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Ci sono organizzazioni non profit che inseguono affannosamente il cambiamento tramite il digitale.
E ce ne sono altre, invece, che nascono naturalmente digitali e usano gli strumenti tecnologici per rispondere a nuovi bisogni, o per affrontarne di vecchi in maniera innovativa. Quest’ultimo è il caso di Mama Chat.

Dal 2017 l’associazione ha aiutato gratuitamente più di 67.000 donne, ragazzi e ragazze ad affrontare situazioni di violenza e di disagio psicologico nascosto. Il tutto, come suggerisce il nome, grazie ad una chat.

“È uno strumento con cui poter chiedere aiuto in maniera accessibile, facile, discreta, anonima e gratuita”, spiega Margherita Fioruzzi, co-fondatrice insieme al marito Marco Menconi di Mama Chat e attuale presidente dell’organizzazione.

“Ci occupiamo in maniera trasversale di supporto psicologico e sociale, con un’attenzione verticale sulla maternità, sulla donna, sul genitore, sulla violenza e sulla salute psicologica degli adolescenti, i quali sono arrivati durante la pandemia e sono diventati sempre più importanti come categoria di beneficiari”, aggiunge.

Fioruzzi, prima di lanciarsi nell’avventura di Mama Chat e dopo la formazione in psicologia, ha lavorato nel Terzo Settore. In particolare, si è occupata di povertà e sostegno a donne e madri. “Da quell’esperienza diretta è nata l’idea di colmare la distanza che osservavo fra le donne isolate in casa e la comunicazione per i servizi loro dedicati”, ricorda.

Un nuovo strumento per un vecchio bisogno

Per portare le donne in difficoltà verso gli sportelli di supporto o i centri antiviolenza, prima del 2017, lo strumento più diffuso era il telefono, con i numeri gratuiti che si possono chiamare per chiedere aiuto, come il 1522 per le situazioni di violenza, ancora oggi attivo e importante.

Per prima cosa, spiega la presidente di Mama Chat, “abbiamo cercato e analizzato quelle che potevano essere le best practice del settore”. Poi, Fioruzzi e Menconi, con una formazione da ingegnere ed esperienze professionali nella consulenza e nel settore tecnologico, si sono chiesti che cosa si potesse fare di diverso, in aggiunta all’esistente. “Ci siamo domandati che cosa già facessero i numeri di telefono e che cosa, invece, avrebbe potuto fare una chat, spiega Fioruzzi.

L’intensità scoraggia la genitorialità?

Unendo le competenze complementari di Fioruzzi e Manconi, Mama Chat ha sviluppato uno strumento nuovo, con al centro l’idea di accessibilità. “Questo concetto ha due accezioni diverse nel Terzo Settore e nel mondo digitale, ma in realtà abbiamo scoperto che si possono assomigliare molto”, ragiona Fioruzzi.

Il risultato è una chat, in cui è molto facile entrare e che è attiva in alcuni orari e giorni della settimana. Per accedervi, basta andare sul sito dell’organizzazione nei momenti indicati e, dietro lo schermo, rispondono delle psicologhe volontarie, appositamente formate per questo tipo di servizio. Nei primi due anni di vita, l’organizzazione ha raggiunto circa 3.000 persone, anche grazie ai fondi ottenuti vincendo un premio del giornale online Wired per la “Migliore Startup del Welfare Italiano”.

Senza filtri, senza paura, senza tabù

“Parlandone ora sembra che nel 2017 avessimo scoperto l’acqua calda”, ragiona Fioruzzi. In realtà, in quel momento la pandemia non era ancora arrivata e il ricorso ai servizi online di ogni tipo – compresi quelli psicologici – era tutt’altro che scontato.

“Parlare dietro ad uno schermo facilita la richiesta d’aiuto. Consente di parlare senza filtri, senza paura, senza tabù e quindi tutto questo si è rivelato essere estremamente utile per far emergere problematiche che rimanevano molto più nascoste di quanto non lo siano oggi”, aggiunge.

Il potere di Mama Chat, quindi, sta soprattutto nel far emergere le problematiche di donne e adolescenti.

La chat rende più facile parlare di situazioni difficili, ma consente anche di intervenire prima, passando dal mondo digitale a quello fisico.

Fioruzzi spiega che le conversazioni con le psicologhe dell’organizzazione richiedono “innanzitutto un ascolto approfondito” e, in seconda battuta, “un orientamento sul territorio”. “La nostra chat – continua la presidente – non è una posta del cuore, non è volta allo sfogo fine a sé stesso, che pure a volte intercettiamo ed è importante, ma serve a far conoscere e usare i servizi esistenti”. E, in questo, gioca un ruolo centrale lo strumento digitale perché, in molte situazioni, è molto più facile chattare dal proprio smartphone in silenzio piuttosto che dover parlare al telefono di problemi gravi e dolorosi.

“Le caratteristiche della chat consentono ai beneficiari di chiedere aiuto prima che il problema si cronicizzi, si acutizzi o succedano cose tremende. Così, si può intervenire prima e facilitare eventualmente la presa in carico da parte dei servizi”, ribadisce Fioruzzi.

Pandemia: un’esplosione di richieste

Un altro degli aspetti innovativi dell’iniziativa è anche il modo in cui la chat è stata proposta alle persone in difficoltà. Una particolare attenzione, infatti, è stata riservata alle ricerche su internet. “Fin dall’inizio, a Mama Chat non si arrivava solo digitando nella barra dei motori di ricerca ‘supporto psicologico on line’, ma anche tramite altre parole chiave, che noi abbiamo pensato possano venire usate da chi ha bisogno”, dice Fioruzzi.

Per esempio, se una donna viene picchiata dal marito che torna a casa ubriaco, potrebbe cercare su Google ‘l’effetto dell’alcool sulla rabbia degli uomini’ e trovare tra i risultati anche il sito di Mama Chat, con la sua proposta di aiuto e la possibilità di iniziare un percorso come quello appena descritto.

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Il 2020, poi, è stato un anno importante per l’associazione. Prima che scoppiasse la pandemia di Covid19, infatti, ha vinto un bando di Google per il non profit che le ha consentito di strutturarsi ulteriormente. Poi, sono arrivati i lockdown e il tema del supporto psicologico digitale è diventato enorme. “Abbiamo avuto un’esplosione di richieste che quasi non riuscivamo a starci dietro”, ricorda Fioruzzi.

Google ha garantito all’organizzazione ulteriori fondi di emergenza, con i quali Mama Chat ha aumentato notevolmente il numero delle psicologhe coinvolte, in questo caso riconoscendo loro un compenso, e quindi gli orari di apertura della sua chat. “Siamo arrivate fino a 10-12 ore al giorno di servizio, ciascuna con più professionisti presenti contemporaneamente. Sono stati mesi veramente difficili, ma anche mesi in cui ci siamo fatti molto conoscere”, dice la presidente di Mama Chat.

Durante e dopo la pandemia, temi come la digitalizzazione dei servizi e l’attenzione per la salute mentale, in particolare di donne e adolescenti, hanno acquisito importanza e visibilità. A Mama Chat, che si è sempre impegnata anche in progetti di sensibilizzazione e campagne di comunicazione, valutano questa evoluzione in maniera positiva e ora stanno cercando di strutturare ulteriormente la loro offerta nel nuovo contesto.

Il presente e il futuro

“Finita l’emergenza Covid siamo tornati a lavorare solamente con psicologhe volontarie e quindi ad avere orari di apertura della chat inferiori rispetto al periodo pandemico”, spiega Fioruzzi.

Contemporaneamente, sono nate altre iniziative che si affiancano all’impegno non profit. “Nel 2019, per alcuni anni, abbiamo fondato una cooperativa sociale che offriva psicoterapia a tariffe calmierate. Ora l’abbiamo chiusa e, accanto a Mama Chat, opera Mama Mind, una Srl, un’impresa vera e propria”, continua, spiegando che si tratta di un centro medico online dedicato alla salute della donna, che offre psicoterapie e colloqui online a prezzi accessibili.

L’associazione, invece, sta cercando nuovi fondi per sviluppare ulteriormente un modello di intervento che si è rivelato solido nel tempo. “Dal 2017 ad oggi non abbiamo cambiato nulla. Non ne abbiamo avuto bisogno perché il servizio continua ad essere fruibile e accessibile, funzionando senza pecche”, dice con orgoglio la co-fondatrice. Mama Chat sta provando a partecipare a diversi bandi, ora che i servizi digitali sono visti con meno diffidenza rispetto al passato. “Sicuramente, si stanno aprendo molte opportunità, ma sempre con molti asterischi”, commenta Fioruzzi, riferendosi al fatto che molte delle call degli ultimi mesi e anni si focalizzano si sul digitale, ma chiedono spesso anche una componente fisica dei progetti, penalizzando chi è al 100% digitale come Mama Chat.

Guardando avanti, la presidente dell’organizzazione spera di crescere ancora e fare un ulteriore salto: “sarebbe bello che un servizio come questo fosse sostenuto da fondi pubblici”, auspica. Fioruzzi racconta che, soprattutto in pandemia, Mama Chat ha avuto diverse interlocuzioni con alcuni enti locali, ma non è ancora riuscita a compiere questo passo. Per il futuro, però, rimane ottimista: “crediamo che, a un certo punto, anche le istituzioni abbiamo la responsabilità di adottare uno strumento come il nostro. Ci arriveremo…”.

 

 

Foto di copertina: Vitaly Gariev, Unsplash.com