Il tema del disagio adolescenziale è entrato con forza nell’agenda delle politiche sociali, specie a livello locale. L’aumento delle fragilità psicologiche tra preadolescenti e adolescenti ha gettato luce sui limiti di modelli di intervento frammentati e settoriali e sollecitato una riflessione ampia sulla capacità dei sistemi di welfare di prevenire, intercettare e accompagnare i percorsi di crescita delle giovani generazioni.

In questo quadro, il dibattito sul secondo welfare offre una chiave di lettura distintiva, ponendo l’accento sul ruolo delle reti territoriali, la cooperazione tra pubblico e Terzo Settore e la produzione di innovazione sociale a partire dalle pratiche.

In tale prospettiva di seguito vogliamo raccontare di Presi bene!, un progetto che a Monza ha permesso di sperimentare una risposta territoriale integrata alla fragilità adolescenziale, assumendo la rete come strumento organizzativo e come dispositivo di policy learning.

Un laboratorio territoriale per governare la complessità

Il progetto Presi bene! si fonda sulla costruzione di linguaggi condivisi, processi comuni e spazi di riflessività tra gli attori del welfare locale, con l’obiettivo di rafforzare la capacità collettiva di lettura e intervento su alcuni bisogni emergenti.

Ideato nella primavera del 2023 e sostenuto da Fondazione Cariplo nell’ambito del Bando Attenta-mente, Presi bene! è stato avviato a gennaio 2024 a Monza con l’obiettivo di costruire un sistema di intervento condiviso, capace di offrire un sostegno multidimensionale e personalizzato a ragazze e ragazzi tra i 12 e i 17 anni, con la possibilità di proseguire gli interventi, in alcuni casi, fino ai 21 anni. I destinatari presentavano situazioni complesse di sofferenza – tra cui ansia, ritiro sociale, fobia scolare, disturbi del comportamento alimentare e comportamenti autolesivi – segnalate principalmente dalle scuole, dai servizi educativi e da NPIA, talvolta a seguito di accessi al Pronto Soccorso per acuzie.

Il progetto, coordinato dal Consorzio Comunità Brianza, ha coinvolto una rete di soggetti articolata: la NPIA e il Consultorio familiare dell’IRCCS San Gerardo di Monza, la cooperativa Minotauro di Milano, i Servizi sociali del Comune di Monza, diverse cooperative del territorio (Il Carro, Meta, Novo Millennio e Fraternità Capitanio) e le scuole secondarie. L’integrazione tra ambito sanitario, psicologico, educativo e sociale è stata sostenuta da specifici dispositivi di governance: una Cabina di regia condivisa, un’equipe multiprofessionale mensile e un Osservatorio per la sostenibilità, intesi come spazi stabili di coordinamento e di apprendimento collettivo. Questi dispositivi hanno consentito agli attori coinvolti di confrontarsi sui casi, riflettere sulle pratiche, chiarire mandati e vincoli istituzionali e costruire un processo condiviso di presa in carico, potenzialmente trasferibile anche in altri contesti.

Azioni e logiche di intervento

Le attività si sono sviluppate lungo tre direttrici principali.

La prima ha riguardato il funzionamento della rete, attraverso l’Équipe multiprofessionale incaricata della segnalazione dei casi, della definizione e modellizzazione dei percorsi di intervento e della costruzione dei progetti personalizzati. Questo lavoro ha permesso di superare letture settoriali del disagio e rafforzare la capacità di intercettazione precoce.

La seconda direttrice ha coinvolto direttamente le ragazze e i ragazzi, attraverso colloqui di ascolto, sostegno e orientamento, affiancati da esperienze laboratoriali, digitali e di piccolo gruppo in contesti educativi accoglienti, capaci di riattivare competenze, interessi e legami significativi.

La terza ha riguardato il lavoro con gli adulti di riferimento – genitori, docenti, educatrici ed educatori – mediante incontri di sensibilizzazione e percorsi formativi, riconoscendo il ruolo decisivo della postura adulta nei processi di benessere adolescenziale.

Risultati e apprendimenti

Nel progetto sono stati coinvolti 32 ragazzi e ragazze (a fronte dei 25 inizialmente previsti e dei 52 segnalati), 26 genitori, oltre 140 docenti delle scuole secondarie e 182 adulti partecipanti a incontri pubblici e conferenze.

Al di là dei numeri, Presi bene! ha prodotto apprendimenti rilevanti. In particolare, ha mostrato come una lettura condivisa del disagio in chiave evolutiva consenta di ridurre la frammentazione degli interventi e di rendere più coerente e tempestiva la presa in carico.

Ha inoltre messo in evidenza la centralità della fase di aggancio e di ascolto. Si tratta di un passaggio che richiede tempi adeguati, continuità relazionale e competenze psicologiche specifiche, che possono essere difficilmente garantite dai servizi ordinari, in assenza di un lavoro di rete strutturato. Questa fase iniziale rappresenta, infatti, un momento irrinunciabile di contenimento e riconoscimento del disagio, nel quale figure competenti possono accompagnare ragazze e ragazzi nella comprensione dei propri comportamenti e delle emozioni che li accompagnano.

È su questo lavoro che si fondano i progetti personalizzati, capaci di sostenere i compiti evolutivi, affrontare eventuali blocchi e favorire processi di riattivazione, anche attraverso esperienze espressive e laboratoriali legate al fare insieme.

Un ulteriore apprendimento riguarda la dimensione adulta e professionale. La costruzione della rete ha favorito il riconoscimento reciproco tra i diversi soggetti del welfare locale e la costruzione di una fiducia relazionale indispensabile per un lavoro realmente condiviso.

In questo processo, il contributo scientifico de la cooperativa Minotauro ha sostenuto una lettura comune del disagio adolescenziale, mostrando come gli adulti siano oggi chiamati a “vedere” le difficoltà dei ragazzi e, soprattutto, a riconoscersi coinvolti in una sfida sociale inedita, segnata dall’incertezza degli orizzonti futuri.

Gli sviluppi futuri

L’evidenza raccolta offre importanti implicazioni di policy. In particolare, appare cruciale rafforzare l’attenzione verso specifici gruppi di adolescenti e giovani.

Le ragazze, ad esempio, presentano spesso forme di disagio meno visibili, che tendono a manifestarsi in modo interno e silenzioso e che rischiano quindi di essere intercettate tardivamente. I ragazzi con background migratorio mostrano, invece, situazioni di sofferenza in cui le difficoltà personali si intrecciano con questioni identitarie, relazionali e con un accesso diseguale alle risorse disponibili. Infine, i neomaggiorenni rappresentano una fascia particolarmente vulnerabile, poiché la transizione all’età adulta coincide spesso con una frammentazione o interruzione dei percorsi di supporto.

In questo quadro, come mostra Presi bene! il lavoro di rete è una risorsa imprescindibile per costruire risposte capaci di accompagnare le nuove generazioni, trasformando l’incertezza in uno spazio condiviso di responsabilità educativa, apprendimento collettivo e innovazione sociale.

 

Foto di copertina: Etienne Girardet, unsplash.com