Il presente contributo è stato redatto nell’ambito della Comunità di pratica promossa dalla Fondazione della comunità di Monza e della Brianza per favorire il confronto fra esperienze e lo scambio di pratiche dei progetti finanziati attraverso il Fondo Contrasto nuove povertà. La comunità di pratica è stata facilitata da Pares e ha portato alla stesura di un Quaderno e un Manifesto.

I cambiamenti sociali avvenuti negli ultimi decenni hanno coinvolto anche la Chiesa che, a vari livelli, ha iniziato a mettere in discussione l’impostazione educativa tenuta nel secolo scorso incentrata sulla figura del sacerdote. Era la sua presenza a sostenere e a garantire una molteplicità di azioni educative rivolte a tutta la comunità e a quest’ultima spettava il naturale compito di attivarsi per rispondere a qualsiasi esigenza si presentasse e di tramandare ai più giovani la fede e la tradizione cristiana.

Gradualmente questo contesto è mutato intrecciando da un lato un’innegabile riduzione del numero dei sacerdoti, dall’altro un senso di comunità profondamente cambiato. Prendersi cura dell’altro, delle sue molteplici richieste e fragilità è diventato sempre più complesso e sempre meno responsabilità di tutti. L’esperienza comune è stata quella di non avere più punti di riferimento sicuri e noti che ha generato un prevedibile spaesamento.

La Chiesa stessa ha faticato a introdurre idee nuove per affrontare la trasformazione in atto ma oggi sta avviando un vero e proprio lavoro di ripensamento della sua organizzazione, stimolato dalle indicazioni di Papa Francesco. Accanto a una riflessione sul ruolo e il coinvolgimento dei laici all’interno della comunità cristiana, alcune realtà hanno iniziato a cercare risposte nuove alle domande educative che l’intera società pone. Quali contesti oggi sono uno spazio di accoglienza, di relazione e di crescita per tutti? Come si affrontano le fatiche che bambini, adolescenti e adulti vivono quotidianamente? Come si può contribuire a creare comunità fondate su valori condivisi e condivisibili?

La Comunità Pastorale “Ascensione del Signore” di Monza1 si è interrogata su questi temi, soprattutto vedendo come l’esperienza della pandemia da Covid-19 avesse amplificato e acuito le fragilità dei giovani e degli adulti, ma anche come la Chiesa fosse in difficoltà nell’offrire una risposta adeguata. Si è via via radicata la consapevolezza che l’oratorio e la parrocchia dovessero attrezzarsi per affrontare un cambiamento interno capace di portare trasformazione e crescita nelle comunità parrocchiali e, più in generale, nella società civile.

Ciò ha spinto le parrocchie a promuovere il progetto “Giovani e Adulti Crescono Insieme” (GACI), che coinvolge anche Enti del Terzo Settore e gruppi che mettono a disposizione i loro specifici sguardi e le loro competenze per affrontare le molteplici tematiche educative legate ai giovani e agli adulti.

Gli obiettivi del progetto GACI

Il progetto GACI si pone quattro macroobiettivi.

1. Riattivare gli spazi aggregativi oratoriani, creare comunità

Bambini, ragazzi e adulti hanno bisogno di spazi in cui incontrarsi e in cui sperimentare forme di aggregazione positiva che, gradualmente, si apre alla condivisione del tempo, di idee nuove, di pensieri e di azioni finalizzate alla crescita della comunità. Il progetto GACI ha identificato questi spazi negli oratori della comunità pastorale Ascensione del Signore che, per ragioni diverse, avevano bisogno di rimettere al centro la cura delle relazioni tra chi li frequentava, ma anche di tornare a essere uno spazio aperto, attento e accogliente per tutte quelle persone che nel tempo si sono allontanate. Le azioni intraprese per raggiungere questo obiettivo si sono modulate sulle caratteristiche e risorse specifiche di ognuno dei tre oratori e sulle competenze degli enti, delle associazioni e dei gruppi della rete progettuale.

2. Costruire una rete tra partner variegati

Enti del Terzo Settore con mission e beneficiari diversi, gruppi e parrocchie hanno accettato la sfida del nuovo rappresentato da una realtà ecclesiastica locale che sceglie di aprirsi al lavoro con altre agenzie educative nella consapevolezza che per rispondere adeguatamente ai bisogni educativi dei bambini e dei giovani e alle fragilità familiari sia necessario collaborare con chi ha sviluppato competenze specifiche in questi ambiti. Costruire una rete generativa di possibilità e azioni educative che contribuiscano alla crescita della comunità è l’obiettivo che i partner e gli enti del progetto si sono prefissati di fare.

3. Creare buone prassi tra gli enti della rete GACI

Oggi occuparsi di problematica sociali complesse, come ad esempio la povertà educativa, non può prescindere dal saper intrecciare relazioni e sinergie tra enti, basate su buone prassi affinché ciascuno possa contribuire nel migliore dei modi alla buona riuscita di un intervento. Intervento che sempre più spesso richiede una presa in carico da parte di più realtà con competenze professionali diversificate che, quindi, devono saper dialogare tra loro in modo costruttivo. Creare buone prassi per rispondere nel migliore dei modi ai bisogni dei più fragili è contribuire alla costruzione di un tessuto sociale positivo.

4. Creare un modello replicabile

Ricercare e definire un modello operativo esportabile in altre parrocchie della Diocesi di Milano. La sperimentazione avviata con il progetto GACI auspica di costruire nel tempo un metodo e un approccio alle domande educative contemporanee che possa essere un’efficace strategia di risposta per tutte quelle realtà che affrontano la complessità educativa attuale e futura in sinergia tra parrocchie, associazioni, enti e gruppi.

Le azioni progettuali

Oratorio: incontrare persone e non solo luoghi

Per raggiungere il primo obiettivo il progetto investe sulla presenza degli educatori professionali negli oratori nei pomeriggi infrasettimanali. A loro è affidato il compito di “esserci” per accogliere chi desidera trascorrere il proprio tempo libero in oratorio, ma anche quello di “esserci” per costruire legami che permettano a ciascuno di incontrare persone e non solo luoghi.

Per abitare uno spazio e non semplicemente attraversarlo occasionalmente è necessario aver sperimentato un senso di appartenenza a quel luogo che non può avvenire spontaneamente ma che è necessario pensare e costruire intenzionalmente. La presenza quotidiana, l’impegno e la tenacia degli educatori nel mettere al centro di ogni incontro l’attenzione e la cura di ciascuno costituisce l’elemento cardine della progettazione educativa. Gli oratori vengono così gradualmente vissuti come i luoghi dell’incontro, del gioco libero, delle chiacchiere tra amici ma anche i luoghi dove incontrare educatori disponibili all’ascolto e alla condivisione. È a loro che il progetto chiede di intercettare i bisogni espressi e quelli non esplicitati per ideare azioni generative di una cultura del dare e del ricevere e di un continuo mettersi in gioco per crescere in relazione agli altri.

È su queste basi che l’intervento educativo in oratorio si modula sia per favorire l’aggregazione spontanea sia per incentivare la partecipazione ad attività strutturate. Queste ultime sono pensate e proposte per ciascuna fascia d’età così da rispondere nel migliore dei modi ai bisogni e agli interessi di bambini, giovani e adulti.

  • Per i più piccoli si propongono laboratori educativi che hanno l’obiettivo di agevolare l’incontro tra gruppi di diversa provenienza territoriale e culturale, tra ragazzi e ragazze con storie personali dolorose e spesso taciute e ragazzi con esperienze più serene, tra bambini e bambine non più abituati a stare in gruppo e altri più capaci di trarre vantaggio dall’esperienza gruppale.
  • A questo obiettivo si affianca quello di ampliare le possibilità formative per i più giovani della città attraverso esperienze che altrimenti non potrebbero fare. Laboratori di teatro, musica e sport sono progettati con obiettivi che valorizzano sia l’espressione di sé, di un sé spesso sminuito da adulti poco disponibili ad accogliere le preziosità dei più piccoli, sia la scoperta e la manifestazione dei propri talenti.
  • Per gli adulti si propongono percorsi di sostegno alla genitorialità, differenziati rispetto all’età dei figli e condotti da una psicologa di un ente della rete, con lo scopo di affiancare ai tradizionali percorsi parrocchiali quelli di tipo professionale che, insieme, promuovano forme di benessere personale, familiare e sociale.

Come costruire la rete

Il secondo obiettivo, la costruzione di una rete, si focalizza su tre aree che richiedono di essere esperite in modo graduale e circolare da tutti i gruppi della rete:

  • mettere sul tavolo bisogni e idee, cioè uscire allo scoperto;
  • pensare insieme;
  • fare.

Come prima esperienza di rete i gruppi hanno scelto di pensare a un evento e realizzarlo insieme. È nel fare insieme, infatti, che si avvicinano i confini che negli anni si sono creati tra i diversi enti che operano nello stesso territorio e che, spesso, coinvolgono gli stessi beneficiari. Ma anche un fare che stimola ad ascoltare le idee e le osservazioni degli altri per arrivare a un’idea condivisa.

Per tutti gli enti significa sperimentare l’uscita dall’autoreferenzialità che richiede la capacità di accogliere i bisogni degli altri, i metodi di lavoro differenti e soprattutto richiede la disponibilità a uscire allo scoperto. Mostrare i punti di forza e di fragilità è un passaggio realizzabile all’interno di relazioni istituzionali fondate sulla conoscenza, sul rispetto e sulla collaborazione che, inevitabilmente, richiedono un tempo per essere costruite. Concretamente le principali azioni pensate per fare esperienza di rete sono state due.

  • Le settimane dell’educazione”: due settimane dedicate al tema dell’educazione nelle quali ciascun ente ha partecipato all’ideazione e realizzazione di proposte per tutta la comunità;
  • Estate in Rete”: una proposta estiva che risponde al desiderio comune di dare ai ragazzi e alle loro famiglie l’opportunità di vivere il tempo estivo come tempo di socializzazione e di crescita.

Per molti la posizione iniziale, che il lavoro in rete comportasse un eccessivo dispendio di energie e una perdita di identità e di specificità, si è trasformata nella consapevolezza del valore aggiunto che la collaborazione tra enti con mission diverse dà a ciascun ente e all’intera proposta che si fa alla comunità. Gli enti del progetto GACI hanno scelto di essere una rete generativa di opportunità e di occasioni di crescita.

Buone prassi di collaborazione

Le azioni orientate alla creazione di buone prassi si sono basate sull’emersione della necessità di definire, contestualmente al fare, le strategie più efficaci e più funzionali per una buona collaborazione. Due azioni in particolare si rivelano essenziali per lavorare su questo obiettivo, i progetti “In Bottega” e “Sguardi del Mondo”.

Con il primo progetto si vuole fare comunità vivendo la bottega: uno spazio al centro del cortile di un oratorio che diventa il centro di tante attività e di tanti laboratori. Tante idee, tanti ingranaggi, tante persone che si mettono in gioco per pensare, proporre e realizzare azioni che facciano incontrare donne di culture diverse, adolescenti delle tre parrocchie e dei quartieri monzesi, bambini e adulti di tutte le età.

Con il progetto “Sguardi del Mondo” si vuole ampliare l’offerta interculturale per i quartieri della città a partire dall’insegnamento della lingua italiana. La genesi di queste azioni ha da subito richiesto l’ideazione e l’attivazione di buone pratiche da seguire all’interno della rete GACI.

Valutare per scalare

Per realizzare il quarto obiettivo è stato coinvolto il Centro di Ricerca Airc dell’Università Cattolica di Milano diretto dal professor Mauro Magatti, un istituto di ricerca attivo nel campo delle trasformazioni del welfare e della ricerca di proposte di generatività sociale.

Il Centro di Ricerca collabora con i partner nella strutturazione di un sistema di valutazione delle azioni realizzate attraverso “Giovani e Adulti Crescono Insieme”. L’intento è quello di valorizzare la sperimentazione in corso, indagando il fermento di cambiamento nel mondo cattolico partendo da punti di vista e da competenze differenti, ovvero quelli universitari e quelli operativi-educativi.

Entrambe le prospettive fondano il proprio intervento nella scelta di mettersi in ricerca accettando la sfida di uscire da modelli noti per aprirsi a ciò che di nuovo nascerà da questo progetto.

 

Questo contributo è parte del Focus tematico Collaborare e partecipare, che presenta idee, esperienze e proposte per riflettere sui temi della collaborazione e della partecipazione per facilitare cooperazione e coinvolgimento. Curato da Pares, il Focus è aperto a policy maker, community maker, agenti di sviluppo, imprenditori, attivisti e consulenti che vogliono condividere strumenti e apprendimenti, a partire da casi concreti. Qui sono consultabili tutti i contenuti del Focus.

 

Note

  1. Che dal 2009 riunisce le parrocchie di San Biagio, Santa Gemma e San Pio X, nella parte nord della città