L’invecchiamento della popolazione e l’aumento della non autosufficienza stanno mettendo sotto pressione i sistemi di Long Term Care (LTC) in tutta Europa. In Italia, questo fenomeno assume contorni particolarmente critici: cresce la domanda di assistenza, mentre l’offerta fatica ad adattarsi sia in termini quantitativi sia qualitativi. L’8° Rapporto dell’Osservatorio Long Term Care di CERGAS SDA Bocconi e Essity – presentato nei giorni scorsi – propone una lettura comparata delle trasformazioni in atto e individua alcune direttrici chiave per il futuro. Di seguito presentiamo i principali contenuti del documento.
Italia: un sistema selettivo che pesa molto sulle famiglie
Il sistema italiano continua a poggiare su un welfare pubblico selettivo, che concentra le risorse sui casi più complessi, lasciando alle famiglie una parte rilevante della responsabilità assistenziale. Questo modello, già oggi sotto stress, rischia di accentuare ulteriormente le disuguaglianze nell’accesso ai servizi e di spingere sempre più persone verso soluzioni informali, frammentate e spesso poco sostenibili.
I dati restituiscono chiaramente questa tensione: oltre 4 milioni di over 65 non autosufficienti, una forte eterogeneità territoriale nella copertura dei servizi e una spesa pubblica per LTC in progressiva contrazione rispetto al PIL. L’offerta di servizi residenziali è rimasta invariata nel tempo (2023 su 2022) mentre l’assistenza domiciliare (ADI) ha visto un incremento delle ore complessive erogate (+11% sul 2022) ma una riduzione delle ore medie erogate per persona in carico (14 nel 2023 vs 18 nel 2019). La spesa pubblica è passata dal 1,43% del PIL del 2020 al 1,18% del 2024. Di questa spesa oltra la metà (51,7%) corrisponde a trasferimenti economici, confermando quanto sia difficile per le famiglie avere accesso a servizi reali destreggiandosi tra eterogeneità territoriali, frammentazione istituzionale, barriere all’accesso e scarsità di servizi (anche a pagamento).
In questo quadro di grande difficoltà emergono due sfide decisive per il futuro del settore. Da un lato, ampliare la capacità di presa in carico, estendendo l’accesso ai servizi a una platea più ampia di popolazione. Dall’altro, diversificare l’offerta, progettando risposte capaci di intercettare bisogni sempre più articolati, che includono dimensioni sociali, relazionali, abitative e di qualità della vita, oltre a quella sanitaria.
Per affrontare queste sfide serve un nuovo modo di guardare alle soluzioni che proponga approcci di sistema e non singoli modelli di servizio innovativo. Nel livello micro, dei singoli enti e delle singole realtà, si sperimentano da tempo soluzioni in grado di rispondere meglio ai bisogni delle persone e di fare leva su reti locali. Serve però ora portare l’innovazione a livello, appunto, di sistema per produrre un cambiamento sostenibile nel tempo e per portare logiche in grado di attivare risorse pubbliche e private altrimenti non valorizzate.
Abitare, digitale e governance: possibili approcci all’innovazione di sistema
Il Rapporto di ricerca analizza 79 esperienze europee, mettendo in luce soluzioni e modelli che hanno cercato risposte di sistema alla questione invecchiamento. I casi mostrano come i sistemi più dinamici stiano investendo lungo tre direttrici principali: il ripensamento dell’abitare, l’integrazione tra servizi e settori e il rafforzamento del ruolo delle comunità locali. In molti casi, queste dimensioni non vengono considerate separatamente, ma come elementi interconnessi nella costruzione di ecosistemi di cura più complessi e adattivi.
Il tema dell’abitare rappresenta uno degli ambiti più interessanti di innovazione. Si stanno diffondendo modelli che superano la tradizionale contrapposizione tra domicilio e residenzialità, proponendo soluzioni intermedie e flessibili. Tra queste, esperienze di co-housing, abitazioni intergenerazionali, comunità per persone con demenza e forme di “senior living” con servizi integrati. Nonostante la varietà delle soluzioni, emergono alcune caratteristiche comuni: centralità della persona, dimensione domestica e di piccola scala, partecipazione degli utenti e forte integrazione con il contesto territoriale.
Accanto all’abitare, il digitale si configura come un’altra leva fondamentale di trasformazione. Le tecnologie vengono utilizzate non solo per migliorare l’efficienza dei servizi, ma anche per rafforzare la dimensione relazionale e la continuità assistenziale. Piattaforme digitali, strumenti di teleassistenza e soluzioni basate sui dati permettono di costruire modelli più flessibili, personalizzati e orientati alla prevenzione. Un elemento ricorrente nelle esperienze analizzate è l’attenzione all’usabilità e alla fiducia degli utenti, insieme a forme di governance basate sul monitoraggio continuo e sulla valutazione degli esiti.
Un ulteriore aspetto di rilievo riguarda i modelli di governance. Il tradizionale schema che separa pubblico committente e privato erogatore appare sempre meno adeguato a sostenere l’innovazione. Nei casi più avanzati emergono invece forme di collaborazione più strette tra attori diversi, che si configurano come vere e proprie partnership orientate alla co-progettazione, alla condivisione dei rischi e alla generazione di valore nel lungo periodo.
Come sostenere innovazioni di sistema nel nostro Paese?
Le implicazioni per il contesto italiano sono rilevanti. Da un lato, appare necessario accompagnare l’evoluzione del sistema verso modelli più aperti, flessibili e integrati, in grado di rispondere alla crescente complessità dei bisogni. Dall’altro, è fondamentale sviluppare condizioni abilitanti – normative, organizzative e culturali – che favoriscano l’innovazione, valorizzando il contributo di una pluralità di attori, pubblici e privati, e promuovendo la sperimentazione.
Il quadro attuale, infatti, mostra come le innovazioni presenti nel nostro Paese siano spesso promosse dai gestori in modo autonomo, con un supporto ancora limitato da parte delle politiche pubbliche. Allo stesso tempo, il ruolo delle assistenti familiari continua a rappresentare un pilastro fondamentale del sistema, segnalando però anche la difficoltà di costruire risposte strutturate e universalistiche.
Il messaggio che emerge con chiarezza è che non basta rafforzare le soluzioni esistenti. Il futuro della Long Term Care richiede una riprogettazione più profonda, capace di integrare nuove logiche di servizio, nuovi modelli organizzativi e nuove forme di collaborazione. In questo percorso, il ripensamento dell’abitare e l’integrazione delle tecnologie digitali rappresentano due leve strategiche per costruire sistemi di cura più accessibili, sostenibili e centrati sulle persone.