.

La scuola nel territorio: i suggerimenti di EducAzioni

Durante l’evento, la rete EducAzioni è intervenuta per porre l’attenzione su tre temi fondamentali per far sì che i Patti rispondano pienamente alle necessità del territorio e alle nuove sfide educative: il tempo pieno, il rapporto con l’ambiente e l’edilizia scolastica.

La scuola a tempo pieno

Secondo la rete EducAzioni per diventare protagoniste del territorio le scuole devono necessariamente essere “scuole a tempo pieno”. Per questa ragione è necessario sollecitare le istituzioni, anche utilizzando i fondi provenienti dal PNRR (di cui abbiamo recentemente parlato con Andrea Gavosto), per mantenere la scuola aperta tutto il giorno. Di fatto, una scuola che sfrutta anche i pomeriggi consente a chi la frequenta di arrivare ad avere fino a un anno in più di educazione.  Tempo pieno, in ogni caso, non significa un raddoppiamento dell’orario scolastico normale, in cui gli studenti fanno didattica frontale al banco tutto il giorno, bensì una divisione tra apprendimento formale, interno alla scuola, e informale, coinvolgendo e co-progettando insieme al territorio. Per farlo è però necessario investire sulla formazione degli insegnanti, in modo che si sviluppino nuove professionalità in grado di arricchire l’offerta formativa di contenuti nuovi.

Il rapporto con l’ambiente circostante

Con i patti educativi di comunità non solo la scuola ma anche lo spazio urbano si costituisce come luogo educativo per le giovani generazioni. Proprio per questa ragione, è necessario che questi spazi siano collegati con quelli scolastici, ma che abbiano anche la capacità di diventare un luogo di interscambio per i più giovani, realizzando il loro diritto alla mobilità. Questa sfida va risolta nell’ambito della sostenibilità urbana, il cui obiettivo è rendere gli spazi accessibili a tutte le tipologie di abitanti e fasce generazionali. La transizione ecologica può essere vista come uno spunto, riducendo lo spazio delle auto e aumentando quello dei cittadini, anche tramite politiche per la mobilità sostenibile, come il rilancio del trasporto pubblico e l’educazione stradale nell’utilizzo di mezzi di trasporto sostenibili, come la bicicletta.

L’edilizia scolastica come ambiente educativo

Ripensare alla scuola significa anche ripensare agli edifici scolastici, in modo da renderli più rispondenti alle nuove esigenze della didattica e del territorio. La partecipazione della comunità ai patti educativi passa quindi anche dalla costruzione di nuovi ambienti scolastici, come nel caso del progetto Torino fa scuola, che ha interessato la riqualificazione di due edifici scolastici delle scuole medie. Il coinvolgimento è stato realizzato su più livelli, con lo scopo di costruire e formalizzare un’idea di fare scuola: a partire da quello più vicino alla scuola (con dirigente, genitori e insegnanti che hanno elaborato le linee guida), passando a quello della comunità scolastica (compresa di studenti e organi collegiali) fino ad arrivare ai soggetti territoriali.

L’idea alla base del progetto è che a scuola non si possa avere solo l’aula come punto di riferimento, ma che ogni spazio possa essere utilizzato per finalità didattiche differenziate. In questo senso i patti di comunità possono stabilire dei rapporti chiari e continuativi tra il territorio, le scuole e gli enti, rendendo più capillare il coinvolgimento nei processi di edilizia scolastica e diventando il contesto per l’apertura delle scuole al territorio.

Le nuove opportunità provenienti dai patti

Il quadro che emerge dall’evento promosso da EducAzioni fornisce tanti spunti di riflessione. L’utilizzo dei patti educativi di comunità consente di sviluppare delle collaborazioni tra scuola e comunità che permettono la piena realizzazione degli studenti come individui, ma anche la valorizzazione del territorio come spazio educativo in ogni momento e per tutte le età. Se ben realizzati, dunque, i patti educativi di comunità sono un efficace strumento di investimento nel capitale sociale e di emancipazione giovanile.

Le risorse del PNRR dedicate ai patti, inoltre, sono una riprova dell’interesse crescente per questo tipo di collaborazioni anche da parte delle Istituzioni. Tuttavia, come sottolineato da Paola Romano, Assessora alla Pubblica Istruzione del Comune di Bari, non basta investire nelle infrastrutture, ma bisogna puntare sulle persone: per poter dare avvio a patti virtuosi, servono professionalità ben formate e in gran numero. Proprio per questo, ha ricordato Romano, “l’augurio è che anche nel PNRR ci sia un patto tra enti locali, Governo e comunità educante”.

L’evento è stato registrato ed è disponibile sulla pagina Facebook di EducAzioni.

 


Questo approfondimento è stato realizzato nell’ambito della ricerca “Diritto all’istruzione, disuguaglianze educative” che Secondo Welfare sta realizzando per ActionAid.