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WeWorld è un’organizzazione non governativa italiana indipendente che si occupa di promuovere i diritti di donne, bambini e bambine in 27 Paesi, attraverso progetti di cooperazione, sviluppo e aiuto umanitario. In occasione dell’apertura del festival di WeWorld, tenutosi a Milano dal 22 al 24 maggio, è stato presentato l’indice Mai più invisibili, una ricerca che delinea il livello di inclusione di donne e minori nel panorama italiano.

Queste due categorie sono infatti tra le più esposte al rischio di povertà a causa di un sistema sociale carente e lacunoso sia a livello strutturale che culturale. Per molto tempo i diritti di questi due gruppi sono stati letti e considerati separatamente; di recente, però, è emersa una nuova visione basata da due convenzioni internazionali fondamentali: la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza e la Convenzione sull’eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne.

L’inclusione parte da un concetto di progresso che supera la concezione di potere attualmente diffusa, che porta invece alla discriminazione di genere e alla non considerazione dei minori come soggetti aventi diritto. La condizione necessaria per esercitare diritti individuali è data dalle capacitazioni – come ricordava Amartya Sen già nel 2000 – che tali soggetti dovrebbero possedere. Con questo termine si intende la possibilità effettiva di scegliere liberamente come perseguire i propri obiettivi in base alle aspirazioni e valori personali. Si include in questo il diritto alla salute, il diritto all’istruzione, alla formazione e all’informazione, il diritto al lavoro e alla sicurezza nei luoghi di lavoro, il libero accesso alla vita pubblica e alle risorse pubbliche e il diritto alla mobilità. Queste possibilità assumono forme diverse in base al contesto socio-culturale di cui i soggetti di riferimento sono parte.

I Building Blocks delle azioni concrete

Per puntare ad una piena realizzazione e ad una maggiore considerazione di donne, bambini e bambine, secondo WeWorld bisogna agire su quattro pilastri, o Building Blocks: l’educazione, la salute, l’economia e la società.

Figura 1. I quattro pilastri (Building Blocks) dell’indice di WeWorld
 

Partendo da questo assunto è stato costituito, come detto, l’indice Mai più invisibili, che è composto da una serie di indicatori che interessano quattro dimensioni:

  • il contesto, in cui viene evidenziato l’ambiente, l’abitazione, la sicurezza e la protezione e la violenza contro donne e minori;
  • i bambini e le bambine, per cui troviamo indicatori per la salute, l’educazione, il capitale umano e sociale e il capitare economico;
  • le donne, per cui emergono la salute, l’educazione, le opportunità economiche e la partecipazione politica;
  • la pandemia, per cui sono stati appositamente valutati due indicatori circa la salute e l’educazione.

I risultati: l’inclusività nel contesto italiano

Stando ai risultati presentati, l’applicazione dell’indice al contesto italiano evidenzia come Sicilia, Campania e Calabria siano le ultime regioni in classifica in 21 indicatori su 40. Tra queste e le prime regioni è molto accentuato il divario relativo alle condizioni dei bambini e delle bambine in quasi tutte le dimensioni considerate.


Figura 2. Classifica delle regioni italiane elaborata da WeWorld


Fonte: WeWorld

 

Per quanto riguarda la condizione femminile, si percepisce un forte distacco sia sul piano dell’educazione e della formazione, sia su quello economico e della partecipazione al mercato del lavoro, da cui ne consegue il rischio di cadere in povertà. Questo aspetto è stato reso ancora più critico dalla pandemia da SARS-CoV-2, che ha portato non soltanto ad una diminuzione delle possibilità lavorative ma anche ad un peggioramento della conciliazione vita-lavoro a causa di un impegno maggiore a livello familiare e di cura. Ne abbiamo parlato, ad esempio, in questo contributo e in questo.

Lavoro e pandemia: effetti devastanti per le donne

Come evidenziato anche dai dati Istat, i tassi di occupazione delle donne sono calati del -2,58% dal 2019 al 2020 (mentre quello degli uomini è calato del 1,67%). In merito, il report di WeWorld sintetizza alcuni dei dati che maggiormente evidenziano gli effetti terribili che la pandemia ha prodotto – soprattutto per le donne – in termini occupazionali e lavorativi. Riportiamo qui di seguito alcuni grafici che mostrano concretamente questi mutamenti. Maggiori informazioni sono disponibili nel rapporto, scaricabile qui

Figura 3. Occupati e ore di lavoro (medie annuali)

Fonte: WeWorld su dati Istat

 

Figura 4. Occupazione per genere

Fonte: WeWorld su dati Istat

Figura 5. Variazione % rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente dell’occupazione delle donne

Fonte: WeWorld su dati Istat

Riferimenti

WeWorld index 2021, WeWorld Onlus.