Come le organizzazioni della società civile nel mondo usano l’AI? O, meglio, come vorrebbero usarla? E cosa le frena dal farlo? Sono le domande cui risponde il rapporto “AI for Social Change: A Civil Society Perspective”, che ha condotto un sondaggio tra 972 organizzazioni di nove paesi diversi, tra Africa ed Europa, Italia inclusa.
“Il rapporto non si limita a fornire dati numerici, ma racconta una storia di esigenze emergenti, carenze di risorse e opportunità future”, spiega in una nota TechSoup, che ha promosso l’iniziativa nell’ambito del suo Digital Activism Program, sostenuto da Google.org, la divisione filantropica di Google.

TechSoup, in Italia e nel mondo, accompagna le organizzazioni della società civile nella trasformazione digitale. Il suo approccio, spiega la stessa organizzazione, “si basa sul principio che un supporto efficace deve essere basato su dati concreti, adattabile e radicato a livello locale” e, per questo, l’iniziativa è partita da due domande cruciali.
- In che modo l’IA può supportare in modo significativo le organizzazioni della società civile (OSC)?
- E di cosa hanno bisogno le organizzazioni della società civile per utilizzare l’IA in modo coerente con la loro missione?
Le risposte mostrano che, per molte organizzazioni della società civile, entrare nel mondo dell’intelligenza artificiale non è solo un salto tecnologico, ma una sfida sistemica. Vediamo come e perché nel dettaglio.
972 organizzazioni in 9 Paesi
Per dare una risposta alle domande che hanno dato il via all’iniziativa, TechSoup spiega di aver condotto un sondaggio online in nove paesi, integrato da rapporti di mappatura dei paesi e casi di studio. I risultati indicano non solo la posizione attuale delle organizzazioni della società civile, ma anche dove sperano di arrivare.
All’indagine hanno risposto 972 organizzazioni della società civile provenienti dai Paesi africani ed europei: Francia, Italia, Polonia, Regno Unito, Spagna, Ghana, Kenya, Nigeria e Sudafrica.
Per l’Italia, le risposte al sondaggio sono state raccolte dal nostro laboratorio, Percorsi di Secondo Welfare, che ha collaborato con la filiale italiana di TechSoup, l’impresa sociale SocialTechno.
Complessivamente, le realtà che hanno risposto al questionario rappresentano una vasta gamma di profili organizzativi in 5 aree tematiche, con dimensioni del personale, ambiti operativi e budget diversi.
Due terzi delle organizzazioni operano a livello locale e sono di piccole dimensioni, con team composti da 1 a 10 persone. Queste diverse prospettive, spiega ancora TechSoup, aiutano “a identificare le esigenze specifiche delle organizzazioni della società civile più piccole e basate sulla comunità, nonché quelle delle organizzazioni più grandi e consolidate”.
Come è messa l’Italia
A partire dai dati resi disponibili da TechSoup, abbiamo elaborato le risposte ad alcuni quesiti del sondaggio, comparando i risultati complessivi con quelli delle Organizzazioni della società civile dei Paesi africani, degli Stati europei (Italia compresa) e, infine, con solo quelle del nostro Paese, per capire dove ci collochiamo.
Per quanto riguarda le barriere alla partecipazione digitale, l’Italia si colloca sia sotto la media complessiva sia sotto la media Europea per quanto riguarda la mancanza di fondi. Al contrario, il principale ostacolo indicato dalle organizzazioni italiane che hanno risposto sono state le competenze limitate del personale, confermando un problema che nel nostro Paese è radicato e noto da decenni.
In maniera conseguente, le OSC italiane indicano bassi livelli competenze digitali più spesso della media dei rispondenti e, specularmente, competenze alte o molto alte meno di frequente del resto del campione.
Il discorso è simile per quanto riguarda nello specifico l’adozione dell’AI. Anche in questo caso, il nostro Paese è sopra media quando si va ad indicare la mancanza di conoscenze e formazione come principale ostacolo, mentre è nettamente sotto quando si individuano come barriera i costi di implementazione dell’intelligenza artificiale e le preoccupazioni legate alla privacy dei dati raccolti e utilizzati.
Le organizzazioni italiane sono anche quelle che dicono di essere ancora in una fase sperimentale dell’adozione dell’AI in misura maggiore rispetto alla media complessiva, africana ed europea. Stanno “testando il terreno”, dicono, quasi la metà delle organizzazioni intervistate. Al tempo stesso, il numero di rispondenti che si definiscono “utenti sicuri” è superiore alla media, mentre quello degli “utenti esperti” è al di sotto.
Per quanto riguarda, invece, gli strumenti di AI già in uso, l’Italia spicca per l’uso di Google Gemini, mentre ha dati in linea col resto del campione per ChatGPT, che rimane lo strumento più usato ovunque, e Microsoft Copilot.
Infine, per quanto riguarda il supporto richiesto dalle OSC, le organizzazioni hanno valori poco più bassi della media per quanto riguarda la necessità di fondi e programmi di formazione. Queste due modalità di sostegno sono comunque le più richieste, da circa il 65% delle realtà italiane intervistate, ma sono seguite con meno distacco dalla richiesta di mentorship ed esperti, formulata da oltre la metà degli intervistati del nostro Paese.
I programmi di formazione sull’AI, ha spiegato il rappresentante di un OSC italiana, intervistato per il rapporto, “sono essenziali perché ci consentono di integrare l’IA nei nostri progetti con risorse finanziarie dedicate, formare il nostro team al suo uso consapevole e beneficiare dell’ esperienza di mentori ed esperti per massimizzare l’impatto sociale delle nostre iniziative”.
Ostacoli, competenze, personalizzazione
Complessivamente, TechSoup sottolinea tre messaggi chiave che emergono da questo grande lavoro di mappatura a livello internazionale.
Il primo riguarda le difficoltà: c’è un divario ampio e reale tra quello che vorrebbero fare le organizzazioni della società civile e quello che riescono davvero a fare. In particolare, i principali ostacoli alla partecipazione digitale sono “la mancanza di finanziamenti, le competenze digitali limitate e il supporto tecnico insufficiente”.
Il secondo messaggio riguarda le competenze digitali, che “sono ormai essenziali”: la maggior parte delle organizzazioni ha affermato che il miglioramento delle competenze dei propri team è una priorità assoluta per i prossimi 2-3 anni.
Infine, il fatto che l’IA dovrebbe essere al servizio della mission delle organizzazioni della società civile: “invece di strumenti generici, le organizzazioni della società civile desiderano soluzioni IA personalizzate in linea con i propri valori e le proprie attività”, spiega il rapporto. I dati lo confermano: al posto di strumenti gratuiti e commerciali, il 57% degli intervistati vorrebbe poter utilizzare soluzioni sviluppate appositamente per loro e ben il 68% vorrebbe strumenti AI personalizzati.
L’immagine di copertina dell’articolo è stata prodotta da ChatGPT con il prompt “crea un’immagine rettangolare non stereotipata per rappresentare questa frase: ‘L’AI per il cambiamento sociale’. Il risultato ci sembra, in realtà, molto stereotipato, ma ci è parso comunque un utile ulteriore elemento di riflessione, visto il tema dell’articolo.
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