La Commissione europea ha pubblicato il secondo rapporto di monitoraggio sull’attuazione della Garanzia Europea per l’Infanzia (GEI).
La GEI è stata adottata nel giugno 2021 per assicurare ai bambini e alle bambine a rischio di povertà o esclusione sociale un accesso ai servizi essenziali quali istruzione, cura e assistenza all’infanzia, salute, alimentazione adeguata e alloggio dignitoso. Ne abbiamo parlato qui.
Il rapporto mette in luce anche la situazione italiana, che appare articolata e per molti aspetti contraddittoria, con elementi di avanzamento accanto a nodi ancora irrisolti. Andiamo con ordine.
La governance: una buona pratica italiana
Tra gli elementi più apprezzati dalla Commissione spicca il Piano d’Azione Nazionale (PANGI), riconosciuto come esempio di buona governance per il coordinamento tra livelli istituzionali e il coinvolgimento della società civile. Il Piano si è sviluppato attraverso quattro gruppi tematici – istruzione e prima infanzia, salute e nutrizione, contrasto alla povertà e diritto all’abitare, governance – con la partecipazione delle amministrazioni centrali, gli enti territoriali, gli esperti e le esperte e i rappresentanti della società civile, oltre a uno Youth Advisory Board. Il modello è considerato dalla Commissione un riferimento per gli altri Stati membri.
Servizi per la prima infanzia: passi avanti, ma il divario resta
L’accesso ai servizi 0-3 anni è aumentato di 11,9 punti percentuali dal 2019, raggiungendo il 26,6% nel 2024 – tra gli incrementi più rilevanti in UE. Tuttavia, il dato resta lontano da Paesi come Danimarca (65,8%) e Svezia (56,9%), e nasconde profonde differenze territoriali, con il Mezzogiorno particolarmente carente. Sul piano delle politiche, la revisione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) del dicembre 2023 ha ridotto il target di nuovi posti nei servizi 0-3 anni da 264.000 a 150.480 (-43%), con le risorse europee calate da 4,6 a 3,24 miliardi. Le ragioni: aumento dei costi dei materiali da costruzione, difficoltà amministrative dei Comuni più piccoli, e la richiesta europea di escludere dal conteggio i semplici interventi di riqualificazione di strutture esistenti. A dicembre 2024, secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, era stato speso solo un quarto delle risorse disponibili.
La Garanzia Ue per l’Infanzia a cinque anni dall’istituzione: un bilancio critico
Più favorevole la situazione nella fascia 3-5 anni: accesso universalistico e gratuito, con l’84% di partecipazione per i bambini da famiglie a basso reddito. Persistono però costi indiretti – mensa, trasporto, attività complementari – e misure di esenzione distribuite in modo disomogeneo. Anche l’inclusione scolastica mostra luci e ombre: nel 2024 il 76% delle scuole disponeva di postazioni informatiche adattate, ma nell’anno 2021-2022 solo un terzo degli edifici era accessibile agli studenti con disabilità motoria. Mancano inoltre misure specifiche per bambini con background migratorio o a maggior rischio di povertà.
Istruzione: il calo dell’abbandono scolastico è il risultato più solido
Tra il 2021 e il 2024, la quota di giovani che abbandonano il sistema scolastico senza diploma è passata dal 12,7% al 9,8%, avvicinando l’Italia alla media europea e all’obiettivo UE del 9%. Nel 2021 il Paese era il terzo con il tasso più elevato nell’Unione, oggi è tra quelli con i progressi più consistenti. La Commissione collega il risultato a una pluralità di interventi: l’Agenda Sud (577 milioni per 245 scuole meridionali), il cosiddetto Decreto Caivano, il progetto DesTEENazione e l’Agenda Nord (468 milioni).
Restano però ostacoli economici: se i libri di testo primari sono gratuiti, i costi di mensa, trasporto e materiali pesano sulle famiglie. Le misure di sostegno regionali e comunali – accessibili sottosoglia ISEE di 15.493 euro – sono frammentate e raggiungono solo una minoranza degli aventi diritto, spesso con contributi parziali.
La mensa scolastica di Milano: quando la buona pratica locale diventa riferimento europeo
Il sistema di ristorazione scolastica del Comune di Milano è citato esplicitamente come modello europeo. Milano Ristorazione serve circa 77.000 pasti al giorno in oltre 600 strutture, con più del 50% di ingredienti biologici. Il programma integra menù stagionali, laboratori didattici e visite nelle fattorie, trasformando il pasto in occasione educativa.
Il riconoscimento europeo evidenzia però la forte eterogeneità nazionale: la presenza di mense scolastiche varia dal 20% degli istituti in Sicilia all’88% in Valle d’Aosta, e meno della metà delle scuole italiane ne è dotata. Tariffe e agevolazioni variano da Comune a Comune, con famiglie in condizioni simili che affrontano costi molto diversi.
Sanità e salute: un dato allarmante
Il dato più critico riguarda la salute percepita: tra il 2021 e il 2024, la quota di bambini a rischio di povertà che si dichiara in salute “molto buona” è crollata di 20,4 punti percentuali – il calo più marcato nell’intera UE, in netta controtendenza rispetto alla media europea. A confronto, il Portogallo ha registrato nello stesso periodo un aumento di 11,7 punti, mentre la Grecia mostra il 95% di bambini a rischio di esclusione sociale con salute autopercepita positiva.
Il sistema dei “Bilanci di salute”1 garantisce visite periodiche fino ai 14 anni, ma mancano programmi sistematici di screening specialistico (vista, udito, salute dentale) diffusi in altri Stati. Per alcuni vaccini fondamentali si registra una flessione di 1-2 punti percentuali tra 2023 e 2024. Sul fronte della salute mentale, elevati livelli di disagio tra i tredicenni svantaggiati hanno portato all’adozione del Piano Nazionale 2025-2030, di cui è però prematuro valutare l’impatto.
Persistono infine forti disuguaglianze nell’accesso ai farmaci: solo Lombardia e Puglia garantiscono piena copertura farmaceutica ai minori a rischio di povertà.
Alloggio: meglio della media europea, ma con lacune specifiche
Il 15,2% dei bambini vulnerabili vive in famiglie con costi abitativi eccessivi (media UE: 21,1%) e il 20% in abitazioni inadeguate sul piano termico (media UE: 24%). Dati relativamente positivi, ma che riguardano comunque un bambino su cinque in condizioni di disagio.
Restano criticità strutturali: la povertà energetica delle famiglie con figli è assente dal PANGI; il patrimonio di edilizia pubblica e sociale è solo il 4% dello stock abitativo, senza criteri uniformi di accesso o priorità per famiglie con minori. Gli investimenti PNRR sulla rigenerazione urbana (Missione 5, per circa 9 miliardi) devono ancora dimostrare la loro capacità di incidere concretamente sulle condizioni abitative più fragili.
L’Assegno unico funziona, ma non basta
L’effetto dei trasferimenti sociali sulla riduzione della povertà monetaria infantile è cresciuto di 15,9 punti percentuali rispetto al 2019, raggiungendo il 42,1% nel 2024. L’Assegno Unico e Universale, introdotto nel 2022, ha razionalizzato un sistema frammentato, ampliando la platea a categorie prima escluse. Tuttavia, l’esercizio di simulazione (policy swap) del rapporto mostra che l’aumento dei trasferimenti monetari produrrebbero in Italia riduzioni della povertà infantile più contenute rispetto ad altri Paesi.
Cosa propone la strategia dell’Unione Europea contro la povertà
Due le cause probabili: il non-take-up – famiglie aventi diritto che non accedono alle prestazioni – e la carenza strutturale di servizi territoriali. Il caso italiano conferma così l’intuizione centrale della GEI: i trasferimenti producono risultati tangibili e duraturi solo se accompagnati da un’adeguata offerta di servizi.
L’aumento dei minori in struttura: l’Italia va nella direzione opposta
Nel 2025 il 61,8% dei minori allontanati dalla famiglia viveva in strutture residenziali – l’incremento più consistente in UE dal 2017. La GEI e il PANGI indicano nell’affidamento familiare la soluzione da privilegiare, ma i dati mostrano una traiettoria opposta. In Lettonia solo il 9,4% dei minori in cura vive in strutture; Malta ha ridotto il ricorso alle strutture di oltre venti punti percentuali tra il 2022 e il 2025. L’Italia ha fatto il contrario.
Le cause principali sono due. La prima è l’aumento dei minori stranieri non accompagnati: oltre 17.000 a dicembre 2025, quasi tutti in strutture. La seconda è la riduzione delle famiglie disponibili all’affido, scese da oltre 14.000 nel 2010 a poco più di 12.500 nel 2022, per effetto dell’invecchiamento demografico, delle difficoltà economiche e delle complessità burocratiche. Il caso Bibbiano del 2019 ha inoltre contribuito a diffondere sfiducia nel sistema: i bambini finiscono in comunità non per necessità, ma per mancanza di famiglie disposte ad accoglierli.
La sfida dell’attuazione: un bilancio complessivo
L’Italia ha costruito una governance credibile e ottenuto risultati concreti – su tutti la riduzione dell’abbandono scolastico – ma fatica a tradurli in un miglioramento diffuso per i minori in condizione di povertà.
Alla base di questa difficoltà vi sono almeno tre fattori: le persistenti disuguaglianze territoriali nell’accesso ai servizi; il non-take-up che esclude una parte delle famiglie aventi diritto; la disponibilità ancora limitata di strumenti di monitoraggio efficaci. Nel ciclo 2021-2027 l’Italia ha destinato oltre 2,3 miliardi del Fondo Sociale Europeo+ alla lotta contro la povertà infantile. Il ciclo 2028-2034 non prevede più un vincolo specifico di spesa per l’infanzia, aumentando il rischio di redistribuire le risorse verso altre priorità.
La sfida dei prossimi anni sarà quindi duplice: consolidare i risultati raggiunti e utilizzare i nuovi strumenti di programmazione europea per affrontare in modo più efficace le disuguaglianze territoriali che continuano a caratterizzare il Paese.
In questo senso, la qualità della governance mostrata nella costruzione del PANGI dovrà essere accompagnata da una capacità attuativa più solida, affinché gli impegni assunti si traducano in miglioramenti concreti per i bambini e le famiglie più vulnerabili.
Note
- I Bilanci di Salute sono visite periodiche gratuite offerte dal Servizio Sanitario Nazionale, finalizzate a monitorare la crescita e lo sviluppo del bambino. Questi appuntamenti permettono al pediatra di valutare lo stato di salute del bambino, fornire consigli personalizzati e prevenire eventuali problemi.