A Milano è stata presentata l’Alleanza per la Grande Età, promossa dalla Fondazione Ravasi Garzanti insieme a Regione Lombardia, Comune di Milano e a una ampia rete di soggetti pubblici, privati e del Terzo Settore che continua a crescere. Non si tratta della nascita di un nuovo servizio né di un progetto settoriale rivolto alle persone anziane. L’Alleanza rappresenta piuttosto la formalizzazione di una visione che prova a leggere una delle più grandi trasformazioni sociali del nostro tempo: l’allungamento della vita e la necessità di ripensare il modo in cui le comunità si organizzano per accompagnare questa nuova realtà.
La longevità non è soltanto una questione demografica. È una sfida culturale, sociale e relazionale che coinvolge l’intera società. Per questo l’Alleanza propone un approccio che supera le tradizionali logiche assistenziali e mette al centro la persona, le relazioni e la capacità delle comunità di attivare le proprie risorse.
L’iniziativa nasce dalla convinzione che il welfare pubblico continui a rappresentare il presidio fondamentale dei diritti e delle tutele universali, ma che la crescente complessità dei bisogni richieda nuove forme di collaborazione. Invecchiamento della popolazione, frammentazione delle reti familiari, aumento delle solitudini e nuove vulnerabilità rendono infatti sempre più necessario costruire alleanze capaci di coinvolgere istituzioni, enti filantropici, Terzo Settore, università, operatori culturali e cittadini.
In questo percorso la Fondazione Ravasi Garzanti svolge un ruolo di particolare rilievo. Non soltanto come promotrice dell’Alleanza, ma come soggetto capace di favorire l’incontro tra competenze, sensibilità ed esperienze diverse, creando le condizioni per sviluppare nuove forme di innovazione sociale e territoriale. Un ruolo che interpreta la filantropia come generatrice di relazioni, visioni condivise e opportunità di collaborazione.
L’esperienza maturata nel campo del welfare comunitario rappresenta uno dei riferimenti che hanno contribuito a delineare questo approccio. In tale contesto si colloca anche il contributo culturale e metodologico di Felice Scalvini, protagonista da oltre quarant’anni dello sviluppo della cooperazione sociale e delle politiche di comunità in Italia. Un patrimonio di riflessioni che oggi trova nell’Alleanza per la Grande Età una nuova occasione di applicazione e sviluppo.
Uno degli aspetti più significativi emersi durante l’incontro riguarda la centralità dei linguaggi e della cultura. Perché ogni cambiamento sociale inizia dal modo in cui raccontiamo la realtà. Come è stato ricordato nel corso dell’evento, le parole non sono semplici strumenti descrittivi: contribuiscono a costruire immaginari, orientano comportamenti e influenzano le politiche. Cambiare il modo di nominare la Grande Età significa allora cambiare il modo di guardarla.
L’artista Claudia Fabbris ha richiamato proprio questo valore generativo del linguaggio, sottolineando come le parole possano aprire nuovi orizzonti di significato e favorire una rappresentazione della longevità non centrata esclusivamente sulla fragilità, ma anche sulle possibilità, sulle relazioni e sul contributo che le persone possono continuare a offrire alle comunità.
In questa prospettiva assumono particolare significato le parole chiave del Manifesto dell’Alleanza: Grande Età, Longevità condivisa, Linguaggi che cambiano lo sguardo, Ecosistemi abilitanti, Ascolto e prossimità, Noi, Zone, reti e replicabilità, Autonomia e centralità della persona. Non semplici definizioni, ma una vera e propria grammatica del cambiamento sociale.
La cultura diventa così parte integrante del welfare. Teatro, arte, danza, poesia e pratiche culturali vengono riconosciuti come strumenti capaci di contrastare la solitudine, promuovere benessere, rafforzare la partecipazione e generare nuove forme di cittadinanza. Non attività complementari, ma leve strategiche per costruire comunità più inclusive e coese.
L’Alleanza per la Grande Età propone dunque un metodo. Un modo diverso di leggere i territori e di costruire risposte ai bisogni emergenti. Un approccio che valorizza la collaborazione tra soggetti diversi e che riconosce nella relazione una vera e propria infrastruttura sociale.
Nel corso dell’incontro, Felice Scalvini ha utilizzato una metafora particolarmente efficace per descrivere il ruolo della Fondazione Ravasi Garzanti. Richiamando la propria esperienza di uomo di montagna, ha paragonato la Fondazione a uno sherpa: una presenza che non si sostituisce a chi affronta il cammino, ma che aiuta a individuare la direzione, accompagna il percorso e rende possibile il raggiungimento di mete che da soli sarebbe più difficile raggiungere. Un’immagine che restituisce bene il senso del lavoro svolto dalla Fondazione nel promuovere l’Alleanza: costruire le condizioni affinché soggetti diversi possano riconoscersi parte di un progetto comune.
L’Alleanza per la Grande Età non propone quindi soltanto una nuova iniziativa sulla longevità. Propone un modello fondato sulla corresponsabilità, sulla cultura, sulla prossimità e sulla capacità di costruire alleanze territoriali. Un modello che guarda al futuro del welfare attraverso la forza delle relazioni e che considera la longevità non come un problema da gestire, ma come una risorsa da valorizzare per il bene delle persone e delle comunità.