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Fare welfare aziendale in un Ente del Terzo Settore è possibile. Lo dimostra l’esperienza di ActionAid Italia, organizzazione internazionale indipendente impegnata in Italia e in più di 70 Paesi nel mondo che lavora su vari fronti per promuovere diritti, democrazia, partecipazione e inclusione. ActionAid, che nel nostro Paese conta 147 dipendenti, ha recentemente firmato un contratto di secondo livello con le rappresentanze sindacali attraverso il quale ha rafforzato il suo sistema di flessibilità organizzativa e welfare.

Ne abbiamo parlato con Gaia Melloni, Responsabile del Dipartimento Persone, Efficienza & Salvaguardia di ActionAid Italia, che ci ha spiegato i dettagli dell’accordo.

L’accordo di secondo livello di ActionAid Italia

ActionAid Italia e le parti sociali firmatarie hanno volontariamente scelto di porre l’accento sugli strumenti legati al benessere di lavoratori e lavoratrici. Tra questi spicca sicuramente la voce welfare aziendale, che prevede la possibilità di permessi retribuiti per sé e per i figli per effettuare visite mediche specialistiche, ricevere buoni pasto per giorni lavorati dall’ufficio e da remoto, un credito welfare di 150 euro, che raddoppiano a 300 per dipendenti senza responsabilità di management.

Similmente a quanto accade in tantissime altre organizzazioni, attraverso una piattaforma – dal 2019 – chi lavora in ActionAid può accedere a varie prestazioni previste dalla normativa vigente: dai servizi per i figli all’istruzione, dall’assistenza e cura di genitori e familiari all’acquisto degli abbonamenti per il trasporto pubblico, fino al tempo libero e ai fringe benefit 1 . “Ma in questi ultimi anni sono cambiate molte cose”, ci dice Gaia Melloni. Per questo “abbiamo deciso di investire per mettere davvero le persone ‘al centro’ dell’organizzazione. Anche perché, come ActionAid Italia, noi ci occupiamo di supportare il raggiungimento di una vita dignitosa e il godimento dei diritti di ciascuna persona in tutto il mondo: e vogliamo che questo obiettivo sia perseguito anche all’interno della nostra organizzazione”.

Contrattazione: leva strategica per lo sviluppo del secondo welfare

Il precedente contratto di secondo livello, anche grazie al dialogo con i sindacati, conteneva già misure di welfare e flessibilità. A seguito della pandemia, però, ci è sembrato necessario rafforzare questi strumenti per garantire maggiori opportunità a tutte e tutti. E lo abbiamo fatto anche perché lo sentiamo come un’estensione della nostra mission. La nostra organizzazione promuove un cambiamento del mondo per renderlo più inclusivo e democratico: e questo vogliamo che avvenga anche al nostro interno”.

Anche per questa ragione l’accordo non si è limitato al welfare. Esso ha previsto – già dall’entry level – in aggiunta alle voci retributive previste per il CCNL un importo aggiuntivo non assorbibile pari al 10% su base mensile e tanta flessibilità. Che come spesso raccontiamo è la base per migliorare la conciliazione e, quindi, la qualità della vita delle persone. In merito sono stati introdotti permessi retribuiti per visite mediche, la fruizione del congedo parentale a ore, l’accantonamento delle ore di straordinario e delle ore di viaggio per le trasferte lavorative (che possono poi essere godute nel rispetto del principio del work-life balance).

La nuova frontiera dello smart working

È stato poi valorizzato lo smart working. Come vi abbiamo già raccontato, ActionAid Italia è una realtà che negli ultimi anni ha puntato molto sul lavoro agile. Ma nel nuovo integrativo questo istituto è stato rafforzato.

Per quanto riguarda lo smart working”, continua Melloni, “in ActionAid non ci sono vincoli prestabiliti. Abbiamo preferito non indicare il massimo di giornate che ogni persona può fruire in modalità ‘smart’. Piuttosto abbiamo voluto lasciare la libertà di scelta in accordo con il proprio ‘line’ manager, in modo che sia davvero uno strumento per conciliare vita privata, lavorativa e familiare senza venir meno alle esigenze organizzative”.

Ovviamente quando ci sono necessità legate a un’attività specifica o a un obiettivo, ci sono dei momenti in cui è inderogabile la presenza. È il manager che deve organizzare il tuo team di lavoro per definire tutti i dettagli. Questo approccio allo smart working è davvero funzionale a rispondere ai bisogni di work-life balance. Essere a questo punto non è stato semplice. “Abbiamo lavorato tanto e c’è la necessità di investire in formazione in modo continuativo, soprattutto per i manager, per ripensare l’organizzazione del lavoro e definirla in maniera comune, a seconda degli obiettivi e delle necessità del momento”.

Lo smart working sta trasformando anche gli uffici

Questa policy innovativa è stata funzionale, secondo Melloni, sia in termini di produttività sia in termini di clima. “I sondaggi di Clima, che facciamo periodicamente, ci dicono che il lavoro agile è davvero un punto di forza. Chi svolge le interviste in uscita ce lo conferma sempre come un asset positivo. Inoltre questo lo capiamo anche dal fatto che il nostro tasso di turnover2 è basso e, inoltre, in diminuzione: se al termine del 2020 era al 10, al 31 dicembre 2022 è infatti sceso al 6,4”.

Verso una maggiore partecipazione attiva di lavoratori e lavoratrici

L’accordo di ActionAid Italia contiene poi un articolo che merita particolare attenzione, in quanto è dedicato ad un tema sempre più rilevante: la partecipazione di lavoratori e lavoratrici alla vita organizzativa e alle decisioni che impattano su di loro. In particolare, il testo parla di “contrattazione inclusiva”, affermando che le parti si impegnano a sperimentare non solo forme di confronto interno, ma anche interventi di co-decisione e coinvolgimento attivo degli stakeholder con cui l’organizzazione si rapporta.

Welfare contrattato: una soluzione anche contro l’inflazione?

Per l’articolo dedicato alla ‘contrattazione inclusiva’ siamo partiti da una proposta del Forum Diseguaglianze e Diversità, inizialmente disegnata dal Prof. Sacconi. Bisogna però considerare che il nostro non è un contesto produttivo classico: siamo un Ente del Terzo Settore con esigenze particolari. Con questa scelta abbiamo voluto gettare le basi per un confronto futuro, che sarà costruito insieme ai sindacati, ai lavoratori e alle lavoratrici”.

Come si legge anche dal sito del Forum Diseguaglianze e Diversità, l’idea di fondo degli strumenti di partecipazione di lavoratori e lavoratrici è quella di coinvolgere questi ultimi nei processi strategici e decisionali più rilevanti. Attraverso organismi preposti – come i Consigli del Lavoro di livello aziendale – i dipendenti e le loro rappresentanze possono così avere voce in capitolo rispetto a questioni come le condizioni e l’organizzazione del lavoro.

Al momento stiamo lavorando per capire quali direzioni potremmo prendere per incentivare realmente il coinvolgimento degli stakeholder dell’organizzazione: quindi non solo i e le dipendenti ma anche ad esempio le parti sociali, attivisti/e, sostenitori/trici, fornitori, rappresentanti di network di cui siamo parte, partner di progetto”, conclude Melloni. “A tendere il nostro obiettivo è quello di costituire un Consiglio interno che sia coinvolto nella pianificazione organizzativa di ActionAid Italia e di farlo in un confronto aperto e dialettico con la rappresentanza sindacale per individuare la migliore forma possibile. Il nostro è un impegno programmatico su cui vogliamo investire seriamente nel prossimo futuro”.

Fare welfare nel Terzo Settore è possibile (e auspicabile)

Il caso di ActionAid Italia mostra come anche nel Terzo Settore si possa sperimentare in materia di welfare aziendale nonostante la presenza di Contratti Collettivi non particolarmente innovativi e aggiornati. E non si tratta certamente dell’unica esperienza in questa direzione. Vi abbiamo infatti recentemente parlato del Consorzio Solidarietà Sociale di Forlì-Cesena ma anche di COLSER-Auroradomus, che in forma diverse rappresentano esperienze positive di organizzazioni di Terzo Settore che investono in welfare, flessibilità e in generale nuove forme organizzative del lavoro.

Tutti questi esempi mettono in luce come il welfare aziendale rappresenti un presidio culturale e valoriale estremamente coerente con l’identità del Terzo Settore e dei suoi Enti. Si tratta di un tratto distintivo da valorizzare al meglio per sottolineare il legame con i collaboratori delle organizzazioni del “privato sociale”. Questo anche allo scopo di portare in evidenza lo scambio mutualistico e solidaristico alla base di queste realtà.

Le sfide per il welfare aziendale nel 2023

Nel caso di ActionAid il welfare rappresenta proprio un meccanismo per dare seguito alla mission e i valori dell’azienda, e quindi finalizzato (anche) a “realizzare il cambiamento e per far crescere l’equità, migliorando la qualità della democrazia e sostenendo così chi vive in situazioni di povertà e marginalità”. Un elemento essenziale per definire il rapporto tra l’organizzazione e i suoi collaboratori.

Ma non è tutto. L’accordo di ActionAid, come detto, propone infatti un’innovazione rilevante sul fronte della partecipazione, che andrà a rafforzare i valori aziendali, come trasparenza, onestà, uguaglianza e democrazia. Si tratta di un tema di particolare interesse e di attualità, come mostra il fatto che la Cisl ha recentemente promosso una proposta di legge proprio su questi temi. Come si legge dal testo di questa proposta, i margini per coinvolgere maggiormente gli stakeholder nel processo decisionale dell’azienda sono molti: si va dalla dimensione gestionale a quella organizzativa, fino a quella economica (per maggiori informazioni sulla proposta Cisl).

Si tratta di un ambito che crediamo possa trovare più ampia attenzione in futuro. È infatti uno strumento per promuovere e sostenere una vera e propria democratizzazione dell’economia, permettendo a lavoratori e lavoratrici (ma potenzialmente anche ad altri stakeholder) di avere un peso concreto nelle decisioni della propria organizzazione. Ed è un tema cruciale anche in un’ottica di sostenibilità e investimenti nei criteri ESG3.

 

Note

  1. Misure che riguardano una vasta gamma di servizi e soluzioni che le imprese possono destinare ai propri dipendenti, godendo di specifici benefici fiscali. Tra le formule più comuni ci sono: card o voucher acquisto da spendere presso catene commerciali o negozi (anche della grande distribuzione online) e i buoni benzina.
  2. Con il termine “turnover” si intende il tasso di ricambio del personale all’interno di un’organizzazione, cioè il flusso di persone in entrata (assunte) e in uscita (dimesse o licenziate) da un’azienda, ndr. Nel caso di ActionAid Italia, il tasso di turnover è calcolato sulla base del rapporto tra le dimissioni volontarie e la media dei dipendenti presenti durante l’anno (senza considerare i contratti a termine).
  3. ESG è un acronimo che sta per “Environmental, Social, Governance”. Si tratta di tre fattori fondamentali per indirizzare, verificare, misurare l’impegno delle imprese in termini di sostenibilità. I criteri riconducibili alla lettera “E” di Environmental mirano a valutare come un’azienda si comporta nei confronti dell’ambiente. I criteri collegati alla lettera “S” sono relativi all’impatto sociale. Infine, la “G” di Governance riguarda gli elementi distintivi di una gestione aziendale ispirata a buone pratiche e a principi etici.
Foto di copertina: Pexels.com