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Fondazione Bracco, in collaborazione con Percorsi di secondo welfare, ha promosso un ciclo di approfondimenti sulle Fondazioni di impresa italiane coinvolgendo osservatori privilegiati, studiosi ed esperti di varie discipline. L’obiettivo, alla luce delle nuove e complesse sfide sociali sollevate dalla pandemia di Covid-19, è quello di ragionare trasversalmente sul ruolo che le Corporate Foundations del nostro Paese stanno giocando, e potranno giocare nel prossimo futuro, inserendo tali riflessioni in un una cornice analitica il più possibile ampia e articolata. 

Il contributo che conclude il ciclo è quello di Diana Bracco, presidente di Fondazione Bracco e presidente e CEO del Gruppo Bracco, leader globale nell’imaging diagnostico e nelle scienze della vita. Recentemente Diana Bracco è stata nominata da Confindustria Ambassador per l’empowerment femminile per il B20, l’ente portavoce della comunità imprenditoriale globale del G20, il più importante foro di collaborazione internazionale fra economie industrializzate e Paesi emergenti di cui quest’anno l’Italia detiene, per la prima volta, la presidenza. Con Diana Bracco abbiamo voluto affrontare proprio il tema dell’empowerment femminile come ambito essenziale di sviluppo, partendo dall’operato e dal metodo di una fondazione d’impresa per arrivare a intersecare la visione internazionale.


Dottoressa Bracco, perché una corporate foundation come la Fondazione Bracco ha sempre dedicato un’attenzione particolare alle donne e, più di recente, alla questione dell’empowerment femminile?

La “gender question”, ovvero l’attenzione verso le problematiche femminili nei vari ambiti della vita sociale, economica, politica e culturale, costituisce una delle missioni fondamentali della nostra Fondazione. Ricordo che il primo convegno scientifico di Fondazione Bracco, nell’ormai lontano 2010, anno della nascita della Fondazione, fu proprio dedicato a diagnostica e prevenzione per le donne. Un tema poi sviluppato negli anni seguenti con una partnership con Fondazione Veronesi prima e col Campus Biomedico di Roma poi sulla prevenzione al femminile e sull’importanza della diagnosi precoce e delle campagne di sensibilizzazione e di screening che le istituzioni possono e devono mettere in atto. Poi è stata la volta di un’altra iniziativa di taglio scientifico e sociale insieme per informare e sensibilizzare le giovani donne migranti affinché anche per loro la diagnosi precoce diventi un valido strumento di prevenzione. In quell’occasione facemmo lavorare fianco a fianco il Poliambulatorio dell’Opera di San Francesco e il nostro CDI-Centro Diagnostico Italiano per offrire visite e screening alle donne che arrivavano nel nostro Paese.

Negli anni successivi, accanto a tanti altri progetti nati in questo solco, abbiamo sentito l’esigenza di ampliare l’orizzonte di intervento. Contribuire al benessere della collettività, che è parte della mission di Fondazione Bracco, significa anche favorire uno sviluppo paritetico, in cui lo straordinario apporto delle donne non solo si emancipi da discriminazioni e stereotipi ma sia anche pienamente riconosciuto in tutte le dimensioni del vivere civile, integrando nella nostra azione l’empowerment femminile. 

Concludo ricordando che anche nei progetti culturali abbiamo sempre avuto un’attenzione per donne. In passato ricordo ad esempio il focus su Elena, madre dell’imperatore Costantino nell’ambito della grande mostra “313” di Palazzo Reale. Quest’anno siamo impegnati al fianco dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano nel palinsesto “I talenti delle donne”, e presto inaugureremo la mostra “Le signore dell’Arte” a Palazzo Reale per riscoprire le storie delle straordinarie pittrici italiane del Cinquecento e del Seicento. 


Quali sono i concreti fronti di intervento della Fondazione su questo tema? Quale il metodo adottato? 

L’intervento di Fondazione Bracco per l’empowerment femminile, ampio e integrato, poggia su due direttrici fondamentali: favorire la formazione di competenze e riconoscere le competenze, valorizzandole.

Sul fronte della formazione, nell’ambito del progettoDiventerò, iniziativa pluriennale per i giovani, abbiamo attivato negli anni varie progettualità per avvicinare le ragazze alle materie STEM (Science, Technology, Engineering and Mathematicse, ndr) favorire così la nascita di vocazioni scientifiche. Ricordo “Una settimana da ricercatrice” che porta in laboratorio le studentesse che così sperimentano la vita da scienziata e “Ora di scienza!”, progetto di didattica inclusiva che mette al centro proprio l’apprendimento scientifico. Troppo spesso l’ambito STEM è percepito ancora come di dominio maschile. Un’azione tempestiva durante il percorso di formazione diventa quindi determinante per incoraggiare un cambio di rotta, che possa avvantaggiare anche lo sviluppo del Paese. Per quanto riguarda la formazione universitaria, cito il bando che permette di accedere al corso di formazione universitario incentrato sulla leadership femminile, che promuoviamo da due anni con Soroptimist e Università Bocconi, proprio per favorire una consapevolezza su questo tema centrale. 

Sul fronte della valorizzazione delle competenze il progetto #100esperte, ideato da Osservatorio di Pavia e Associazione Gi.U.Li.A., sviluppato con Fondazione Bracco con il contributo della Rappresentanza in Italia della Commissione Europea, ha l’obiettivo di dare visibilità ai profili eccellenti di donne impegnate in settori che ancora in larga parte disconoscono il loro apporto. L’invito, che facciamo ai media ma anche alla società civile, è quello di favorire la presenza delle competenze femminili all’interno dei dibattiti, dei tavoli decisionali, dei consessi pubblici, in cui la presenza delle donne è spesso ignorata. Per farlo abbiamo strutturato un database che, partendo dal settore STEM, si è ampliato per annoverare oltre alle scienziate anche le economiste e le professioniste della politica internazionale. Il prossimo passo saranno le filosofe e le storiche.  


Come presidente di una realtà filantropica e come imprenditrice, quali ritiene siano le priorità per raggiungere la parità di genere nel nostro Paese?

L’European Institute for Gender Equality (EIGE) ha pubblicato da poco il report Gender Equality Index 2020, l’indice che dal 2013 misura il progresso sull’uguaglianza di genere in Europa. Ad oggi in Europa si stima che per raggiungere la completa parità di genere ci vorranno almeno 60 anni. Un tempo inaccettabile. La natura trasversale della questione di genere richiede un’ottica e una politica multidimensionale e intersettoriale. La parità di opportunità e di diritti va realizzata contestualmente in diversi ambiti della vita economica e sociale: dall’istruzione alla formazione, dall’occupazione al supporto all’imprenditorialità, dal credito alle donne al bilanciamento tra impegni familiari e lavorativi, possibilmente con l’ausilio anche di programmi di welfare aziendale e con politiche sulla Diversity promosse nelle aziende. Tutto questo deve essere integrato con un investimento sui piani educativi che partano dalla formazione primaria e giungano a quella superiore, dove occorre favorire la formazione tecnico-scientifica delle ragazze.


Il suo impegno per l’empowerment femminile è riconosciuto pubblicamente, tanto da aver ricevuto la prestigiosa nomina di ambassador per il B20. Quali sono gli obiettivi che si pone all’avvio dei lavori di questo tavolo internazionale?

Il Women Empowerment è, in effetti, da sempre al centro del mio impegno anche nel business, nella responsabilità sociale d’impresa e nelle istituzioni, come quando riuscimmo a fare dell’Expo 2015, di cui ero Presidente e Commissario del Padiglione Italia, la prima Esposizione Universale gender equal. Con Emma Bonino all’Assemblea del BIE di Parigi del novembre di quell’anno ottenemmo un voto unanime che impegnava tutti i Paesi a replicare nelle future edizioni dell’Esposizione Universale un programma Women for Expo.

Ma credo che Confindustria abbia pensato a me anche perché, come Gruppo Bracco, consideriamo da sempre la diversità un valore chiave per tutta l’organizzazione e un nostro punto di forza. Per questo garantiamo l’effettiva partecipazione delle donne nella leadership a tutti i livelli decisionali aziendali. Entro il 2025 vogliamo ad esempio raggiungere l’obiettivo di avere il 35% di donne in posizioni dirigenziali ed executive. Peraltro il nostro Gruppo, che attualmente ha il 47% di dipendenti donne di cui il 28% in posizioni dirigenziali, garantisce già una crescente equità anche attraverso analisi retributive periodiche con le quali l’azienda monitora i salari di uomini e donne in relazione ai ruoli ricoperti, alle skill e all’anzianità aziendale.

Credo infatti con forza che la dimensione femminile sia oggi la più adeguata per affrontare le nuove sfide globali, a iniziare dallo sviluppo sostenibile e dalla salvaguardia dell’ambiente. Inoltre, in base a tutte le più autorevoli proiezioni, risulta che il maggiore impulso alla crescita globale nel prossimo futuro verrà proprio dal lavoro femminile e dalla riduzione del gap di partecipazione delle donne all’economia. Assistiamo però oggi in tutto il mondo, a causa della pandemia di Covid, a un fenomeno allarmante: il tasso di occupazione femminile sta facendo inaccettabili passi indietro. Prima di qualsiasi altra istanza, la raccomandazione prioritaria che come business community dovremo fare ai Governi del G20 è pertanto quella di invertire subito questa tendenza

 

 Questo contributo è parte del ciclo di approfondimenti sulle Fondazioni di impresa nell’era del Covid-19, promosso da Fondazione Bracco insieme a Percorsi di secondo welfare.