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Gentilezza, futuro del lavoro
Il vero significato di gentilezza è spesso ignoto. Praticarla migliora la qualità della vita, anche professionale, e dà vita a connessioni inedite.
02 settembre 2020

Una nuova una risorsa strategica: la gentilezza

Gentilezza evoca l’abitudine di salutare le persone quando le si incontra, tenere aperte le porte per chi viene dopo di noi, aiutare in vario modo chi ha bisogno di un piccolo supporto. In realtà questi gesti fanno parte di un codice comportamentale legato ad un concetto differente, quello di cortesia e buone maniere. La cortesia è una convenzione sociale, un insieme di norme che servono a regolare le interazioni. Esse non sono universali, bensì cambiano di cultura in cultura: questo è il motivo per cui un’azione può essere considerata cortese in Francia ma scortese in Giappone.

La gentilezza invece ha fin dalle origini un significato più profondo. La parola “gentile” deriva dal latino “gentilis”, che significa “appartenente alla stessa gens”, ovvero “della stessa stirpe, parente”, concetto che si può estendere fino a “della stessa nazione, compatriota”. Gentilezza dunque significa appartenenza a un medesimo gruppo di persone e, in ambito antropologico, il concetto di appartenenza indica accoglienza del singolo da parte del gruppo, assenza di giudizio e protezione dall’esterno: in poche parole, il gruppo è ciò che consente la sopravvivenza e sostiene lo sviluppo dell’individuo, come accade nel mondo animale, dove sopravvivenza è garantita solo grazie al sostegno e protezione del branco.

La gentilezza è allora un modo per affrontare la vita grazie alla capacità di connettersi con gli altri e di partecipare al benessere della comunità. È vivere e comportarsi nei confronti degli altri con l’intento di creare un ambiente inclusivo e piacevole per tutti, in cui sentirsi accettati e protetti.
La gentilezza è un atteggiamento che si fonda sull’apertura, verso gli altri e verso l’ambiente esterno. Prevede sollecitudine e desiderio di prendersi cura delle persone, perché ci si preoccupa di instaurare o mantenere con loro un legame non solo civile, ma anche premuroso e attento.
Si rifà dunque a un ideale di comunità, di cura uno per l’altro.

Numerosi studi affermano che la gentilezza comporta vari benefici e, in generale, praticare o ricevere atti gentili aumenta la percezione di benessere personale e rende più positivi e bendisposti verso l’altro.

Come sfruttare efficacemente questo fenomeno anche in contesti in cui si passa gran parte del proprio tempo come, ad esempio, il luogo di lavoro? Considerando quante ore ciascuno trascorre con i propri colleghi e superiori è facilmente intuibile come sia importante la presenza di un clima positivo e sereno all’interno del posto in cui si lavora. Le osservazioni confermano che ciò che rende le persone più felici sul luogo di lavoro sono le relazioni umane instaurate all’interno dell’ambiente e, pertanto, la gentilezza in ufficio si può esprimere con atteggiamento amichevole, generosità e premura verso gli altri. Gli studi sulla felicità condotti dal ricercatore Shawn Anchor mostrano che quando si è più positivi è più probabile essere di conseguenza creativi, intelligenti e produttivi. Un aspetto che per ovvie ragioni può essere fondamentale in ambito professionale. Per un’azienda, dunque, dedicare del tempo alla promozione della cultura della gentilezza è un investimento che avrà un ritorno sicuramente positivo.

Una strada che, se percorsa, in prospettiva può portare alla umanizzazione delle aziende e a una modifica nella concezione stessa del lavoro, cercando sempre più coesione tra i bisogni aziendali e quelli del dipendente.


“Prendersi cura” in azienda: il welfare

Secondo un recente volume di Fornasier, Lucchini, Streliotto, Vecchiato, “Welfare 4.0 Competere Responsabilmente Aziende con l’anima: responsabilità sociale, welfare e community relation” una delle definizioni possibili di “welfare aziendale” è l’insieme di misure e di interventi che vengono messi in atto volontariamente da un’organizzazione a favore dei propri dipendenti, per migliorarne la vita privata e lavorativa in numerosi ambiti, incrementando il loro benessere individuale, professionale e familiare sotto il profilo economico e sociale. Queste iniziative sono finalizzate anche al miglioramento del clima interno e del benessere organizzativo, alla valorizzazione delle risorse umane e, di conseguenza, al potenziamento dei risultati d’impresa. Ritroviamo facilmente in questa definizione la visione del “prendersi cura” degli altri insita nel concetto di gentilezza.

Negli ultimi anni il numero delle aziende che attuano iniziative di welfare è aumentato, come dimostrato dai dati del Rapporto 2019 di Welfare Index PMI. Esistono diversi gradi di esecuzione, dalla semplice applicazione delle disposizioni contenute nei contratti collettivi nazionali all’impegno aziendale a sostenere costi aggiuntivi per ulteriori servizi.

Anche il grado di partecipazione dei lavoratori è variabile: può essere inesistente o totale, e in questo caso l’azienda mette in atto azioni di ascolto che possono essere incontri collettivi, individuali o indagini interne. In ogni caso, si può notare come sia in costante diminuzione il numero delle aziende che scelgono di non attuare iniziative oltre alle obbligatorie e a non coinvolgere i dipendenti. A bilanciare questi dati vediamo in forte aumento le aziende che applicano le disposizioni contrattuali senza aggiunte ma con alcuni gradi di coinvolgimento dei lavoratori.

Le imprese maggiormente attive e coerenti nelle politiche di welfare sono quelle che ottengono i migliori risultati positivi su produttività e nell’andamento generale.

L’obiettivo principale delle imprese quando attivano piani di welfare è quello di migliorare la soddisfazione dei lavoratori e il clima interno, e in secondo luogo di incrementare la produttività sul lavoro: il welfare dunque si rivela sia una leva di people caring che una risorsa strategica orientata ai risultati del business. Secondo le indagini effettuate, i risultati sono positivi per entrambi i propositi.

Il benessere, come riportato nel volume citato più sopra, si può descrivere come una condizione felice di salute, di forze fisiche e morali, uno stato di prosperità che riguarda l’assetto delle condizioni di vita della persona e delle risorse e delle opportunità a sua disposizione nelle varie fasi della sua esistenza. Questa condizione positiva per l’individuo non è così facile da raggiungere, poiché dipende da numerosi fattori. Sempre più imprese stanno orientando i propri sistemi di gestione del capitale umano verso il tema del benessere organizzativo. In media il 30-40% della giornata viene passato sul luogo di lavoro: è di vitale importanza che sia un ambiente in cui sentirsi a proprio agio, valorizzati e in cui intrattenere relazioni positive.


Gentilezza e welfare: verso le aziende del futuro

Più sopra si è provato a sintetizzare due concetti apparentemente lontani tra di loro ma in realtà uniti da una radice comune: prendersi cura degli altri.

Se dare vita a piani di welfare non è solamente una scelta imposta dalle regole contrattuali o dal doversi adeguare a ciò che fanno le altre aziende, questa azione si qualifica come un gesto di premura e gentilezza da parte di un’impresa verso i propri dipendenti, specialmente se si scelgono servizi calibrati sulle esigenze reali dei lavoratori. Per l’azienda significa avere a cuore il vero motore di tutto, le persone, trasformandosi in una vera e propria comunità in cui l’uomo è al centro e il suo lavoro diventa espressione del valore umano. La relazione instaurata con i lavoratori se viene alimentata realizzando dei progetti che rispondono realmente alle loro esigenze principali assume un valore incommensurabile.

Il welfare è una grande occasione di sviluppo per le aziende, a patto che non si faccia solo per adeguarsi alle convenzioni. Le imprese per essere realmente efficaci devono assicurarsi di offrire dei servizi che siano calibrati sulla propria popolazione aziendale, in modo da essere contestualizzati all’interno dell’organizzazione, alla visione del futuro e agli orientamenti di lungo periodo.

L’attenzione verso le proprie risorse umane e le loro esigenze diventa in questa maniera un elemento strategico primario per le aziende, poiché innesca un circolo virtuoso da cui sia dipendenti che azienda possono trarre benefici. I dipendenti sviluppano fiducia e attaccamento nei confronti dell’impresa perché viene loro dimostrato apprezzamento e sostegno. Oltre a dei dipendenti fedeli, l’azienda guadagna credibilità e diventa attrattiva per potenziali nuovi stakeholder e dipendenti che hanno a cuore queste tematiche, in forte crescita nei dibattiti sul mondo del lavoro.

Stiamo assistendo a un lento cambiamento della nostra società perché grazie all’azione di molti sta pian piano emergendo una cultura gentile, fondata sull’ideale di comunità e di attenzione per le esigenze altrui. Se le grandi imprese incoraggeranno la diffusione di questa nuova cultura non tarderanno ad arrivare delle trasformazioni anche per le aziende più piccole, rivoluzionando il mondo del lavoro per come ora lo conosciamo.

 


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