La Commissione Europea a inizio maggio ha lanciato la sua prima Strategia contro la Povertà con l’obiettivo di ridurre entro il 2030 il numero delle persone a rischio povertà ed esclusione sociale di almeno 15 milioni – di cui almeno 5 milioni di bambini e bambine.

Uno degli ambiti su cui si concentra la Strategia è quello della casa e, in questo contesto, è stata presentata una proposta di raccomandazione del Consiglio dell’UE sulla lotta all’esclusione abitativa.

A differenza di regolamenti e direttive, le raccomandazioni non hanno un’efficacia vincolante, ma sono inviti per gli Stati Ue a seguire determinate linee di azione: in questo caso, l’obiettivo è supportare Governi, Regioni e Città nel riformare, disegnare e implementare strategie che contrastino la povertà abitativa sia nelle aree urbane che rurali.

Cosa propone la strategia dell’Unione Europea contro la povertà

La proposta è stata costruita sulla base di una serie di consultazioni avute con gli stakeholders che operano nel contrasto alla povertà (non solo abitativa) e il presupposto da cui parte è che la vulnerabilità abitativa coinvolga oggi non solo persone in povertà estrema ma anche chi si trova in situazioni di fragilità più o meno evidenti.

Per questo,  il documento presentato dalla Commissione – che dovrà ora essere approvato dai 27 Stati membri – riguarda le persone senza fissa dimora, ma anche chi vive in abitazioni precarie, inadeguate o insicure.

Seguire l’approccio housing led

La raccomandazione invita gli Stati membri a adottare sistemi di contrasto alla povertà abitativa incentrati sulla persona e su un approccio “housing-led”, che combina l’accesso a soluzioni abitative stabili con servizi sociali, sanitari, di formazione e lavoro, partendo dal presupposto che l’accesso alla casa è fortemente connesso con altre dimensioni della vita degli individui.

Nella raccomandazione, all’articolo 2, tra gli esempi che concretizzano questo approccio si citano anche i progetti di “Housing First”, che si sono sviluppati anche in Italia, come abbiamo raccontato in più occasioni negli ultimi anni.

Particolare attenzione viene riservata ad alcuni gruppi che emergono come fortemente esposti alla crisi abitativa: persone LGBT+ e con background migratorio, minori, nuclei monogenitoriali e giovani.

Proprio alla situazione di questi ultimi in Italia, Percorsi di Secondo Welfare ha dedicato il secondo numero della rivista Nessi.

Il nodo dell’accessibilità economica

Per aumentare l’offerta di alloggi sociali e accessibili, si raccomanda poi di abilitare e supportare modelli abitativi che favoriscano l’accessibilità economica. Il tema è al centro anche del Piano europeo per gli alloggi a prezzi accessibili, che sempre la Commissione ha presentato lo scorso dicembre e che, provvedimento dopo provvedimento, è in corso di implementazione.

European Affordable Housing Plan: il primo passo della UE per il diritto alla casa

Le strade per raggiungere l’obiettivo sono molteplici. La Commissione propone di investire in alloggi sociali e pubblici: questi ultimi in Italia sono da tempo insufficienti e gli ultimi provvedimenti del Governo provano solo parzialmente a colmare questa mancanza. La raccomandazione chiede anche di sostenere le cooperative abitative e di favorire modelli temporanei e transitori per studenti e giovani. Inoltre, sostiene la necessità di ampliare modelli innovativi di coabitazione, come co-housing e abitazioni intergenerazionali, comprensivi di servizi comuni e di supporto. Proprio a questi temi, Percorsi di Secondo Welfare ha dedicato il rapporto “Abitare e anziani (fragili): evidenze e spunti per coprogettare nuove forme di housing”, realizzato insieme alla Fondazione Filippo Turati Onlus.

Infine, si raccomanda agli Stati membri di istituire meccanismi mirati di monitoraggio e valutazione e di garantire una governance efficace tra autorità nazionali, regionali e locali, in cooperazione con gli stakeholder rilevanti, inclusi università, istituti di istruzione e formazione professionale, datori di lavoro locali, società civile, organizzazioni del Terzo Settore e fornitori di servizi abitativi.

L’importanza dei dati

All’interno della raccomandazione, è positiva l’enfasi data ai sistemi di raccolta e condivisione dei dati, un aspetto che costituisce uno dei principali ostacoli alla promozione di politiche efficaci e preventive, soprattutto in contesti come quello italiano, dove la cultura del dato e la condivisione tra settori diversi sono ancora molto carenti.

Gli Stati sono incoraggiati a rafforzare la raccolta di informazioni, soprattutto relative ai gruppi più difficili da monitorare come le persone senza dimora, e a sviluppare statistiche regolari, esaustive e comparabili sull’esclusione abitativa a livello nazionale e locale. Inoltre viene richiesto di allineare i criteri per identificare quelle persone che sono a vario titolo seguite dai servizi sociali, del lavoro, dell’istruzione, della giustizia e della protezione dei minori e che vivono o rischiano di vivere l’esclusione abitativa, per creare sistemi rapidi, efficaci e tempestivi di scambio di informazioni.

Giovani, la casa è un miraggio

Da ultimo, sulla base dei dati raccolti e dei criteri allineati, istituire sistemi che consentano di individuare precocemente le famiglie a rischio di esclusione abitativa, garantendo interventi tempestivi e misure preventive e lo sviluppo di strategie mirate per i gruppi spesso sottorappresentati o invisibili.

Le reazioni

La raccomandazione è stata accolta con favore da parte di molte organizzazioni della società civile europea che, però, non hanno mancato di sollevare critiche e avanzare proposte per migliorare la portata dei possibili interventi.

Ad esempio, FEANTSA, la Federazione Europea delle Organizzazioni che Lavorano con le Persone Senza Dimora, ha valutato positivamente il coinvolgimento della società civile e degli operatori del settore. Al tempo stesso, ha sottolineato diversi limiti del documento: in particolare, la raccomandazione propone degli obiettivi pratici “a gradini” che non sembrano coerenti con l’approccio “housing led” che dice di sostenere.

Diritti, autonomia e inclusione: l’Ue potenzia la Strategia per la disabilità, ma basterà?

Il network di organizzazioni che promuovono la giustizia sociale Solidar, invece, ha apprezzato il riconoscimento del ruolo degli attori dell’economia sociale, lamentando tuttavia l’assenza di una regolazione incisiva del mercato immobiliare privato e ritenendo debole il ruolo attribuito alle comunità.

Infine, ENIL – European Network on Independent Living ha segnalato che il testo non affronta adeguatamente le barriere specifiche vissute dalle persone con disabilità, rischiando così di trascurare uno dei gruppi più esposti all’inaccessibilità e all’insostenibilità economica dell’abitare.

Un provvedimento positivo, ma inefficace?

In conclusione, quindi, questa proposta di raccomandazione costituisce un passo importante perché è un’ulteriore dimostrazione di come l’Unione Europea abbia posto la questione abitativa tra le sue priorità.

Inoltre, appare molto positivo, soprattutto per il caso italiano, il fatto che si prendano in forte considerazione anche le aree rurali, a fronte di un dibattito pubblico che spesso si concentra solo sulla situazione abitativa delle città. Al contrario, le zone non urbane affrontano sfide specifiche legate a basso valore degli immobili e ad edifici più vecchi e inefficienti, che aumentano il rischio di degrado e povertà energetica.

La proposta di raccomandazione, però, ha anche forti limiti. Per la sua natura, come abbiamo visto, fornisce solo un orientamento e non stanzia risorse aggiuntive.

Dal punto di vista economico, propone di valorizzare i fondi UE già esistenti e di utilizzare strumenti come il Fondo Sociale Europeo + o il Fondo Europeo di Sviluppo Regionale o InvestEU. Infine, non impone obblighi vincolanti agli Stati membri, né di armonizzare le legislazioni nazionali. Fornisce infatti indicazioni flessibili, adattabili ai contesti nazionali, incoraggiando un allineamento graduale ai principi suggeriti, ma non è vincolante e la scelta dell’attuazione spetta agli Stati membri.

L’auspicio, quindi, è che i Paesi Ue prima approvino nei prossimi mesi la raccomandazione e poi ne seguano davvero le indicazioni date, innescando un cambio di passo in uno dei settori più fragili del nostro sistema di politiche sociali.

Foto di copertina: Dan Meyers, Unsplash.com