In vista della Legge di Bilancio 2027, il Patto per un Nuovo Welfare sulla Non Autosufficienza torna a farsi sentire. La rete, che riunisce 60 organizzazioni (tra cui Percorsi di Secondo Welfare) unite dalla volontà di elaborare soluzioni condivise da mettere a disposizione delle istituzioni, rilancia con un comunicato le proposte presentate nei mesi scorsi – di cui avevamo dato conto qui – e chiede al Governo di inserirle nella Manovra.
Per il Patto la prossima Legge di Bilancio è infatti “un’occasione da non perdere” per dare risposte concrete agli anziani non autosufficienti e alle loro famiglie. Le risorse sono limitate, ma è possibile individuare gli interventi prioritari da cui partire per affrontare una delle principali sfide sociali del Paese.
La posta in gioco è alta. In Italia vivono circa 4 milioni di anziani non autosufficienti; considerando anche i familiari e chi lavora nell’assistenza, le persone coinvolte sono circa 10 milioni. E le difficoltà del sistema sono molto concrete: per accedere a servizi e sostegni un anziano deve affrontare in media 5-6 valutazioni; l’assistenza domiciliare offre appena 16 ore annue per assistito; circa 270.000 persone sono in lista d’attesa per un posto in struttura residenziale, un numero simile a quello degli anziani oggi ospitati.
Nei fatti, quando un genitore perde autonomia, le famiglie si trovano spesso a organizzare da sole l’assistenza, a orientarsi tra servizi frammentati e a sostenerne i costi. Se l’anziano può restare a casa servono aiuti continuativi; quando ha bisogno di una struttura occorrono posti disponibili, personale adeguato e rette sostenibili. Secondo il Patto, domiciliarità e residenzialità sono risposte diverse a bisogni diversi, ma sono entrambe necessarie. E quando gli aiuti non bastano la cura non scompare: ricade sul tempo, sul lavoro e sui risparmi dei familiari.
Da qui le quattro priorità indicate dalla rete:
- semplificare il percorso di accesso a servizi e sostegni, riducendo valutazioni e passaggi tra uffici;
- costruire un servizio domiciliare continuativo, che integri cure sanitarie e aiuto nella vita quotidiana;
- migliorare la qualità e l’accessibilità delle strutture residenziali;
- sperimentare la nuova Prestazione Universale, con importi graduati e una maggiorazione per chi sceglie servizi qualificati.
Le proposte si inseriscono nel percorso avviato con la riforma del 2023 e proseguito all’inizio di ottobre con l’approvazione, da parte del Governo, del primo Piano nazionale dedicato alla fragilità e alla non autosufficienza della popolazione anziana, un passaggio importante che il nostro Laboratorio ha racconta qui. Secondo il Patto il Piano offre un riferimento comune alla programmazione e mette al centro obiettivi come l’assistenza a domicilio, l’accesso ai servizi e il rafforzamento del personale sociosanitario. Ora, però, serve che la Legge di Bilancio traduca questi obiettivi in interventi concreti, ma nel Documento programmatico di finanza pubblica non emergono ancora stanziamenti dedicati alle proposte del Patto, anche se la manovra è tuttora in fase di definizione.
La richiesta è, peraltro, all’insegna del realismo, senza però rinunciare al cambiamento. A luglio il Patto aveva proposto uno stanziamento di circa 1 miliardo di euro per il 2027, da incrementare progressivamente negli anni successivi. Di fronte alle crescenti difficoltà della finanzia pubblica, ora chiede che la Legge di Bilancio stanzi almeno 500 milioni nel 2027, come primo passo concreto, e che gli interventi siano rafforzati negli anni seguenti. In breve, una proposta calibrata sui vincoli contingenti, che mantiene però l’obiettivo di avviare un cambiamento e svilupparlo nel tempo. Il dettaglio delle proposte è disponibile nel documento del Patto, scaricabile qui sotto.