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Nel dibattito pubblico sui servizi per l’infanzia si parla spesso di carenza di personale, burnout, fuga dalle professioni educative. Eppure, a partire da un’indagine esplorativa promossa nell’ambito del progetto Con i Bambini – selezionato dal Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile e coordinato dalla Società Cooperativa Sociale Sumo – emerge un dato controcorrente: il benessere delle educatrici può essere coltivato, sostenuto e reso strutturale attraverso scelte territoriali lungimiranti.

L’esperienza nasce dentro il progetto Paidia, che vede tra i partner il Comune di Bassano del Grappa, con il coinvolgimento operativo della Fondazione Pirani Cremona, accanto all’autorevolezza scientifica della Fondazione Università Ca’ Foscari. Ma il quadro che emerge va oltre i confini di un singolo territorio e offre spunti di sistema per tutti i servizi 0-3.

Una fotografia inattesa

All’interno di uno dei sei tavoli di rete attivati da Paidia, un gruppo multiprofessionale – composto da psicologhe dell’età evolutiva, psicomotriciste, musicoterapeute e coordinatrici di nido – ha promosso un questionario rivolto a circa 100 educatrici dei servizi 0-3.

I risultati, pur senza pretesa di rappresentatività statistica, restituiscono un’immagine sorprendente: l’80% delle rispondenti valuta positivamente il proprio ambiente di lavoro (59% “positivo” e 20% “molto positivo”), mentre il 90% individua nelle relazioni tra colleghe – collaborazione, scambio, sostegno reciproco – il principale fattore di benessere professionale.

Come sottolinea Maurizio Busacca, Professore Associato di Sociologia economica e delle politiche sociali presso l’Università Ca’ Foscari Venezia, questi dati appaiono contro-intuitivi rispetto alle narrative dominanti:”il burnout non è un destino ineluttabile. Può essere contrastato da precise scelte di investimento sulla formazione continua, sulla supervisione e sulla costruzione di reti professionali”.

Non si tratta di negare le criticità – carichi emotivi elevati, complessità relazionale, bisogno di maggiore supporto psicologico – ma di riconoscere che esistono contesti capaci di costruire anticorpi organizzativi e culturali.

Il ruolo decisivo della rete

Due elementi emergono come fattori strutturali di questa “anomalia positiva”.

Il primo è il lavoro di rete. Il Coordinamento Nidi del territorio bassanese – nato dal basso e promosso dalla Fondazione Pirani Cremona fin dal 2002 – rappresenta uno spazio stabile di confronto e coprogettazione tra pubblico e privato, educativo e sanitario. Non un organismo burocratico, ma un’infrastruttura relazionale che intercetta bisogni formativi, mette in comune risorse, previene l’isolamento professionale.

Il secondo è la sussidiarietà tra pubblico e privato sociale. L’esperienza mostra come la qualità del sistema non dipenda dalla natura giuridica del gestore, ma dalla governance territoriale, dal coordinamento pedagogico e dalla condivisione di standard comuni. Nidi comunali, integrati, cooperative sociali, fondazioni: la pluralità diventa risorsa quando è accompagnata da visione e regia.

Come evidenziato anche dall’Assessora Marina Bizzotto, il sostegno alla professionalità educativa passa dalla capacità di “anticipare problemi e difficoltà”, investendo su formazione e strumenti di elaborazione delle sfide relazionali.

Dalla rilevazione all’azione: piste operative

Il Tavolo multiprofessionale non si è limitato alla raccolta dei dati, ma ha tradotto le evidenze in proposte concrete, mettendo a disposizione workshop e percorsi formativi centrati su:

  • osservazione e ascolto del linguaggio corporeo e non verbale;
  • sperimentazione della supervisione come pratica ordinaria;
  • uso consapevole della voce e della comunicazione efficace.

La ricerca, la prima lettura dei dati e le piste progettuali sono state curate da un gruppo di coordinatrici di nido, professioniste dell’area psicologica e neuropsicomotoria, musicoterapeute e referenti pedagogiche, in un lavoro corale che testimonia come la qualità educativa sia sempre esito di competenze plurali.

Da Paidia una lezione per il sistema 0-3

In una fase storica in cui l’attenzione è concentrata sull’aumento dei posti nido e sull’accesso delle famiglie ai servizi, questa esperienza invita a spostare lo sguardo: la qualità non si misura solo in termini di copertura quantitativa, ma nella capacità di prendersi cura di chi si prende cura.

Investire sul benessere delle educatrici significa investire sulla stabilità dei servizi, sulla continuità educativa, sulla prevenzione del turnover, sulla qualità delle relazioni con bambini e famiglie. Significa riconoscere che il welfare dell’infanzia è, prima di tutto, un welfare professionale.

L’esperienza maturata nell’ambito di Paidia mostra che reti territoriali solide, formazione continua, supervisione e coordinamento pedagogico non sono costi accessori, ma infrastrutture essenziali. E suggerisce che il contrasto alla povertà educativa minorile passa anche – forse soprattutto – dalla costruzione di comunità professionali competenti e sostenute.

Perché il benessere dei bambini inizia dal benessere delle educatrici.

 

La ricerca, la prima lettura dei dati e le piste progettuali in risposta alle esigenze emerse sono state curate da: Anita Didoni, Martina Campagnaro, Silvia Meneghetti, Marita Sangama, (rispettivamente coordinatrici del Nido Integrato Vittoria Albertoni di Tezze sul Brenta, del Nido Integrato Fondazione Giulia Furlan di Cartigliano, del Nido Comunale di Rossano-Cooperativa La Goccia, del Micronido La Coccinella di Pove del Grappa,) Carlotta Padovan (musicoterapeuta e referente regionale Progetti Nati per la Musica), Michela Marchet ed Elena Stefani (psicologhe e psicoterapeute Ass. Albba e Centro dr. Bova di Bassano), Francesca Benedetti e Francesca Scotton (neuropsicomotricista Cooperativa Sociale Jonathan, Bassano e Zanè) e da Stefania Fabbro (Fondazione Pirani Cremona – Nido Integrato montessoriano- Coordinamento Nidi e Progetto Paidia).
Foto di copertina: Gabe Pierce, Unsplash.com