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In questo articolo Paola Gilardoni, Segretario Regionale CISL Lombardia, ci propone alcune riflessioni inerenti le politiche di sostegno alla famiglia nel contesto lombardo, emerse nel corso del webinar "La famiglia al centro" organizzato da Cisl Lombardia (che è possibile rivedere qui).


Tra i soggetti meritevoli di attenzione e sostegno la famiglia, alla luce della sua predisposizione naturale a concretizzare interventi di rilevanza sociale, inclusivi e sostenibili per la comunità, rappresenta una priorità. Come ci hanno dimostrato questi mesi di emergenza sanitaria, la famiglia svolge infatti una straordinaria funzione di sostegno relazionale, sociale, educativo ed economico a cui prestare attenzione. Il sostegno alle famiglie implica tuttavia un sistema di interventi integrato per tipologia di tematiche trasversalmente affrontate, in cui rientrano ad esempio la genitorialità, la conciliazione vita lavoro, i caregivers per la non autosufficienza e i progetti dedicati alle persone con disabilità.


Il legame tra conciliazione e lavoro

La famiglia e l’esperienza del lavoro sono dimensioni costitutive della crescita della persona e della stessa comunità. L’incontro di queste due dimensioni genera nuovi bisogni che richiedono innovativi interventi di sostegno e tutela delle persone.

Il bisogno di armonizzazione dei tempi di vita e di lavoro è una di quelle esigenze che non trova immediata riposta nei tradizionali sistemi di protezione ed è una esigenza per lo più in capo alle donne, anche se in realtà coinvolge l’intera famiglia. In Lombardia delle 13.996 dimissioni/risoluzioni convalidate dall’Ispettorato del lavoro nel 2019, ben 11.105 sono state di donne lavoratrici (per approfondire si veda il report 2020 del INL). Fra le motivazioni delle dimissioni la più ricorrente risulta proprio la difficoltà di conciliare l’occupazione lavorativa con le esigenze di cura dei figli. Le principali ragioni di tali situazioni sembrano essere riconducili alle difficoltà di accesso ai servizi di cura, anche per via dei costi a volte elevati, alla rigidità dell’organizzazione di lavoro in azienda, difficilmente compatibili con le esigenze di flessibilità richieste dai genitori, e ai limiti delle reti di supporto territoriali.

Le misure a sostegno della conciliazione rappresentano quindi strumento a supporto dell’occupazione dei genitori che lavorano ma permettono anche l’inserimento di chi ha responsabilità genitoriali e cerca lavoro. Un elemento, quest’ultimo, da tenere in forte considerazione visto che in Lombardia nel IV trimestre 2020 (dati Unioncamere Lombardia) il tasso di occupazione tra uomini (74%) e donne (59,9%) presentava un divario di circa 14 punti percentuali. Tali misure tradotte in servizi per le famiglie rappresentano inoltre un valore nel contempo per la comunità, in quanto generatrici e promotrici di lavoro e occupazione sul territorio.


Dove intervenire

Le principali aree di intervento a sostegno delle famiglie, e delle lavoratrici in particolare, si concretizzano nel sistema dei servizi sul territorio ma anche negli interventi promossi nelle imprese, ad esempio attraverso piani di welfare aziendale, che possono peraltro integrarsi grazie a un’adeguata programmazione delle politiche di conciliazione regionali. 

Una prima linea di intervento dovrebbe essere orientata proprio al potenziamento dei servizi territoriali alla famiglia, come nidi, servizi educativi e scuole dell’infanzia. Sarebbe quindi opportuno agevolare la frequenza a questa offerta educativa, introducendo strumenti e modalità appositamente dedicati a sostenerne il costo di iscrizione. Secondo i dati Istat, il 18,5% delle famiglie in Italia che non utilizzano il nido sono condizionate proprio dal costo del servizio. L’intervento tra l’altro potrebbe risultare funzionale anche alla sostenibilità dell’offerta del sistema lombardo di integrazione 0/6, al quale concorrono nei diversi ordini, servizi e scuole pubbliche, paritarie private e comunali. Dedicati interventi inoltre andrebbero indirizzati a sostegno dei servizi pre e post scuola e periodi ponte, cosi da agevolare la gestione dei tempi e orario di lavoro e di cura dei genitori.

Sul fronte degli interventi in azienda, una organizzazione del lavoro e degli orari più flessibile, potrebbe tenere maggiormente in considerazione le esigenze di cura delle lavoratrici e dei lavoratori nel corso della vita. Per esempio potrebbe essere utile un uso più esteso dello smart working, innovativo modello organizzativo che si è diffuso ampiamente nel corso dell’emergenza sanitaria, da regolarsi per via contrattuale. Il sindacato in questo senso, attraverso la contrattazione, potrebbe svolgere un ruolo molto importante per realizzare pratiche di welfare aziendale più attente al sostegno alla genitorialità, all’educazione e all’istruzione con misure specifiche come i contributi per l’iscrizione agli asili e ai servizi pre o post scuola, per l’acquisto della strumentazione informatica. Si tratterebbe di prassi capaci di coniugare obiettivi di crescita aziendale con il benessere delle donne e degli uomini nel mondo lavoro.


Più sinergia tra pubblico e privato

In quest’ottica ci sono però due aspetti da considerare. Da un lato c’è la necessità qualificare maggiormente i piani di welfare aziendale, così da poter intercettare e rispondere alle istanze poste dalle famiglia; dall’altro l’opportunità di incrementare l’utilizzo di strumenti di welfare integrativo da parte delle imprese, anche attraverso specifici obiettivi da sostenersi con dedicati interventi premiali regionali.

A partire da esperienze già avviate in Lombardia, si potrebbero incentivare sistemi di rete tra imprese, soggetti pubblici e del terzo settore, tesi a introdurre innovativi piani di welfare aziendali/territoriali orientati a favorire l’offerta integrata di misure e servizi per le persone e le famiglie, anche con il ricorso delle risorse della prossima programmazione Europea 2021/20207.

Considerato il contesto ed i nuovi bisogni connessi anche all’emergenza sanitaria sarebbe inoltre da valutare un aggiornamento dell’ultima programmazione regionale delle Reti e Piani di conciliazione territoriali, che risale al 2019, da finalizzarsi al rafforzamento ed estensione dei piani territoriali di conciliazione. La definizione dei prossimi piani operativi regionali e dei progetti connessi all’utilizzo del fondo sociale e del fondo di sviluppo regionale 2021/2027 pensiamo possa rappresentare una utile occasione per promuovere politiche di sostegno alla famiglia in Lombardia.

L’attuazione del Fattore Famiglia Lombardo

Un altro importante strumento da perfezionare e rilanciare è rappresentato dal cosiddetto Fattore Famiglia Lombardo (FFL) introdotto con la legge regionale 10/2017 quale strumento universale di accesso alle misure di welfare lombardo, a partire dalle aree di applicazione già indicate nella norma regionale (come la Dote scuola e il trasporto pubblico locale). Dopo diverse fasi di sperimentazioni, la Cisl Lombardia ritiene fondamentale portare a completa attuazione la misura. 

In primo luogo, per favorire omogeneità di accesso e trattamento a parità di medesime condizioni delle famiglie sul territorio regionale, sarà opportuno che l’indicatore economico del FFL possa valere anche per la definizione di eventuali compartecipazioni e per le prestazioni sociali erogate dai Comuni e Ambiti, definite da Regione Lombardia, con finanziamenti europei, nazionali o regionali. Secondariamente, il FFL potrebbe favorire una riflessione sulla definizione del quoziente famigliare anche ai fini del calcolo dell’Irpef regionale. La leva fiscale è fondamentale per riconoscere il valore sociale della famiglia, al fine di tenere in considerazione i maggiori oneri economici derivanti dalla presenza dei carichi famigliari.

Il FFL si caratterizzerebbe così quale esperienza innovativa in Italia, da potersi in tal modo assumere a riferimento per una successiva estensione, oltre che fungere da volano al più complessivo dibattito sullo sviluppo delle politiche nazionali per la famiglia. Sarebbe altresì interessate capire come sarà l’Assessorato alla Famiglia intenda definire gli algoritmi necessari allo strumento, ma anche le altre misure necessarie per l’applicazione – che si spera vadano verso una semplificazione delle modalità di accesso – e il successivo monitoraggio. In questo senso la Cisl è interessata a continuare gli approfondimenti, anche per la definizione dell’algoritmo, e a seguire la predisposizione degli atti conseguenti alla legge regionale 10/2017 ed il monitoraggio della sua applicazione.