Il 2 e 3 ottobre si è svolto a Trento il 6° Convegno “Anziani. Dignità, relazioni, cure” promosso da Erickson. Nel simposio “Quali adattamenti progettuali per una popolazione anziana in cambiamento”, coordinato da Mara Tognetti dell’Università degli Studi di Milano, è intervenuta anche la nostra Franca Maino, con una relazione intitolata Oltre l’assistenza: quali politiche territoriali per una società longeva?.
L’intervento è stato l’occasione per portare il punto di vista di Percorsi di Secondo Welfare su come ripensare le politiche per l’età anziana, a partire dal lavoro di ricerca che il Laboratorio porta avanti sulla Long Term Care e sull’invecchiamento attivo. Il punto di partenza è un quadro in cui si vive più a lungo, ma non sempre in salute e sempre più spesso da soli. Secondo il 6° Rapporto dell’Osservatorio Long Term Care di Cergas SDA Bocconi ed Essity, solo il 29,8% delle persone anziane non autosufficienti riceve almeno un servizio pubblico di cura, mentre circa il 70% può contare soltanto sulla famiglia, su un’assistente familiare o su nessuno. Tra la casa e la RSA, in altre parole, c’è ancora troppo poco. Da qui la proposta di un welfare della longevità, capace di sostenere autonomia e partecipazione, prevenire la fragilità e accompagnare e curare quando serve.
Le direttrici indicate da Maino sono quattro. La prima è l’abitare come infrastruttura, con un gradiente di soluzioni tra casa e struttura, dall’abitare collaborativo all’housing con servizi leggeri: ne è un esempio Abitare Villa Mater a Rivoli (Torino), di cui avevamo già parlato. Seguono una domiciliarità di comunità, in cui le tecnologie funzionano solo se accompagnate da persone come facilitatori digitali, link workers, infermiere e infermieri di famiglia e comunità; le persone anziane come risorsa, da coinvolgere nella progettazione e non solo come destinatarie; e il passaggio dai progetti agli ecosistemi territoriali. La cornice normativa c’è, dalla legge 33/2023 al D.Lgs. 29/2024, ma il Piano nazionale per l’invecchiamento attivo è ancora atteso, mentre quello per la non autosufficienza, come abbiamo raccontato qui, consolida il sistema più che trasformarlo.
La sfida, in sintesi, non è moltiplicare i servizi per un numero crescente di persone longeve, ma costruire territori in cui si possa invecchiare continuando ad abitare, scegliere, partecipare e contribuire e, quando serve, essere accompagnati e curati.