Nei giorni scorsi è stato pubblicato il bando “Piani integrati di welfare per la vita e il lavoro” della Regione Piemonte, finalizzato a promuovere benefit e servizi di welfare aziendale nelle organizzazioni che hanno sede sul territorio regionale  grazie a uno stanziamento di  8 milioni di euro. L’intervento è parte del piano A.L.Fa – Accordo Lavoro Famiglia della Regione, pensato per agevolare la conciliazione tra vita lavorativa e familiare durante tutte le fasi della vita. L’obiettivo è sensibilizzare le imprese verso tutte quelle forme di supporto per lavoratori e lavoratrici che hanno carichi di cura e bisogni legati alla famiglia. M anche favorire e sostenere la collaborazione tra aziende per realizzarle. Ma andiamo con ordine

Fare welfare attraverso le reti

Il bando della Regione Piemonte (qui il testo integrale) può essere considerato il diretto successore della strategia WeCaRe avviata nel 2017 e, come quell’iniziativa, presenta una forte propensione all’innovazione. Come spiegato sul sito della Regione, i progetti finanziabili – che devono avere un valore compreso tra 80.000 e 250.000 euro e una durata di 24 mesi – possono essere presentati esclusivamente da reti e/o partenariati.

Nello specifico, il bando prevede che la richiesta delle risorse arrivi da associazioni temporanee di impresa (ATI) o di scopo (ATS), composti da almeno due piccole o medie imprese, a cui possono aderire anche soggetti aggregatori, come le associazioni datoriali o sindacali, le associazioni di categoria dei liberi professionisti, gli enti bilaterali, le società di mutuo soccorso. Anche le grandi imprese possono far parte di queste reti, ma solo se il progetto incentrato sul welfare aziendale è “fortemente radicato nel territorio”.

Queste progettualità possono prevedere svariati servizi di welfare, come:

  • lavoro agile  e smart  working  tramite strumenti tecnologici e assistenza operativa;
  • servizi per minori con l’attivazione di nidi e micro-nidi d’infanzia aziendali, baby parking, baby-sitting, servizi per la custodia dei figli minori nei periodi di sospensione e chiusura della scuola, iscrizione a scuole pubbliche e paritarie e ai servizi correlati come pre e post scuola, aiuto compiti, servizio mensa, accompagnamento dei figli ad attività extrascolastiche;
  • supporto a familiari  fragili  attraverso servizi di assistenza domiciliare, diurna o residenziale per familiari non autosufficienti, accompagnamento di familiari non autosufficienti, sostegno al costo delle rette per servizi di assistenza domiciliare, diurna o residenziale;
  • mobilità sostenibile con l’attivazione di convenzioni su car pooling, bike sharing, navette aziendali e scuolabus a prezzi agevolati, rimborso dei costi sostenuti per il tragitto casa-lavoro;
  • salute e benessere mediante assistenza sanitaria integrativa destinati a donne in gravidanza, madri di bambini fino a un anno di età, campagne di prevenzione sanitaria e materiali informativi, anche in collaborazione con le Asl;
  • integrazione economica durante il periodo di congedo parentale;
  • Inserimento nell’organizzazione di figure dedicate alla gestione del welfare e di dimensioni ad esso collegate, come Welfare manager, Disability manager, Net manager.

Da notare come le risorse stanziate a sostegno di queste misure derivino da Fondi europei veicolati attraverso il Piano Nazionale Giovani Donne e Lavoro. Si tratta di un finanziamento rilevante che Regione Piemonte, come già accaduto in passato, ha scelto di dedicare specificamente ai temi del welfare aziendale e della conciliazione vita-lavoro.

Come già annunciato”, ha dichiarato attraverso l’ANSA la vicepresidente della giunta regionale Elena Chiorino, “con il Piano Alfa, la Regione compie una scelta politica chiara: non lasciare soli gli imprenditori davanti alla sfida della conciliazione tra vita e lavoro, ma accompagnarli con risorse vere e strumenti operativi“. “Sostenere il welfare aziendale”, ha proseguito Chiorino, “significa trasformare una necessità sociale in una leva di sviluppo economico. Noi vogliamo un Piemonte in cui imprese e istituzioni camminino insieme, con l’obiettivo di liberare energie, creare occupazione di qualità e – allo stesso tempo – offrire alle donne la possibilità concreta di non dover più scegliere tra lavoro e famiglia“.

Regione Piemonte punta sull’innovazione del welfare

Sul bando ci sono diverse cose interessanti da notare.

In primo luogo, il welfare aziendale continua dunque a essere sostenuto tramite i Fondi di Coesione Europei (ve lo avevamo raccontato un paio di anni fa nel dettaglio). Si tratta infatti di un’opportunità per supportare le aziende in forme di innovazione che possono avere un impatto rilevante per chi lavora, ma che possono incidere positivamente anche sui risultati dell’organizzazione.

Altra cosa interessante, e a nostro avviso particolarmente innovativa, è la scelta di non supportare le singole aziende quanto piuttosto di finanziare delle reti. In questo senso la direzione intrapresa sembra quella che Percorsi di Secondo Welfare ha più volte rimarcato: puntare su un welfare aziendale territoriale o “a filiera corta”. Una scelta politica che non sembra essere isolata, visto che di recente è stata seguita anche dalla Regione Veneto. Perché si tratta di un elemento da rimarcare? Come vi abbiamo raccontato negli anni, in questo modo si punta a facilitare la diffusione delle pratiche di welfare nelle organizzazioni che, per dimensioni o per settore di appartenenza, hanno meno opportunità di investire in tale ambito. Basti pensare alle difficoltà che incontrano le micro e piccole imprese, oppure quelle di settori meno redditizi – come l’agricoltura e l’edilizia – nel fare welfare (ne abbiamo parlato di recente qui), ma anche al rischio di sovrapposizione delle misure e alla fatica di far incontrare efficacemente domanda e offerta di servizi.

In questo senso, appare utile ricordare anche il potenziale che questa scelta rappresenta non solo per le imprese ma anche per i territori in cui queste hanno sede. Lo sviluppo di reti dal forte ancoramento territoriale (in piena linea col concetto di secondo welfare), può infatti sviluppare un circolo virtuoso per tutto il tessuto economico e sociale locale. In questo senso, per esempio, è da ricordare la possibilità di realizzare accordi con le cooperative sociali e gli Enti del Terzo Settore per co-progettare dei servizi per i dipendenti delle aziende (come stiamo facendo a Siena). Oppure si possono favorire gli acquisti presso piccole attività commerciali locali, garantendo loro un giusto compenso e commissioni limitate: così le risorse stanziate dalle imprese restano sul territorio in cui queste operano, favorendo piccole e medie realtà della ristorazione.

La prospettiva, dunque, è interessante e con un’elevata portata di innovazione. Staremo a vedere quali saranno i progetti che ne nasceranno e quale sarà il loro impatto.

Le domande potranno essere presentate dalle ore 9:00 del 20 marzo fino alle ore 12:00 del 19 giugno. Qui maggiori informazioni.

 

 

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