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Questo articolo è disponibile anche in inglese: “Transport Poverty. The interplay between political will and information framing”.

Il 30 marzo a Milano si è svolto il primo Primo Forum Nazionale sulla Povertà dei Trasporti, che ha inteso approfondire “l’incapacità o la difficoltà di individui e famiglie nel sostenere i costi del trasporto privato o pubblico, oppure la mancanza o limitatezza di accesso ai servizi di mobilità necessari per raggiungere attività e servizi socioeconomici essenziali, considerando il contesto nazionale e territoriale”. Un fenomeno di fronte al quale è fondamentale adottare uno sguardo critico, soprattutto quando si affrontano le sfide che colpiscono i membri più vulnerabili della società.

In questa prospettiva i partecipanti all’evento – organizzato dal Transport Poverty Lab e patrocinato dalla Commissione Europea, dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica e dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti – sono stati introdotti a una vasta gamma di risultati di ricerca, testimonianze di esperti e proposte di policy volte ad affrontare le problematiche emerse, che verranno brevemente sintetizzate di seguito.

In questo senso, il Forum ha inteso fare comprendere appieno il concetto di povertà dei trasporti (già al centro di alcune riflessioni di Franca Maino pubblicate su secondowelfare.it, ndr) al fine di  riconoscerne il legame inscindibile con lo sviluppo sostenibile e con gli obiettivi socioeconomici e politici ad esso connessi. Si tratta di complessità che richiede un approccio multidimensionale, come riflette nella scelta dei relatori intervenuti all’evento. Erano infatti presenti rappresentanti di associazioni di categoria, enti locali, istituti di ricerca, imprese del settore dei trasporti e stakeholder della mobilità sostenibile, che hanno contribuito al dibattito con le proprie competenze tecniche. Il documento principale analizzato nel corso della conferenza è stato il Green Paper on Transport Poverty prodotto Transport Poverty Lab, di cui di seguito si propone un’analisi dei principali contributi.

Un approccio multimodale adeguato 

La varietà dei profili presenti tra pubblico e relatori risponde a una duplice finalità. Da un lato, la natura multidimensionale del fenomeno richiede un approccio di governance collaborativa tra tutti i settori coinvolti per colmare efficacemente il divario esistente. Dall’altro, il coinvolgimento di molteplici ambiti professionali e accademici consente di accrescere la consapevolezza e, auspicabilmente, di stimolare la volontà politica, indicata da tutti i partecipanti come la principale criticità nel contesto italiano. L’analisi delle problematiche è centrata sulle persone e si fonda sui concetti di accessibilità e vulnerabilità, elementi chiave nella definizione della povertà dei trasporti.

Per tali ragioni, il punto di partenza per la redazione del documento è stato il Regolamento europeo sul Social Climate Fund (SCF), sulla base del quale sono state individuate le specificità del contesto italiano.

Il quadro interpretativo risultante è stato articolato attorno a tre dimensioni: 1) Considerare, 2) Comprendere, 3) Contrastare. Un approccio, dunque, basato su tre “C”

Un diritto che richiede policy e risorse adeguate

La mobilità costituisce una condizione necessaria per l’esercizio dei diritti fondamentali. Al contrario, la difficoltà di accedere a una mobilità adeguata compromette non solo la partecipazione economica, ma anche il diritto di appartenenza alla comunità. Tali principi sono riconosciuti anche dall’ordinamento italiano. Come evidenziato nel documento: “La Costituzione italiana offre un fondamento di principio: l’uguaglianza sostanziale e la rimozione degli ostacoli economici e sociali (art. 3), il diritto al lavoro (art. 4) e la tutela della salute (art. 32) presuppongono condizioni materiali che consentano alle persone di raggiungere luoghi, servizi e opportunità (il concetto di ‘mobilità come diritto’)”.

Le criticità emerse richiedono quindi risposte di policy calibrate da parte dello Stato, insieme a contributi altrettanto rilevanti da parte di altri settori. A tal fine, il documento propone una Matrice della Povertà dei Trasporti, definita come un “quadro interpretativo chiave per analizzare, misurare e definire politiche”. Attraverso questa matrice vengono individuati diversi gradi di vulnerabilità:

  • vulnerabilità assoluta: basso reddito e assenza di adeguate opzioni di trasporto;
  • vulnerabilità territoriale: risorse personali adeguate ma scarse alternative di mobilità, spesso compensate dall’uso dell’auto privata;
  • vulnerabilità personale: contesto ben servito ma capacità individuali limitate da barriere economiche, fisiche o sociali;
  • condizioni di accessibilità adeguate: adeguata capacità individuale e disponibilità di opzioni di mobilità efficienti.

Il Social Climate Fund prevede “misure e investimenti volti a ridurre le emissioni e i costi per i soggetti più vulnerabili nei settori dei trasporti e dell’edilizia” come risposta adeguata alla povertà dei trasporti. Tuttavia, per produrre cambiamenti duraturi, “sono necessarie politiche sistemiche – sia nazionali che locali – che vadano oltre la mera compensazione degli effetti e che abbraccino l’intero quadro delle politiche di mobilità sostenibile”. I relatori hanno in particolare sottolineato la necessità di colmare le differenze normative e operative tra regioni e comuni italiani.

La necessità di misurare monitorare il fenomeno

Se da un lato è essenziale classificare e affrontare la povertà dei trasporti, dall’altro è altrettanto cruciale misurarla e monitorarla per progettare politiche efficaci. Sono necessari dati provenienti sia dalle famiglie sia dalle imprese per valutare i livelli di vulnerabilità nella società. In questo senso, le innovazioni tecnologiche e le nuove metodologie di rilevazione possono offrire un contributo significativo, fornendo dati utili sia qualitativamente sia quantitativamente per garantire un’informazione corretta. In tal senso, il Forum ha fornito numeri utili per inquadrare il fenomeno della povertà di trasporti a vari livelli.

“In Europa” spiega il Green paper “oltre 10 milioni di persone non possono permettersi il trasporto pubblico, e quasi 90 milioni non hanno accesso a un trasporto pubblico economicamente sostenibile”. Un calcolo realizzato adattando metodologie europee e selezionando indicatori di vulnerabilità, integrando, ove possibile, fonti europee con i dati nazionali più aggiornati.

Seguendo questa metodologia, il documento fornisce dati sull’Italia dove “attualmente, 1,2 milioni di famiglie sono a rischio di povertà a causa dei costi di trasporto. Tale rischio colpisce in modo sproporzionato le regioni meridionali: oltre il 10% delle famiglie in Calabria è esposto a tale rischio, mentre la percentuale più bassa si registra a Trento (2%). Anche i servizi di trasporto pubblico locale mostrano forti disparità territoriali: si passa da meno di 200 posti-km per abitante in alcune province del Sud (Sardegna meridionale e Sicilia meridionale) a oltre 16.000 a Milano, rispetto a una media nazionale di circa 4.600, evidenziando un accesso ai servizi fortemente diseguale.”

Uno scenario che richiede governance collaborativa

Alla luce di queste evidenze, il documento propone un piano in 10 punti, incentrato in larga misura sulla compensazione degli effetti negativi legati all’uso di veicoli altamente inquinanti, spesso inevitabile in assenza di trasporto pubblico adeguato. Tra le misure previste figurano incentivi fiscali e bonus per la rottamazione di veicoli diesel e benzina (a condizione che non vengano sostituiti con mezzi altrettanto inquinanti), evidenziando la centralità della dimensione ambientale nella povertà dei trasporti.

Parallelamente, si raccomanda l’espansione dei servizi di trasporto pubblico e delle infrastrutture correlate, in particolare nelle aree rurali e urbane meno servite, sottolineando il ruolo integrativo degli attori pubblici e privati; su questi temi durante il Forum sono stati organizzati due workshop interattivi dedicati, rispettivamente, alle dimensioni individuali e territoriali del fenomeno.

La carenza di volontà politica deve essere contrastata con dati solidi e difficilmente contestabili. Una sintesi efficace dei risultati, presentata nel giusto contesto, può avere un impatto significativo.

Eventi come quello di Milano questo dimostrano quindi il ruolo cruciale della società civile nell’affrontare le questioni sociali: solo la società civile è in grado di cogliere l’intersezionalità dei problemi che compongono la povertà dei trasporti e di mobilitare tutti gli attori rilevanti verso un’azione capace di produrre effetti duraturi.

 

 

Foto di copertina: Valentin Angel Fernandez, Pexels.com