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Il welfare aziendale sparisce dal “Decreto Primo Maggio”. Come vi avevamo raccontato nei giorni scorsi, nella prima bozza del Decreto erano presenti alcune novità importanti in materia di welfare per le aziende.

La versione del provvedimento approvata dal Consiglio dei Ministri si concentra però su altro: incentivi dell’occupazione, misure di sostegno al reddito e interventi per regolare il mercato del lavoro. Un insieme eterogeneo di strumenti che, nelle intenzioni del Governo, mira a contrastare il lavoro povero e a rafforzare la qualità dell’occupazione.

Bonus per chi garantisce un “salario giusto”

La nuova versione del Decreto prevede una serie di incentivi per le imprese che assumono. In particolare, è previsto un esonero di due anni dal pagamento dei contributi previdenziali per le aziende che assumono donne o giovani sotto i 35 anni, se disoccupati da almeno 24 mesi. Gli sgravi sono maggiori se le assunzioni sono fatte da imprese con sede nelle aree economicamente più fragili (le cosiddette ZES, Zona Economica Speciale).

Per questi “bonus”, il Governo ha messo a disposizione 934 milioni di euro; di questi oltre la metà (497,5 milioni di euro) sono destinati ai soli incentivi per i giovani: con la stima di 52.400 assunzioni prevista nella relazione tecnica.

Come detto durante la conferenza stampa del 28 aprile dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni, questi incentivi e sgravi saranno accessibili solo alle imprese che applicano un “salario giusto”. 

Il salario giusto, spiega il comunicato del Governo, “garantisce ai lavoratori una retribuzione non inferiore ai minimi stabiliti dai contratti collettivi nazionali (CCNL) stipulati dalle organizzazioni sindacali e datoriali comparativamente più rappresentative, contrastando il dumping”. In altre parole, le imprese che applicano contratti con retribuzioni troppo basse o considerati “pirata” non dovrebbero beneficiare degli sgravi.

Misure per i rider e la conciliazione vita-lavoro

Il Decreto prevede poi altre novità rilevanti, come quelle per i rider e per il lavoro tramite piattaforme digitali. Sono introdotte nuove regole che mirano a contrastare il “caporalato digitale” e rafforzare le tutele di questi lavoratori e lavoratrici: maggiore controllo sull’identità dei lavoratori, limiti all’uso degli account e possibili obblighi per le piattaforme in materia di sicurezza e diritti. 

Da segnalare, infine, anche una previsione relativa al tema della conciliazione vita-lavoro.

Il decreto introduce infatti uno sgravio contributivo per le imprese che adottano la Certificazione UNI/PdR 192:2026, una certificazione pubblicata ad aprile 2026 che prevedere delle linee guida utili ad accompagnare le organizzazioni di qualsiasi dimensione e tipologia nell’implementazione di politiche aziendali dedicate alla genitorialità (maternità e paternità), all’equilibrio dei tempi di vita e di lavoro, alle pari opportunità e al benessere organizzativo. La misura contenuta nel decreto prevede un esonero dal versamento dei contributi previdenziali a carico del datore di lavoro per le aziende in possesso della certificazione, con una misura fino all’1% e nel limite massimo di 50.000 euro annui per ciascuna impresa.

Welfare aziendale: è tutto rimandato?

Il Decreto “Primo Maggio”, quindi, a differenza di quanto emerso dalle bozze del provvedimento, non presenta nella sua versione approvata interventi in tema di welfare aziendale.

In questa direzione, potrebbero esserci dei margini di manovra importanti per promuovere servizi e misure di welfare tra le imprese italiane. In particolare sarebbe necessario incentivare quelle misure di welfare destinate ai lavoratori caregiver, che quindi si prendono cura di un familiare. Oppure interventi dedicati al benessere – fisico e psicologico – di chi lavora e alla prevenzione (check up, polizze assicurative per Long-Term Care, ecc).

Come vi abbiamo ricordato qui, sarebbe essenziale tornare oggi a parlare di un welfare aziendale incentrato sui servizi di cura e assistenza, sulla conciliazione vita-lavoro e sul benessere delle persone. Auspichiamo quindi che, in vista della conclusione dell’attuale Legislatura, si torni quantomeno a confrontarsi su queste questioni a livello istituzionale.

 

 

Foto di copertina: La presidente del Consiglio Giorgia Meloni - Foto: governo.it