Nell’Unione Europea la denatalità è un problema diffuso, come evidenziano chiaramente i nuovi dati Eurostat sulla popolazione. Ma, tra i 27 Stati membri, l’Italia è quello che ne soffre di più le conseguenze.
Il nostro Paese è infatti quello che ha la minore percentuale di bambini e la maggiore percentuale di anziani rispetto al totale della popolazione. E anche quello con l’età mediana più alta dell’intera Unione.
I dati pubblicati oggi da Eurostat sono relativi al 2025, quando la popolazione UE ha toccato quota 450,6 milioni di persone. “L’impatto dell’invecchiamento demografico nell’Unione europea probabilmente avrà un’importanza fondamentale nei prossimi decenni”, scrive Eurostat a commento dei dati. “Il calo costante dei tassi di natalità e l’aumento dell’aspettativa di vita – continua la nota – stanno trasformando la struttura piramidale della popolazione dell’UE. Probabilmente il cambiamento più significativo sarà il marcato passaggio verso una struttura demografica molto più anziana, un’evoluzione già evidente in diversi paesi dell’UE”. E l’Italia è certamente tra questi.
Meno bambini, più anziani
In UE, lo scorso anno i bambini di età compresa tra 0 e 14 anni rappresentavano il 14,4% della popolazione dell’UE, mentre le persone in età lavorativa (da 15 a 64 anni) costituivano il 63,6% della popolazione. Gli anziani (di età pari o superiore a 65 anni) rappresentavano il 22,0%. Quest’ultimo indicatore è aumentato di 0,4 punti percentuali rispetto all’anno precedente e di 2,9 punti rispetto a dieci anni prima. Le quote di bambini e persone in età lavorativa, invece, sono in calo rispettivamente di 0,2 e 0,5 punti rispetto al 2024.

E l’Italia? Per quanto riguarda i bambini, il nostro Paese è quello che fa peggio in termini percentuali, con appena l’11,9% della popolazione con meno di 14 anni. Seguono Malta (12,1 %) e Portogallo (12,6 %), mentre le percentuali più alte si registrano in Irlanda (18,5%), Svezia (16,8 %) e Francia (16,6 %). Rispetto al 2024, solo due Paesi dell’UE (Lussemburgo e Germania) hanno mantenuto costante la percentuale di bambini nella popolazione nel 2025, mentre negli altri Paesi è diminuita.
Anche per quanto riguarda la percentuale di anziani sul totale della popolazione il nostro Paese è all’estremo: il 24,7% dell’Italia è il dato più elevato dell’UE, seguito da quelli di Portogallo (24,3%) e Bulgaria (24,0%). Lussemburgo (15,2%), Irlanda (15,7%) e Cipro (18,3%) hanno, invece, registrato le percentuali più basse. Nel 2025, rispetto all’anno precedente, la percentuale di anziani è aumentata in 26 Paesi dell’UE.
Quasi 5 anni in più
L’età mediana della popolazione dell’UE è fortemente cresciuta nell’ultimo decennio (Figura 2) e al 1° gennaio 2025 era pari a 44,9 anni. In pratica significa che metà della popolazione dell’UE a quella data aveva più di 44,9 anni, mentre l’altra metà era più giovane.
Come conseguenza dei dati su bambini e anziani già analizzati, l’età mediana della popolazione residente in Italia è quella più a livello europeo: 49,1 anni, quasi 5 anni in più rispetto alla media UE. All’opposto, l’età mediana più bassa tra quella dei 27 Stati membri è invece quella dell’Irlanda, che si ferma a 39,6 anni.

La dipendenza dagli anziani
Un altro dato molto importante da analizzare è l’indice di dipendenza degli anziani, cioè il rapporto tra il numero di anziani – coloro che hanno età pari o superiore a 65 anni e sono generalmente inattivi economicamente – e il numero di persone in età lavorativa – ossia di età compresa tra 15 e 64 anni. Eurostat spiega che questo è un indicatore utile “per studiare il livello di sostegno fornito alle persone più giovani e/o più anziane dalla popolazione in età lavorativa”1.
Nel 2025, l’indice di dipendenza degli anziani per l’UE era del 34,5%, con poco più di 3 persone in età lavorativa per ogni persona di età pari o superiore a 65 anni. Il dato è complessivamente in crescita rispetto al 2024 di 0,6 punti percentuali e aumenti si sono registrati in tutti gli Stati UE. Quelli dove il valore è più basso sono Lussemburgo (22%), Irlanda (23,8%) e Malta (26,6%), con quasi 5 persone in età lavorativa per ogni persona di età pari o superiore a 65 anni. Al contrario le percentuali maggiori si sono registrate in Portogallo (38,6%), Bulgaria (38,7%) e in Italia. Con un indice di dipendenza degli anziani del 39%, il nostro Paese ha anche in questo caso il valore più alto dell’Unione, con meno di 3 persone in età lavorativa per ogni over 65.
“A causa dei cambiamenti demografici, la percentuale di persone in età lavorativa nell’UE sta diminuendo, mentre il numero relativo dei pensionati è in aumento”, conclude Eurostat. “Si prevede che nei prossimi decenni la percentuale di anziani rispetto alla popolazione totale aumenterà in modo significativo. Ciò potrebbe comportare un aumento dell’onere a carico delle persone in età lavorativa, chiamate a sostenere la spesa sociale necessaria per fornire alla popolazione che invecchia una serie di servizi correlati”.
La denatalità e il contestuale allungamento della vita infatti, come abbiamo spiegato quando abbiamo iniziato ad occuparci di questo tema ormai quasi quattro anni fa, è anche un problema per il welfare. In Europa è sempre più evidente, soprattutto in Italia.
Note
- Gli indici presentati nella nota, specifica Eurostat “sono espressi in termini di dimensione relativa delle popolazioni più giovani e/o più anziane rispetto alla popolazione in età lavorativa