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Negli ultimi anni molte organizzazioni del Terzo Settore hanno iniziato a interrogarsi sul ruolo che i dati possono avere nell’orientare il lavoro sociale. I servizi di prossimità, infatti, raccolgono quotidianamente una grande quantità di informazioni: accessi, caratteristiche delle persone accolte, tipologie di richieste, frequenza delle presenze. Ma spesso questi dati restano strumenti amministrativi o di rendicontazione. Quando vengono invece letti in modo sistematico, possono trasformarsi in una risorsa preziosa per comprendere i cambiamenti sociali e orientare le scelte organizzative.

Un esempio interessante in questa direzione è rappresentato dall’esperienza delle Cucine Economiche Popolari di Padova (Cep), una realtà che da oltre un secolo offre servizi di prossimità a persone in condizioni di fragilità.

Negli ultimi anni le Cep hanno avviato un percorso di monitoraggio strutturato delle proprie attività, con l’obiettivo di leggere in modo più consapevole ciò che accade quotidianamente all’interno dei servizi. L’analisi dei dati raccolti ha permesso di osservare con maggiore chiarezza alcune dinamiche della povertà urbana e di utilizzare queste informazioni come base per orientare le scelte future dell’organizzazione. Ma andiamo a vedere più nel dettaglio sviluppo e logiche di questa scelta.

Il rischio dell’operatività permanente

Il lavoro sociale si svolge quasi sempre dentro una tensione costante verso l’urgenza. Le organizzazioni del Terzo Settore operano a contatto diretto con bisogni concreti e immediati: persone che chiedono aiuto, servizi da garantire, risposte da costruire rapidamente. Le giornate sono scandite da attività operative, relazioni, imprevisti. In questo contesto, l’attenzione è inevitabilmente rivolta al presente: ciò che accade oggi, ciò che richiede risposta ora.

Questa dimensione rappresenta la forza del lavoro sociale, perché consente di restare radicati nella realtà e nei bisogni delle persone. Allo stesso tempo, però, porta con sé un rischio meno evidente: quello dell’operatività permanente. Quando l’azione occupa quasi tutto lo spazio disponibile, diventa difficile trovare il tempo e le energie per fermarsi a leggere ciò che quell’azione sta producendo nel tempo.

Nello svolgimento delle proprie attività quotidiane, molte organizzazioni raccolgono una quantità significativa di informazioni: accessi ai servizi, caratteristiche delle persone accolte, tipologie di richieste, frequenza delle presenze, durata dei percorsi. Si tratta di dati che nascono dalla pratica quotidiana, spesso registrati per esigenze amministrative o di rendicontazione. Raramente queste informazioni vengono trasformate in conoscenza sistematica. Restano frammenti dispersi, utili per documentare il lavoro svolto ma poco utilizzati per orientare il lavoro futuro.

Dal monitoraggio alla trasformazione dello sguardo

Alle Cucine Economiche Popolari di Padova questa consapevolezza è maturata progressivamente nel corso degli ultimi anni. L’intensità dell’attività quotidiana – migliaia di persone accolte ogni anno e un sistema articolato di servizi di prossimità – ha reso sempre più evidente la necessità di compiere un passo ulteriore: fermarsi a leggere in modo sistematico ciò che stava accadendo.

Da questa esigenza è nato un percorso che ha portato alla costruzione di un sistema di monitoraggio strutturato e alla redazione di due documenti distinti ma complementari: un report statistico annuale e un documento di indirizzi strategici triennali. Il primo ha permesso di raccogliere e organizzare in modo sistematico i dati delle attività; il secondo ha trasformato queste informazioni in uno strumento per orientare le scelte future.

Nel corso del 2025, ad esempio, le Cep hanno accolto oltre 3.600 persone diverse e hanno erogato più di 110.000 prestazioni complessive tra pasti, docce, guardaroba, ambulatorio e altri servizi di accompagnamento. Numeri significativi non solo per la loro dimensione, ma soprattutto per ciò che permettono di osservare nel tempo. La lettura sistematica dei dati evidenzia infatti alcune dinamiche ricorrenti: una domanda stabile distribuita lungo l’intero anno, che racconta una povertà sempre meno episodica e sempre più persistente; una prevalenza maschile tra le persone accolte; una forte presenza di cittadini stranieri; un’elevata incidenza di disoccupazione e precarietà abitativa.

Letti nel loro insieme, questi dati restituiscono un quadro che va oltre la dimensione del singolo servizio. Le Cucine Economiche Popolari diventano così anche un punto di osservazione privilegiato su alcune trasformazioni sociali che attraversano il territorio urbano.

Questa esperienza ha mostrato con chiarezza come il monitoraggio sistematico possa trasformare lo sguardo interno alle organizzazioni. I dati sono entrati nelle riunioni, hanno modificato le conversazioni, hanno messo in discussione alcune percezioni consolidate. Ci si è accorti che molte intuizioni trovavano conferma, mentre altre richiedevano di essere ripensate. L’esperienza quotidiana ha iniziato a essere interpretata in modo più consapevole.

Dalla conoscenza alla strategia: una sfida per il Terzo Settore

Il passaggio più significativo avviene quando questa conoscenza inizia a orientare le scelte. Le informazioni raccolte diventano base per definire priorità, ripensare servizi, immaginare sviluppi futuri. Le decisioni si collocano così dentro una prospettiva più ampia, fondata su elementi condivisi e verificabili.

Questa esperienza, pur radicata in un contesto specifico, apre una riflessione che riguarda l’intero Terzo Settore. Le organizzazioni sociali rappresentano osservatori privilegiati delle trasformazioni che attraversano le comunità. Ogni giorno intercettano bisogni, fragilità, cambiamenti. Quando queste informazioni vengono raccolte e interpretate in modo sistematico, diventano una risorsa preziosa per comprendere ciò che accade nei territori.

In un contesto in cui coprogettazione e programmazione territoriale assumono un ruolo crescente, la disponibilità di dati rappresenta anche un linguaggio comune per il dialogo con le istituzioni. I numeri non sostituiscono la relazione, ma rendono possibile il confronto. Permettono alle organizzazioni di contribuire alla lettura dei bisogni e di partecipare in modo più consapevole alla costruzione delle politiche sociali.

Il passaggio dal fare al capire rappresenta una trasformazione culturale. Richiede tempo, competenze e investimenti. Richiede la disponibilità a introdurre momenti di riflessione in contesti segnati dall’urgenza. Richiede, soprattutto, la consapevolezza che la capacità di leggere la realtà rappresenta una parte integrante del lavoro sociale.

In un tempo attraversato da bisogni complessi e persistenti, la possibilità di comprendere ciò che accade diventa una risorsa strategica. I servizi di prossimità, quando riescono a fermarsi a osservare ciò che producono quotidianamente, possono diventare non solo luoghi di risposta ai bisogni, ma anche spazi di produzione di conoscenza utili per orientare il futuro del welfare.

In questa prospettiva, le informazioni raccolte nel lavoro quotidiano dai servizi sociali e dalle organizzazioni del Terzo Settore possono contribuire in modo significativo alla lettura dei fenomeni sociali e alla programmazione territoriale. Valorizzare questi dati significa riconoscere che i servizi rappresentano luoghi di osservatori privilegiati dei cambiamenti che attraversano le comunità locali.

 

 

Foto di copertina: Cucine Economiche Popolari