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Il Governo di Giorgia Meloni è in carica da fine 2022 e, da allora, le Leggi di bilancio che ha voluto sono state nel segno della continuità: hanno mantenuto i conti pubblici in ordine e hanno sempre avuto tra le priorità dichiarate la famiglia e la natalità. 

L’ultima, approvata lo scorso 30 dicembre, non ha fatto eccezione. “È una manovra seria e responsabile, costruita in un contesto complesso, che concentra le limitate risorse a disposizione su alcune priorità fondamentali: famiglie, lavoro, imprese e sanità”, ha commentato sui social media la Presidente del Consiglio. 

Eppure nonostante questo impegno il calo demografico italiano prosegue e i dati relativi alla natalità peggiorano.

Nel 2024, le nascite sono diminuite del 2,6% rispetto all’anno precedente, mentre i dati provvisori per il 2025 relativi al periodo gennaio-luglio indicano un ancora più preoccupante -6,3%. Non solo. Il tasso di fecondità (il numero medio di figli per donna) che nel 2024 aveva raggiunto il minimo storico è anch’esso ulteriormente calato, attestandosi nei primi mesi dello scorso anno su una media di 1,13 figli per donna.

Le politiche del Governo, quindi, per ora, non hanno avuto conseguenze positive. 

E il demografo Alessandro Rosina non ne è sorpreso. 

“Se l’inerzia demografica è più forte rispetto alla risposta politica, le nascite andranno a ridursi sempre di più”, commenta il professore dell’Università Cattolica di Milano. 

Contrastare l’inerzia demografica 

“In Italia, la natalità è bassa da tanto tempo e questo ha compromesso sempre più la struttura demografica, riprende Rosina spiegando che nel nostro Paese si registrano poche nascite perché il tasso di fecondità è basso, ma anche perché i giovani sono sempre meno e quindi sono meno i potenziali genitori. È questa l’inerzia demografica che non riusciamo a contrastare. 

“Di fronte a questo scenario o si agisce in maniera trasformativa, cioè con misure che consentano ai giovani di realizzare pienamente i loro progetti di vita, o altrimenti – aggiunge – l’inerzia demografica rischia di diventare sempre più rilevante”.

Poche nascite e meno figli per donna: per l’Italia il futuro a bassa fecondità è già qui

Il Governo Meloni dice da anni di voler provare a invertire questa tendenza e, per farlo, ha stanziato anche alcuni fondi. L’ultima Legge di Bilancio, infatti, ha destinato 1,6 miliardi di euro al sostegno alla famiglia e alla natalità, arrivando così a circa 3,5 miliardi per il triennio che va dal 2026 al 2028. 

Il punto è quali misure vengono finanziate con queste risorse. 

Cosa prevede la Legge di Bilancio 2026

Per quanto riguarda le scelte politiche, l’ultima finanziaria ha confermato sostanzialmente quanto deciso negli anni precedenti:

  • è stato mantenuto e aumentato il bonus per le madri lavoratrici con almeno due figli, che è passato da 40 a 60 euro mensili; 
  • è stata decisa la decontribuzione totale fino a 8.000 euro per i datori di lavoro privati che “assumono donne, madri di almeno 3 figli” minorenni, senza impiego regolarmente retribuito da almeno 6 mesi; 
  • sono stati prorogati il contributo pagato dall’Inps del valore di 1.000 euro per ogni neonato (o adozione o affidamento) in famiglie con reddito Isee inferiore ai 40.000 euro e il bonus asilo-nido fino a 3.600 euro;
  • è stato potenziato il congedo parentale facoltativo, con la retribuzione all’80% dello stipendio, fino a 3 mesi dopo la fine del periodo di congedo obbligatorio, ora valido fino ai 14 anni del figlio (e non più fino ai 12);
  • vengono favorite le detrazioni fiscali per chi ha un solo figlio, tramite l’applicazione del coefficiente “più favorevole” di 0,85 e un limite di spesa massimo di 11.900 euro (invece di 9.800);
  • vengono stabiliti dei nuovi sostegni per i genitori separati.

Inoltre, ricorda il Ministero dell’Economia e delle Finanze in una nota, al fine di favorire l’accesso a determinate prestazioni agevolate si introduce una revisione della disciplina per il calcolo dell’ISEE. In particolare, viene innalzata da 52.500 a 91.500 euro la soglia del valore della prima casa esclusa dal calcolo ISEE (tetto innalzato fino a 120.000 euro per i nuclei residenti nelle città metropolitane)”.

Un segnale di attenzione verso le famiglie

Le misure approvate sono state giudicate in maniera complessivamente positiva da diverse organizzazioni che si occupano di famiglie. Tra queste, vi è il Forum delle Associazioni Familiari, che ha accolto “con soddisfazione l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2026, che rappresenta un segnale concreto di attenzione verso le famiglie”.

“La Legge di Bilancio introduce una serie di interventi di natura economica, fiscale e di welfare a sostegno delle famiglie, della genitorialità e dei figli: dal rafforzamento del bonus per le mamme lavoratrici a un lieve rafforzamento dei congedi parentali, dalle nuove disposizioni in materia di ISEE alle misure per il settore scolastico, fino agli interventi sul sostegno al reddito e sulla fiscalità”, ha dichiarato il presidente del Forum Adriano Bordignon. 

La natalità in Italia è fatta a “U”

Rendere la vita meno difficile a chi ha già un figlio oggi, però, non significa automaticamente far crescere anche il numero di persone che un figlio decidono di farlo domani. Lo avevamo già scritto analizzando le Leggi di Bilancio 2024 e 2025 e lo stesso ragionamento vale anche per la finanziaria 2026: più che per la natalità, è un provvedimento per le famiglie. “Sono poche le misure che si orientano rispetto ai progetti di vita delle nuove generazioni, mentre sono prevalenti quelle che riguardano chi ha già due o tre figli”, ci spiega ancora il professor Rosina. 

Del resto, dopo le dichiarazioni positive, anche il presidente Bordignon ha aggiunto che “è decisivo affrontare in modo efficace le grandi sfide che il Paese ha di fronte, a partire dal calo demografico” mettendo “in campo politiche familiari coerenti e coordinate.

Se non ora, quando?

Eppure, riprende Rosina, il Governo “continua a replicare le vecchie logiche”, come quelle dei bonus per i nuovi nati mentre non interviene efficacemente su ambiti più cruciali come i servizi per l’infanzia (gli asili nido, soprattutto) o una maggiore condivisione dei compiti di cura tra genitori. Questa, oggi, è ancora fortemente sbilanciata sulle madri e i provvedimenti presi in materia di congedo parentale non spingono in alcun modo verso un miglioramento della situazione. 

Le vere ragioni della crisi di fecondità nel mondo, e in Italia

Ci sono poi questioni più ampie, come quelle relative alla casa e al lavoro, che rendono l’autonomia dei giovani complicata e finiscono per far loro rimandare o abbandonare la scelta di fare figli. E anche su questo il professore non vede provvedimenti adottati dal Governo che possano cambiare il desolante quadro nazionale. “L’idea che mi sono fatto è che non c’è un reale interesse rispetto alle nuove generazioni”, sostiene sconsolato. La politica italiana, a suo parere, considera i giovani “soggetti a carico dei genitori, quindi se ne disinteressa”, portando così a un calo delle nascite che è la logica conseguenza di questa mancanza di misure adeguate. 

E questa Legge di Bilancio ne è la conferma. 

È l’ennesima occasione persa, forse una particolarmente ghiotta.  

“In questo momento – si chiede Rosina – abbiamo, da un lato, l’urgenza della crisi demografica e, dall’altro, un Governo stabile e sensibile su questo tema. Se non mettiamo in campo ora misure strutturali e trasformative quando pensiamo di poter realizzare qualcosa di rilevante su questo fronte?”.

 

 

Foto di copertina: Tim Mossholder, Unsplash.com