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Approfondire il ruolo che gli enti locali stanno assumendo nell’evoluzione del welfare italiano, in un contesto segnato dalla contrazione dei trasferimenti, dalla disponibilità limitata di risorse, dall’emergere di nuovi rischi e bisogni sociali e dalle grandi transizioni demografica, digitale, ecologica e legata al lavoro. È l’obiettivo di “Welfare locale: il ruolo dei Comuni“, la seconda Expert Survey di Percorsi di Secondo Welfare che abbiamo presentato il 24 giugno nel corso un webinar.

L’incontro è stato introdotto da Franca Maino, Direttrice Scientifica di Percorsi di Secondo Welfare e Professoressa associata dell’Università degli Studi di Milano. A seguire, le ricercatrici Chiara Lodi Rizzini e Valeria De Tommaso hanno presentato le evidenze emerse dalla Expert Survey.

La discussione è proseguita con una tavola rotonda a cui hanno preso parte Bibiana Chierchia, Assessora alle Politiche sociali e del lavoro del Comune di Campobasso; Andrea Cantini, Dirigente delle Politiche abitative del Comune di Parma; Caterina Pozzi, Presidente del Coordinamento Nazionale Comunità Accoglienti; ed Egidio Riva, Docente dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca e Assessore al Welfare e Salute del Comune di Monza.

La Expert Survey di Percorsi di Secondo Welfare

La nuova Expert Survey “Welfare locale: il ruolo dei Comuni” si inserisce in un percorso avviato lo scorso da Percorsi di Secondo Welfare con la prima edizione dedicata all’economia sociale in Italia. Questo strumento di ricerca, come spiegavamo qui, è stato scelto dal nostro Laboratorio in quanto ritenuto particolarmente utile per studiare dinamiche in ambiti in cui i dati disponibili sono scarsi, frammentati o difficili da raccogliere. L’obiettivo, in questo senso, non è misurare direttamente fenomeni in evoluzione e/o poco studiati, ma raccogliere e sistematizzare le valutazioni di chi conosce i temi dall’interno, contribuendo così ad alimentare la ricerca e a orientare il dibattito pubblico e le politiche.

A partire da un panel selezionato che riflette in larga parte la composizione del mondo accademico italiano 1, la Expert Survey ha raccolto il parere di un centinaio di persone che si occupano attivamente di amministrazioni pubbliche e welfare locale.

L’indagine ha esplorato sette dimensioni analitiche: l’impatto delle transizioni sul welfare locale; la governance necessaria all’innovazione sociale; il rapporto tra Comuni e secondo welfare; le risorse e le strategie per la sostenibilità; il ruolo del PNRR; le prospettive future; il consolidamento del secondo welfare.

 

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I Comuni nel welfare locale: i principali risultati

Il quadro che emerge dall’Expert Survey, come spiegato dalle nostre ricercatrici nel corso del webinar, è quello di enti locali sempre più centrali nel welfare italiano, ma non sempre dotati degli strumenti necessari per esercitare pienamente tale ruolo.

Una situazione influenzata dalla spesa sociale disomogenea dei Comuni – si va dai 51 euro pro capite nei Comuni più piccoli del Sud ai quasi 300 euro nei grandi Comuni del Nord-Est – e, spesso, dalla capacità di utilizzare le risorse in modo strategico, integrato e continuativo, anche a fronte delle grandi transizioni in corso a livello di Paese.

Secondo esperti ed esperte, in particolare, quella demografica è percepita come la transizione più impattante: l’85% del panel la indica come un fattore destinato a incidere in modo rilevante sul welfare locale. Al contrario, la transizione ecologica sembra ancora lontana dalle priorità operative degli enti locali, nonostante il crescente intreccio tra vulnerabilità sociali, crisi ambientale e qualità della vita nei territori. Nel mezzo i cambiamenti imposti dal digitale, percepiti come sempre più rilevanti ma non ancora pienamente consolidati, e i mutamenti che riguardano il mondo del lavoro.

Un altro elemento centrale evidenziato nel corso dell’evento è costituito dalle competenze. Secondo le persone intervistate, le carenze più significative non sono tanto di natura operativa quanto di natura strategica: pianificazione di lungo periodo, monitoraggio e valutazione, analisi dei dati. Il nodo, quindi, non sembra essere soltanto la capacità di gestire tecnicamente i servizi, ma anche quella di governare il cambiamento nel tempo.

Il disallineamento più evidente riguarda proprio il monitoraggio e la valutazione: il 90% degli esperti e delle esperte ritiene che i Comuni dovrebbero svolgere queste funzioni, ma solo il 9% li considera effettivamente attrezzati per farlo. Ne emerge l’immagine di enti locali ancora molto concentrati sulla gestione quotidiana dei servizi, spesso più reattivi che strategici. Un orientamento che, secondo la ricerca, rischia di diventare autorinforzante: la pressione dell’urgenza limita la possibilità di programmare, valutare e innovare, rendendo ancora più difficile uscire da una logica emergenziale.

Anche il rapporto tra Comuni e secondo welfare presenta elementi di interesse. Le ricercatrici del nostro Laboratorio hanno spiegato che la collaborazione delle amministrazioni locali resta concentrata soprattutto sul Terzo Settore, mentre i legami con le imprese profit e le parti sociali risultano più deboli. Inoltre, il divario tra aree urbane e aree interne appare marcato: nelle prime il secondo welfare sembra produrre risultati apprezzabili in quasi tutti gli ambiti di policy, mentre nelle seconde la sua efficacia risulta più limitata.

Quanto al PNRR, la maggioranza del panel lo considera un’opportunità importante, ma segnala anche un rischio: quello di generare “innovazioni a termine”, difficili da integrare nei sistemi ordinari una volta esauriti i fondi.

 

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Le voci dal campo: esperienze a confronto

La tavola rotonda ha permesso di mettere alla prova i risultati dell’Expert Survey attraverso il confronto con voci ed esperienze territoriali diverse tra loro.

Una perturbazione generativa” per la macchina amministrativa. È così che Andrea Cantini ha raccontato il caso di Parma, dove il PNRR ha consentito di intercettare circa 30 milioni di euro per le politiche abitative. La chiave del successo, ha spiegato, è stata la presenza di un ecosistema territoriale già costruito nel tempo attraverso il Patto Sociale per Parma (ne abbiamo parlato qui). Da qui una delle indicazioni più significative emerse dal confronto: “I progetti si chiudono, le relazioni no”.

Bibiana Chierchia ha invece portato la prospettiva di Campobasso, capoluogo in transizione che da luglio gestirà un Ambito Territoriale Sociale con un bacino di circa 115.000 abitanti. Nel suo intervento ha richiamato l’attenzione su un tema spesso poco visibile ma cruciale: il burnout degli operatori sociali. Per rafforzare il welfare locale, ha sottolineato, occorre partire anche dal benessere di chi lavora nei servizi e si confronta quotidianamente con bisogni sempre più complessi.

In che modo ripensare il rapporto tra Terzo Settore e pubblica amministrazione è stato invece il tema al centro dell’intervento di Caterina Pozzi, che ha osservato che “abbiamo perso quella capacità condivisa di leggere i bisogni del territorio e costruire insieme delle risposte”. La direzione indicata è quella della co-programmazione prima ancora che della co-progettazione, con una più chiara redistribuzione del potere tra pubblico e Terzo Settore e una maggiore capacità di costruire visioni condivise.

Egidio Riva ha invece richiamato il nodo del coinvolgimento delle imprese. Welfare sociale e welfare aziendale nascono con logiche e destinatari differenti, e per questo la sfida non consiste semplicemente nel reperire risorse private aggiuntive. Il punto, piuttosto, è costruire “capacità istituzionali collettive di governo del welfare locale”. In questa direzione, il Comune di Monza sta valutando la costituzione di un’impresa sociale a capitale misto pubblico-privato, pensata per rendere più continuative le funzioni di programmazione, progettazione e valutazione del welfare locale.

Uno strumento per alimentare il confronto

Come ha ricordato Franca Maino in chiusura dell’evento, l’Expert Survey non rappresenta un punto di arrivo, ma uno strumento per aprire e alimentare il confronto su temi che restano centrali per il futuro del Paese.

Il webinar ha mostrato come le questioni sollevate dalla ricerca trovino risposte diverse a seconda dei contesti territoriali, delle risorse disponibili e delle relazioni già attive tra gli attori locali. Allo stesso tempo, dalle esperienze discusse emerge una direzione comune: rafforzare la capacità dei Comuni non solo di erogare servizi, ma di leggere i bisogni, orientare le scelte, coordinare risorse e mettere a sistema il contributo di una pluralità di soggetti.

In questo senso, il confronto ha rappresentato un momento importante per discutere il presente e il futuro del welfare locale, a partire da una consapevolezza: la centralità crescente dei Comuni può diventare una leva di innovazione solo se accompagnata da competenze, strumenti e alleanze adeguate.

 

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Note

  1. Composto da 285 esperte ed esperti; 61% uomini; 52% da attivi/e in istituzioni del Nord Italia; 81% da persone con oltre dieci anni di esperienza e 61% da docenti universitari.