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Il 1° dicembre, a Roma, il Forum Disuguaglianze e Diversità ha presentato il Rapporto di ricerca “Patti Educativi Territoriali e percorsi abilitanti. Un’indagine esplorativa”. Realizzato grazie al sostegno di Fondazione Cariplo e Fondazione Paolo Bulgari, lo scopo del Rapporto è esplorare la natura, le finalità e i cambiamenti generati da Patti e Alleanze educative. Questi due tipi di accordi si differenziano per livello di formalità e prospettiva temporale dell’intervento. Eppure sono accomunati dalla collaborazione tra enti locali, scuole e altri soggetti della “comunità educante”. Il loro obiettivo è contrastare le disuguaglianze educative attraverso l’intervento sui diversi fattori che le determinano, soggettivi e di contesto, dentro e fuori la scuola.

I Patti, nella visione di ForumDD, dovrebbero essere posti al centro dell’agenda politica come strumenti utili a promuovere l’uguaglianza delle opportunità educative.

Dopo una breve presentazione da parte di Alessia Zabatino del Coordinamento del Forum e membro del team che ha curato il rapporto, la prima parte dell’evento è stata dedicata alla presentazione dei risultati della ricerca. Nella seconda è stata realizzata una tavola rotonda, coordinata da Andrea Morniroli, Coordinatore e Responsabile del Gruppo Educazione del ForumDD. Alla tavola hanno partecipato: Marco Rossi Doria, Presidente Impresa Sociale Con i Bambini, Vanessa Pallucchi, Portavoce Forum Terzo Settore, Franco Lorenzoni, membro della rete educAzioni, Claudia Pratelli, Assessora alla Scuola del Comune di Roma e infine Fabrizio Barca, Coordinatore di ForumDD e il Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Di seguito si sintetizzano i principali temi emersi in tale sede e la proposta del Forum al Ministro Bianchi per l’individuazione di 100 aree fragili in cui l’esperienza dei Patti si possa in futuro concretizzare anche grazie alle risorse del PNRR.

I Patti educativi territoriali come politica di sviluppo

Come emerso da gran parte degli interventi, i Patti educativi territoriali, detti anche di comunità, si configurano come delle policy che mirano alla crescita e allo sviluppo del territorio. Nelle parole del Ministro Bianchi, infatti, “il Patto educativo di comunità è una politica che ha origine nella scuola, ma diventa parte dello sviluppo territoriale”. Per realizzarli, sono necessarie alcune condizioni. Innanzitutto, ha sottolineato sempre il Ministro, è fondamentale innescare un reciproco apprendimento tra scuole, istituzioni e Terzo Settore, dando avvio ad un processo di policy making collettivo, che coinvolga tutta la comunità locale, che assume il ruolo di comunità educante.

Secondo l’opinione di Marco Rossi Doria, presidente dell’Impresa Sociale Con i Bambini, questo però diventa possibile solo con una strategia di lungo termine, che non deve essere basata sul principio di concorrenza fra scuole e territori, ma piuttosto sulla coesione di intenti. Infatti, insegnanti e dirigenti scolastici, da una parte, ed educatori esterni alla scuola, dall’altra, devono rendersi conto che “da soli non si può realizzare nulla e che la loro collaborazione è centrale”, come evidenziato da Franco Lorenzoni della Rete EducAzioni. Solo in questo modo si può conquistare la fiducia di ragazze e ragazzi che vivono nelle situazioni più difficili. Lavorando insieme a loro e presentandosi come volenterosi e, in qualche modo, “esagerati”.

In questo senso, il malessere che i giovani stanno vivendo in questo periodo è una condizione che appartiene a tutto il territorio in cui vivono, ha concordato il Ministro Bianchi. Nelle parole di Claudia Pratelli, Assessora alla Scuola, Formazione e Lavoro del Comune di Roma, il rapporto tra scuola e territorio deve configurarsi come “un doppio movimento, in cui le scuole siano supportate e sollecitate ad accogliere nei propri spazi fisici e immateriali ciò che deriva dal territorio da una parte, come nell’esperienza delle scuole aperte, dall’altra che le scuole escano dalle proprie mura, proponendosi al territorio come punto di riferimento”.

Franco Lorenzoni ha però specificato che i Patti educativi non si devono concepire come un modello unico, ma come uno strumento flessibile che possa condurre a una nuova prospettiva per fare scuola.

Le responsabilità delle istituzioni e il ruolo del Terzo Settore

I Patti educativi territoriali, ha affermato il Coordinatore e Responsabile del gruppo Educazione ForumDD Andrea Morniroli, sono luoghi di fortissima integrazione tra pubblico e privato (sociale e profit). Una partnership in cui le istituzioni non delegano responsabilità, bensì si coordinano per colmare vuoti.

Questa è una condizione fondamentale affinché i Patti funzionino: come suggerito dalle raccomandazioni del Rapporto del Forum, ha ricordato Marco Rossi Doria, “la cooperazione deve stare innanzitutto a monte, nelle istituzioni”, che però, come sottolineato da Claudia Pratelli, sono pressate dal quotidiano lavoro di amministrazione della macchina burocratica, restia al cambiamento.

In questo rapporto, la coprogrammazione e la coprogettazione diventano il “filo conduttore che governa la rigenerazione complessiva della comunità”, come affermato da Vanessa Pallucchi, Portavoce Forum Terzo Settore, che ha suggerito due nodi su cui sviluppare l’intesa pubblico-privato: da una parte, istituzionalizzare i Patti come modello di governance per sintetizzare energie e risorse del territorio, senza però giungere a un ingessamento; dall’altra, riconoscere comunque il ruolo della relazione non formale, che grazie alla sua flessibilità può esprimere modalità didattiche innovative.

La proposta al Ministro Bianchi

Le riflessioni scaturite dalla ricerca hanno portato gli esponenti del Forum Disuguaglianze e Diversità, della Rete Educazione e di Save the children a scrivere una lettera aperta al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi, proponendo che i fondi del PNRR finanzino una sperimentazione che accompagni Patti educativi territoriali e Alleanze educative in 100 aree fragili del Paese, superando la logica del finanziamento a pioggia di breve periodo. Sono state individuate queste aree fragili, ha specificato Andrea Morniroli, perché le esperienze riportate nel rapporto dimostrano che proprio nelle aree di maggiore fragilità emergono prove di cambiamento e resilienza.

Il Ministro, durante l’incontro, ha confermato la sua disponibilità e ha riconosciuto l’importanza dei Patti come fondamentale politica educativa e territoriale. “Abbiamo un investimento nel PNRR che riguarda proprio la riduzione dei divari e della dispersione scolastica, a cui vi invito a partecipare” ha affermato Bianchi. Ribadendo poi che l’obiettivo è quello di costruire reti solide, non soltanto nelle 100 aree individuate, ma in tutto il Paese. È però importante, ha continuato il Ministro, avere dei chiari parametri di riferimento per misurare l’efficacia di tali misure. Questo poiché le risorse del PNRR arriveranno di tre mesi in tre mesi, in base allo stato di avanzamento delle progettualità. In questo senso, le raccomandazioni espresse nell’indagine di ForumDD sono per il Ministro Bianchi “interessanti, perché offrono un contributo reale per fornire delle linee guida alla costruzione dei patti”.

Cosa serve per far funzionare i Patti?

Fabrizio Barca, Coordinatore di ForumDD, ha chiuso la tavola rotonda che ha delineato una serie di indicazioni operative per l’implementazione dei Patti.

In primo luogo, Barca ha affermato che, poiché la normativa europea stabilisce che le modalità di finanziamento debbano essere trasparenti, la modalità migliore per sostenere i Patti sia tramite una coprogettazione, anche se attualmente la modalità prevista dal PNRR è tramite bandi.

In secondo luogo, Barca ha sottolineato la necessità di formulare delle linee di indirizzo nazionali per l’avvio dei Patti che possano essere interpretabili in base alle esigenze e necessità del territorio.

Il terzo aspetto fondamentale è di investire parte dei fondi del PNRR per costruire una rete che diventi un presidio nazionale per Patti e Alleanze educative.

Infine, è necessario realizzare un sistema di valutazione e monitoraggio efficace, con un insieme di indicatori che possano dare un quadro completo di come sta evolvendo la situazione educativa del Paese nella sua complessità.
 


#DisuguaglianzeEducative

Questo approfondimento è stato realizzato nell’ambito della ricerca “Diritto all’istruzione, disuguaglianze educative e partecipazione” che Secondo Welfare sta realizzando per ActionAid.