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Qualche giorno fa si è svolto un evento online organizzato dal Sole 24 Ore con il supporto di Treccani sul tema della scuola post-Covid, intitolato “La Scuola del futuro”.

All’evento hanno partecipato ospiti provenienti dal mondo accademico, imprenditoriale ed associativo, riuniti in due tavole rotonde condotte dai giornalisti Eugenio Bruno e Claudio Tucci. I relatori e le relatrici hanno, da un lato, messo a fuoco le principali criticità che caratterizzano la scuola italiana e che la pandemia ha posto in primo piano e, dall’altro, hanno commentato alcune opportunità di intervento su queste stesse aree, primi tra tutti gli investimenti e le riforme per la scuola previsti dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Alla prima tavola rotonda hanno partecipato Francesca Borgonovi, Economista OCSE; Giovanni Brugnoli, Vice Presidente Confindustria per il Capitale Umano; Andrea Gavosto, Direttore della Fondazione Agnelli; Maddalena Gissi, Segretaria Generale CISL Scuola; e Silvia Martini Chiassai, Vicepresidente Unione delle Province Italiane.

La seconda tavola rotonda, focalizzata più specificamente sul tema della scuola digitale, ha visto gli interventi di Elia Bombardelli, Docente di Matematica Generale Università Bocconi; Rossella Calabrese, Consigliera Delegata Treccani Accademia; Lorella Carimali, Docente di matematica e fisica del Liceo scientifico Vittorio Veneto; Elvira Carzaniga, Direttore Divisione Education Microsoft Italia; Antonello Giannelli, Presidente Nazionale ANP; Damien Lanfrey, Vice Direttore e Head of Research di Future Education Modena.

In chiusura, Eugenio Bruno ha intervistato il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Di seguito si presentano le principali riflessioni sviluppate nel corso dell’evento.

La scuola italiana: carenze pre-Covid

Come evidenziato dal più recente rapporto OCSE, la pandemia ha aggravato la situazione del sistema d’istruzione italiano, caratterizzata da problemi strutturali quali: bassi livelli nelle competenze di base, pochi laureati, una scarsa disponibilità di opportunità di formazione alternativa, come quella data dai percorsi tecnici, oltre al problema dell’alto tasso di NEET, vale a dire di giovani che non studiano, non lavorano e non sono inseriti in percorsi di formazione, legato anche agli scarsi investimenti in orientamento.

Una seconda criticità è rappresentata dallo stato dell’edilizia scolastica italiana, in gran parte risalente agli anni ‘70 e ‘80. Nel corso del tempo in molti di questi edifici non sono stati realizzati i necessari interventi di manutenzione o ammodernamento. In Italia, infatti, si investe in edilizia scolastica l’1% della spesa totale per l’educazione, a fronte di una media OCSE di circa l’8%.

Un altro aspetto critico riguarda la formazione e il reclutamento del corpo docente italiano. Ad esempio, si registrano gap nella formazione degli insegnanti delle scuole secondarie. Infatti, se gli insegnanti italiani sono altamente preparati dal punto di vista disciplinare, lo sono molto meno dal punto di vista delle metodologie didattiche. Rispetto al reclutamento, in Italia si registra inoltre un enorme problema di differenziazioni territoriali. Antonello Giannelli in questo senso ha sottolineato come l’attuale sistema di copertura delle cattedre di ruolo vada ad avvantaggiare soprattutto le scuole di centro città, meta di insegnanti di ruolo a fine carriera, a sfavore invece delle scuole di periferia, dove è maggiormente presente il precariato.

Le opportunità offerte dal PNRR

Durante l’evento ampio spazio è stato dedicato al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR), che prevede riforme e interventi che riguardano tutte le criticità individuate, con un investimento destinato alla scuola stimato in circa 12 miliardi di euro.

Quasi 4 miliardi di euro sono destinati a interventi di messa in sicurezza e riqualificazione dell’edilizia scolastica, al fine di renderla anche più sostenibile ed efficiente da un punto di vista energetico, tagliando sprechi ed emissioni.

Un altro ambito di intervento del PNRR è la formazione e il reclutamento dei docenti. In questo caso si prevede, da un lato, di coprire le cattedre disponibili con insegnanti di ruolo e, dall’altro, la creazione di una Scuola di Alta Formazione incaricata di programmare ed erogare la formazione obbligatoria ad insegnanti, dirigenti e personale scolastico.

Altri interventi previsti includono il rafforzamento dell’orientamento nella scuola secondaria, la riforma degli istituti tecnici e professionali volta a potenziare il raccordo con il tessuto produttivo del territorio, e la riduzione del numero di alunni per classe.

Quali sfide future?

Nel corso dell’evento gli esperti hanno individuato alcune linee di azione prioritarie per l’attuazione degli obiettivi del Piano e volte a promuovere una trasformazione complessiva della scuola in Italia che vada anche oltre il PNRR. Tre, in particolare, sono le sfide ritenute prioritarie.

Innovazione del modello didattico

Il modello didattico italiano allo stato attuale è molto rigido, incentrato esclusivamente sulla didattica frontale e sulla trasmissione di conoscenze in comparti disciplinari separati. Si rende quindi necessaria una sua innovazione, in modo tale da rendere la didattica più efficace e coinvolgente, oltre che aggiornata rispetto alle competenze necessarie nel XXI secolo (prime tra tutte, quelle digitali).

L’opportunità di intervenire sull’edilizia scolastica offerta dal PNRR, ad esempio, può essere sfruttata anche per trasformare gli spazi educativi e favorire una didattica diversa da quella frontale, come sottolineato da Andrea Gavosto portando l’esempio del progetto Torino Fa Scuola, mediante spazi adeguati a lavori di gruppo, laboratori, ma anche spazi per lo studio individuale (tema di cui ci siamo occupati anche nel nostro ultimo Working Paper, ndr).

Un’ulteriore innovazione potrà riguardare poi il ruolo del digitale nella scuola. Nel PNRR sono previsti fondi per garantire alle scuole connettività e dotazioni tecnologiche adeguate, ma accanto a ciò sarà necessario anche un aggiornamento sulle metodologie didattiche previste, in modo da integrare gli strumenti digitali per coinvolgere gli studenti in maniera nuova e attiva.

Oltre al digitale, il modello didattico italiano ha la necessità di integrare anche una formazione relativa allo sviluppo delle competenze trasversali, o soft skills, che includono competenze interpersonali come il lavoro in gruppo, ma che quelle di progettazione, pensiero critico e problem solving. Come proposto da Rossella Calabrese, questo potrebbe essere fatto mediante l’utilizzo di metodologie innovative, come storytelling e gamification, peraltro sempre più presenti negli ambienti lavorativi.

Formazione dei docenti

L’implementazione dell’innovazione didattica passa certamente per una adeguata formazione dei docenti. In questo caso la discussione tra gli esperti si è concentrata sulla necessità di formare e aggiornare i docenti non solo sui contenuti disciplinari, ma anche sui metodi didattici, mediante esperienze di pratica in aula e una verifica delle loro competenze in fase di reclutamento.

La formazione dei docenti dovrà inoltre riguardare anche l’efficace integrazione degli strumenti digitali, e per questo sarà necessario un aggiornamento continuo. Per incoraggiare la formazione continua dovrà poi essere previsto un adeguato sistema di incentivi per i docenti. Infine, un’ultima suggestione offerta da Elia Bombardelli riguarda la formazione degli insegnanti su argomenti trasversali, non ascrivibili a una singola disciplina, per una loro futura integrazione nei programmi scolastici.

Supporto ed investimenti continuativi

Il PNRR assegna risorse consistenti per realizzare nuove strutture scolastiche, ed aumentare la dotazione di mense, palestre e laboratori. Tali investimenti “straordinari”, come sottolineato da Maddalena Gissi, dovranno tuttavia essere accompagnati anche da investimenti continui in spesa corrente, in modo tale da garantire un adeguato supporto e la sostenibilità delle innovazioni introdotte. Queste necessità, peraltro, non riguardano soltanto la manutenzione degli edifici scolastici, ma anche la creazione e la formazione di nuove professionalità, come ad esempio figure specializzate per erogare didattica e servizi di orientamento.

Si parte dal PNRR, ma non può essere la soluzione

Le riflessioni emerse durante l’evento chiariscono un quadro che è evidentemente molto complesso. Il PNRR, come riportato da diversi interlocutori, rappresenta un’opportunità unica per affrontare problemi strutturali della scuola italiana, ma non può essere considerato esaustivo.

Serviranno infatti ulteriori azioni, oltre che per dare il giusto seguito agli interventi pianificati, per completare la trasformazione del modello scolastico italiano in senso più equo e adeguato rispetto alle reali esigenze degli studenti del XXI secolo.

Il percorso è segnato, ora bisogna avere la forza di intraprenderlo fino in fondo.
 


#DisuguaglianzeEducative

Questo approfondimento è stato realizzato nell’ambito della ricerca “Diritto all’istruzione, disuguaglianze educative e partecipazione” che Secondo Welfare sta realizzando per ActionAid.