Quando una persona viene dimessa da un reparto psichiatrico, cosa succede davvero? Spesso succede poco, o troppo poco. Un appuntamento fissato a distanza di settimane, un passaggio di consegne solo formale tra servizi, una famiglia che prova a tenere insieme ciò che il sistema lascia frammentato. È in questi interstizi – tra dimissione e territorio, tra cura e vita quotidiana – che si consuma una delle crisi più profonde del welfare contemporaneo.
Il presente articolo vuole approfondire il tema prendendo in considerazione l’esperienza di Bologna sul Budget di Salute (BdS), offrendo una lettura politico-pedagogica di tale dispositivo. Il BdS si può infatti configurare come infrastruttura territoriale capace di intrecciare cura, lavoro e cittadinanza. E attraverso l’analisi delle tensioni tra standardizzazione e personalizzazione, tra logiche competitive e coprogettazione, emerge come banco di prova della qualità democratica del welfare contemporaneo.
Salute mentale e privatizzazione del rischio
Negli ultimi decenni, alla crescita delle vulnerabilità sociali si è accompagnata una progressiva frammentazione istituzionale: aumentano gli attori coinvolti, ma diminuisce la capacità del sistema di garantire continuità nei percorsi di vita. I servizi tendono a organizzarsi per prestazioni, rispondendo a bisogni puntuali, mentre le biografie delle persone restano segnate da interruzioni, passaggi a vuoto e responsabilità disperse.
Questa dinamica produce una progressiva privatizzazione del rischio, in cui la fragilità viene spostata dallo spazio pubblico a quello domestico (Castel, 2004; Ranci & Pavolini, 2015).
Nell’ambito della salute mentale questa crisi si può vedere con maggiore chiarezza. I ricoveri ospedalieri affrontano l’urgenza clinica, ma raramente si integrano in un progetto di vita strutturato. Le dimissioni avvengono spesso senza una regia territoriale definita. I servizi intervengono in modo intermittente e settoriale. Le famiglie finiscono così per supplire a funzioni educative, organizzative e talvolta persino cliniche che dovrebbero restare pubbliche.
Il Budget di Salute
In questo scenario si colloca il Budget di Salute (BdS). Si tratta di un dispositivo pubblico-territoriale che integra risorse sanitarie, sociali e comunitarie per sostenere un progetto di vita personalizzato, costruito con la persona e non sulla persona. Questa differenza non è solo linguistica: significa spostare il baricentro dalla prestazione alla persona come soggetto di diritti, desideri e scelte possibili. In questa prospettiva il BdS non è una somma di interventi, ma un processo che accompagna traiettorie di vita complesse e non lineari, fatte di avanzamenti, pause e regressioni. L’autonomia non è mai data una volta per tutte, ma si costruisce nel tempo attraverso sostegni flessibili e negoziati tra servizi, comunità e persona.
Nato nel solco dei processi di deistituzionalizzazione avviati con la legge 180/1978 e con la legge 833/1978 istitutiva del Servizio Sanitario Nazionale, e successivamente rafforzato dal quadro dei Livelli Essenziali di Assistenza e dalle politiche nazionali per la salute mentale, il BdS non è quindi un mero strumento tecnico di finanziamento individuale, ma rappresenta una diversa modalità di organizzare il welfare territoriale, perseguendo la concreta attuazione del diritto alla salute attraverso l’integrazione sociosanitaria.
In questa prospettiva esso assume anche la forma di un dispositivo democratico, capace di attivare nei territori processi di corresponsabilità tra istituzioni pubbliche, servizi di salute mentale, servizi sociali, educatori, cooperative e imprese sociali, associazioni e familiari (Starace, 2024). In tale ottica, il suo presupposto politico è chiaro: la fragilità psichica non sospende i diritti di cittadinanza.
Un potenziale pedagogico trasformativo
È però soprattutto la lente pedagogica a restituire il potenziale trasformativo del dispositivo. Le politiche infatti non producono solo prestazioni, ma generano apprendimenti e cambiamenti nei territori (Biesta, 2012; Tramma, 2017). E in tal senso il Budget di Salute accompagna processi di vita, sostiene autonomia e costruzione di competenze attraverso forme di apprendimento sociale, mobilita in modo coordinato risorse sanitarie, sociali, economiche e comunitarie.
Nell’ambito della salute mentale, queste azioni ne fanno lo strumento organizzativo finalizzato a raggiungere gli obiettivi previsti dai Progetti Terapeutico-Riabilitativi Individualizzati (PTRI), fondati su valutazione multidimensionale e coordinamento continuo tra sanitario, sociale ed ecosistema territoriale.
Qui emerge un intenso lavoro sistemico spesso invisibile: traduzione tra linguaggi professionali, negoziazione dei confini di competenza, costruzione di fiducia tra attori eterogenei.
Da misura a regia: il caso di Bologna
L’implementazione del BdS nell’Ausl Bologna è emblematica da questo punto di vista: esso è stato introdotto non come progetto aggiuntivo, ma come leva per riorientare l’intero impianto riabilitativo, mediante l’utilizzo degli strumenti introdotti dalla riforma del Terzo Settore, in particolare dall’articolo 55, che ha reso possibile avviare percorsi di co-programmazione tra amministrazione pubblica e attori territoriali. Questi hanno rappresentato il primo passaggio per costruire un vero e proprio cantiere aperto di lavoro interistituzionale, facendo emergere criticità sistemiche che rimanevano invisibili quando i diversi settori operavano separatamente all’interno delle proprie missioni.
L’esperienza bolognese ha scelto consapevolmente di non puntare inizialmente sull’espansione quantitativa dei progetti, ma sulla sperimentazione e sull’innovazione dei processi, mantenendo numeri contenuti per investire nella qualità delle pratiche e nella costruzione di nuove modalità di governance territoriale capaci di sostenere nel tempo i progetti di vita.
Il Dipartimento di Salute Mentale e Dipendenze Patologiche (DSM-DP) della Ausl di Bologna – che si articola in 15 Centri di Salute Mentale (CSM) che erogano i servizi sul territorio della Città Metropolitana – ha progressivamente spostato risorse dalla residenzialità ai progetti personalizzati, ridefinendo i rapporti con il Terzo Settore e introducendo strumenti comuni di progettazione e monitoraggio (Negrogno & Zani, 2024; Trono et al., 2025). Questo processo ha reso visibili tensioni strutturali profonde: tra logiche competitive e coprogettazione, tra standardizzazione amministrativa e personalizzazione educativa, tra sostenibilità economica e continuità dei percorsi.
Nel periodo 2022-2024 emerge un passaggio significativo: il BdS funziona sempre meno come “misura” e sempre più come forma di regia territoriale. Nel solo 2023 il DSM-DP ha seguito oltre 17.000 utenti, circa 650 con PTRI e BdS, con più di 500 rivalutazioni strutturate. Ancora non si tratta di numeri elevati, come si è detto, perché il focus attualmente è centrato sul necessario cambiamento di logica: dall’erogazione di servizi standardizzati alla costruzione di traiettorie integrate che tengono insieme cura, lavoro, abitare e cittadinanza.
Un nuovo dispositivo per il welfare territoriale
Il BdS agisce così come dispositivo critico del welfare territoriale. Non elimina i conflitti: li rende visibili. Espone le discontinuità tra livelli istituzionali. Costringe i servizi a interrogarsi sulla propria capacità di garantire stabilità progettuale. Trasforma le interruzioni dei percorsi in indicatori sensibili della qualità del sistema.
Il nodo decisivo resta la governance. Senza una regia territoriale riconoscibile, figure di attraversamento e spazi reali di coprogrammazione e coprogettazione, il BdS rischia di essere normalizzato entro routine amministrative, perdendo la propria portata trasformativa.
Il Budget di Salute, dunque, non è una semplice misura organizzativa, ma un dispositivo che chiama i territori a ripensare la cura come responsabilità pubblica condivisa tra servizi, istituzioni e comunità.
Per approfondire
- Biesta, G. (2012). Becoming public: Public pedagogy, citizenship and the public sphere. Social & Cultural Geography, 13(7), 683–697.
- Castel, R. (2004). L’insicurezza sociale. Einaudi.
- Negrogno, L., & Zani, B. (2024). L’applicazione del Budget di Salute a Bologna: razionalizzazione o creatività? Welforum.it.
- Ranci, C., & Pavolini, E. (2015). Le politiche del welfare, Bologna, Il Mulino
- Starace, F. (2024). Il Budget di Salute come strumento per l’integrazione sociosanitaria. Prospettive Sociali e Sanitarie, Roma, Il Pensiero Scientifico Editore.
- Tramma, S. (2017). Pedagogia sociale. Guerini.
- Trono, V., Covili, M., Negrogno, L., Tabuso, A., Lucchi, F., & Zani, B. (2025). Il Budget di Salute a Bologna. https://www.welforum.it/il-budget-di-salute-a-bologna/ (url consultato l’8 febbraio 2026)