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“Il movimento forniva soluzioni alle persone in difficoltà per la casa, i mobili, i vestiti, il lavoro e l’accesso ai diritti, ma mancava il digitale. C’erano già milioni di francesi in situazione di esclusione digitale, ma non esisteva alcun servizio che rispondesse a questo bisogno”, ricorda Tom-Louis Teboul responsabile sviluppo e innovazione di Emmaüs Connect.

Il movimento cui si riferisce è il movimento Emmaüs, fondato dall’Abbé Pierre nel 1949 in Francia per combattere l’esclusione sociale e ancora oggi attivo nel Paese transalpino e in altri 36 Stati nel mondo. Emmaüs Connect è l’organizzazione che, all’interno del movimento, ha da oltre un decennio il compito specifico di combattere l’esclusione digitale in Francia e rappresenta un esempio molto interessante anche per il nostro Paese, da tempo alle prese con un problema di competenze digitali ben più grave di quello dei nostri vicini.

“Quando ho iniziato a lavorare qui nel 2016, bisognava ancora insistere molto sull’importanza di dotare le persone in difficoltà di strumenti digitali e di accompagnarle nello sviluppo delle loro competenze”, ragiona Teboul. “Poi, con il Covid, tutti hanno capito”.

La storia di Emmaüs Connect, però, inizia ben prima della pandemia.

Collaborazioni con pubblico, privato sociale e imprese

L’organizzazione non profit nasce nel 2013. Teboul spiega che in quegli anni, in Francia, stava iniziando la digitalizzazione dei servizi pubblici, ma vi era un vuoto nel sistema per quanto riguarda la fornitura di dispositivi e connessione alle persone in difficoltà, quelle di cui il movimento Emmaüs si è sempre occupato.

Emmaüs Connect nasce con l’ambizione di colmare questo vuoto, collaborando con il Pubblico, col privato sociale e anche con le imprese. In pratica, agendo pienamente nella logica del secondo welfare.

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“Lavoriamo con più di 6.000 strutture in tutto il Paese e queste possono essere soggetti del movimento Emmaüs, ma anche centri comunali di piccole città, biblioteche, associazioni locali e molte altre realtà”, spiega Teboul.

Queste inviano alle varie sedi di Emmaüs Connect chi ha bisogno di un supporto in ambito digitale. “Per dare un’idea, l’anno scorso l’80% delle persone che si sono rivolte ai nostri centri guadagnava meno di 1.000 euro al mese, aggiunge il responsabile sviluppo e innovazione.

Complessivamente, da quando è nata, l’organizzazione ha seguito oltre 210.000 beneficiari in tutta la Francia. E lo ha fatto grazie a una presenza capillare su tutto il territorio, con 19 aree di intervento, 12 spazi propri e 700 partner.

Quando Teboul ha cominciato, i dipendenti erano una ventina circa, mentre ora sono oltre 150, coadiuvati da una rete di oltre 1.300 volontari.

Fornire, connettere, accompagnare

Per riassumere cosa Emmaüs Connect fa nel concreto, Teboul usa tre verbi: fornire, connettere, accompagnare.

Il primo passo è dotare le persone in difficoltà degli strumenti necessari, come uno smartphone o un computer. “Proponiamo solo dispositivi digitali ricondizionati a prezzi solidali. Li vendiamo sempre, non si tratta di donazioni”, dice Teboul, che spiega come questo sia uno dei modi in cui l’organizzazione si sostiene.

Negli anni, Emmaüs Connect ha creato una rete, che si chiama LaCollecte.tech. Il sistema è ormai rodato: recupera i dispositivi usati dalle aziende, li fa ricondizionare da imprese sociali partner in cui lavorano persone fragili e li vende alle persone che accompagna a prezzi come 80 euro per un telefono o 500 per un portatile. I dispositivi rinati ormai hanno superato quota 100.000.

Il passaggio successivo riguarda la connessione. “Abbiamo una partnership con la Fondation SFR (la fondazione d’impresa di un operatore francese di telecomunicazioni, ndr) che ci consente di distribuire ricariche e piani tariffari quasi illimitati a prezzi molto vantaggiosi, nell’ordine dei 2 o 3 euro al mese circa”, riprende Teboul.

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Infine, vi è l’accompagnamento a usare il digitale nella vita quotidiana, dallo scrivere una mail a usare il navigatore, dal prendere un appuntamento online a chiedere un sussidio sui portali pubblici. L’organizzazione offre gratuitamente sia moduli di formazione base da 50 ore sia moduli tematici. “Nelle aree rurali, per esempio, c’è molta richiesta per quanto riguarda la telemedicina”, ci dice ancora Teboul.

Emmaüs Connect, poi, offre formazione specifica a pagamento anche per assistenti e operatori sociali. L’ente si è certificato e, nel corso degli anni, ha formato oltre 15.000 professionisti del sociale.

Cosa è cambiato, e cosa no

Come ha spiegato Teboul parlando degli effetti della pandemia sulla digitalizzazione della società, molto è cambiato nei suoi dieci anni a Emmaüs Connect. Alcune cose in meglio, molte altre in peggio.

Tra le prime, vi è una maggiore consapevolezza. “Le persone hanno preso coscienza del problema dell’esclusione digitale, ma i cambiamenti sono complessi”, riflette. I motivi sono due, a suo parere. Da un lato, oggi le persone sono più diffidenti a causa di truffe e fake news. Dall’altro lato, i tempi delle amministrazioni pubbliche sono molto lunghi.

“Dieci anni fa i francesi in condizione di esclusione digitale erano circa 13 milioni e oggi siamo su una cifra simile”, dice un po’ sconsolato Teboul.

“Noi – prosegue nel ragionamento – formiamo le persone, ma i servizi pubblici spesso sembrano progettati più per le amministrazioni pubbliche che per le persone. La maggior parte delle procedure digitali è talmente complicata che le persone continuano ad avere grandi difficoltà nell’accedere ai loro diritti”, soprattutto se sono individui fragili.

La sfida dei fondi

Come per molti enti non profit, anche per Emmaüs Connect, quella dei fondi è una sfida. “Ogni anno bisogna andare a cercare finanziamenti, e non è facile. Da quando sono qui, l’unico periodo in cui è stato davvero semplice è stato durante il Covid”, ricorda Teboul.

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Il piano France Relance, l’equivalente del PNRR Italiano, ha avuto una forte attenzione per il digitale, ma si è comunque trattato di sostegno a dei progetti temporanei, limitati nel tempo. E, accanto ad esso, le difficoltà di bilancio francesi hanno portato i finanziamenti statali ad essere sempre meno. “I fondi pubblici che abbiamo ricevuto negli ultimi anni provengono soprattutto dall’UE”, spiega responsabile sviluppo e innovazione di Emmaüs Connect.

Anche per questo, l’organizzazione sta cercando forme di finanziamento alternative, e più strutturali. “Svolgiamo delle attività a scopo di lucro: vendiamo ricariche telefoniche, computer ricondizionati e, come detto, siamo un ente di formazione professionale. Queste azioni, oggi, coprono circa il 15% del nostro fatturato e ci garantiscono un po’ di autonomia”, dichiara Teboul, aggiungendo che il resto dei fondi viene da contributi pubblici e donazioni private.

Nuovi strumenti digitali

L’altra sfida per il futuro di Emmaüs Connect è l’utilizzo degli strumenti digitali, soprattutto quelli più all’avanguardia. Può sembrare un gioco di parole, ma anche un’organizzazione che combatte l’esclusione digitale si ritrova a valutare quali siano i migliori strumenti digitali per svolgere la sua missione.

Oggi, l’accompagnamento che offre Emmaüs Connect avviene sempre di persona perché, spiega Teboul, “pensiamo che il contatto umano sia ancora molto importante”. Ma non è detto che, in futuro, a questa modalità non se ne affianchino di nuove, in un processo di trasformazione digitale che potrebbe cambiare l’operato dell’organizzazione.

“Per esempio, abbiamo da poco introdotto dei messaggi automatici che ricordano ai beneficiari i loro appuntamenti per la formazione e questo ci ha consentito di abbassare il tasso di assenteismo ai nostri corsi”, continua Teboul.

È un esempio piccolo, ma che può portare grandi benefici. E non è detto che sia l’unico. I cambiamenti tecnologici hanno portato Emmaüs Connect a “riflettere un po’ sulle nostra modalità di accompagnamento”. L’obiettivo, conclude Teboul, è “adattare il nostro modo di trasmettere le informazioni in base agli strumenti disponibili”.

 

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Foto di copertina: Pagina Facebook di Emmaüs Connect