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Donne, politica locale e cariche pubbliche: la Lombardia è sulla strada giusta
Secondo un recente rapporto curato da Polis Lombardia, le donne impegnate in politica sono sempre di più. Ma per raggiungere una vera gender equality c'è ancora molto da fare
09 marzo 2020

L’8 marzo è ogni anno un’occasione per approfondire alcune questioni legate al tema della gender equality. Proprio per questo Polis Lombardia, l'Istituto regionale per il supporto alle politiche regionali, ha pubblicato un dossier sulla partecipazione delle donne lombarde alla vita politica del territorio e alle cariche pubbliche.

Le principali evidenze, di seguito sintetizzate, sono quanto mai significative in considerazione del fatto che le elezioni amministrative del 2019 hanno rinnovato il 63,3% delle cariche nei Comuni lombardi. È pertanto leggibile in questi dati come le Leggi n. 215/2012 e n. 56/2014 sul riequilibrio delle rappresentanze di genere nelle amministrazioni locali, che cinque anni prima - nella tornata elettorale del 2014 - avevano rappresentato una sostanziale novità con conseguenti effetti sulla composizione delle liste e sulla composizione delle Giunte, abbiano agito a distanza di qualche anno.


La differenza di genere nelle cariche pubbliche in Lombardia

Nei Comuni della Lombardia, le donne che ricoprono cariche politiche sono 8.126, pari al 34,6% delle 23.449 complessive. Relativamente al tipo di carica, le Sindache rappresentano il 17,9% del totale, le vice-sindache il 30,1%, le Assessore il 45,4%, le Consigliere comunali il 34,2%, le Presidenti di Consiglio comunale il 21,3%; il 39,3% sono invece le Vicepresidenti e il 31,8% le Delegate dal Sindaco (figura 1). Per quanto riguardo il dato relativo alle Assessore, sottolineiamo che la percentuale è così elevata anche grazie alla Legge che prevede l’obbligo del 40% di assessori donne nei Comuni con popolazione superiore ai 3.000 abitanti.


Figura 1. Distribuzione cariche ricoperte nei Comuni lombardi, per genere, v.a. e %
Fonte: Elaborazioni su dati Ministero dell’Interno


Appare evidente, dunque, come gli istituti introdotti dalle leggi n.215/2012 e n.56/2014 (doppia preferenza, quota di lista, 40% di presenza femminile nelle Giunte dei Comuni con popolazione superiore ai 5.000 abitanti) hanno obbligato i partiti e le liste civiche a dover fare i conti con la presenza femminile. E, per evidenziarlo, abbiamo messo a confronto le cariche delle donne nelle amministrazioni locali alle date del 31/12/2012 e del 31/12/2019. A distanza di 7 anni la crescita complessiva del numero delle donne è del 12% (figura 2).


Figura 2. Distribuzione delle cariche femminili, confronto 2012-2019, v.%
Fonte: Elaborazioni su dati Ministero dell’Interno


Al 31/12/2012 si fa riferimento a 28067 cariche in 1542 Comuni lombardi, mentre al 31/12/2019 i Comuni si sono ridotti a 1507 e le cariche sono diminuite di 4618 unità. La crescita percentualmente più significativa riguarda le donne vicepresidenti del Consiglio; in valori assoluti sono invece le donne assessore a conoscere la crescita maggiore con quasi 400 unità in più (+21,2%).

L’accelerazione data dalle recenti normative sopra menzionate è dunque palese. L’intervento legislativo ha prodotto un effetto positivo anche sulle scelte di voto degli elettori e delle elettrici. La presenza di almeno un terzo di donne nelle liste di per sé non garantisce infatti che le candidate si trasformino in elette. In questa direzione è proprio il dato delle consigliere comunali ad essere incoraggiante più di quello delle assessore, in quanto le prime sono state scelte dai cittadini tramite il voto di preferenza mentre le seconde accedono a incarichi politici tramite nomina del sindaco, quindi attraverso un vincolo fiduciario.

La presenza di almeno un terzo di donne nei Consigli Comunali - che passano dal 23,2% del 2012 al 34,2%, pari a 5.799 elette del 2019 - collocano la Lombardia tra le regioni italiane virtuose, i cui cittadini stanno maggiormente investendo nella presenza femminile nella politica locale. Complessivamente considerati, sono i Comuni della provincia di Milano (39%) ad avere la presenza femminile più numerosa.


Chi sono le donne che si impegnano in politica?

Dal canto loro le donne sindache, assessore o consigliere nei Comuni lombardi si presentano con una scolarità alta ed un interesse per la politica che coinvolge le giovani donne in misura percentualmente maggiore dei giovani uomini. Sul fronte dell’investimento formativo, le donne confermano il loro maggiore impegno: il 43,2% delle donne ha un titolo di studio superiore al diploma, contro il 31,1% dei colleghi uomini.

Riguardo all’età - mentre predomina ancora la presenza di uomini maturi, vista l’ampiezza della generazione over 55 - l’investimento nella politica locale è fatto in particolar modo dalle giovani donne appartenenti alla Generazione X e dalle Millennials, donne mediamente più giovani e quindi presumibilmente chiamate a conciliare lavoro e politica con la cura della famiglia. Questi dati sembrerebbero avvalorare l’ipotesi che partecipazione politica e lavoro di cura non siano dunque vissute in contrapposizione dalle donne, che vogliono essere protagoniste ed investire tempo e impegno nella politica anche in fasi della vita in cui le domande oppositive di tempo, per lavoro e famiglia, sono molto forti.

Le evidenze fin qui esposte appaiono lusinghiere ma la strada per l’affermazione delle donne nella politica locale è ancora lunga. Ciò è dimostrato da un lato dal basso numero delle Sindache cresciuto tra il 2012 e il 2019 - che sono solo il 3% - e, dall’altro, dalla dimensione più piccola dei Comuni amministrati da donne: sono, infatti, appena 13 su 266 le Prime Cittadine in carica in Comuni tra i 15.000 e i 30.000 abitanti e 5 le Sindache di Comuni sopra i 30.000 abitanti. Nessun Comune al di sopra dei 60.000 abitanti è amministrato da un Sindaco donna, nonostante proprio il Comune più popolato, - Milano - abbia avuto in un recente passato un Sindaco donna (figura 3).


Figura 3. Sindache in carica per genere e classe di ampiezza demografica del Comune, v.a.
Fonte: Elaborazioni su dati Ministero dell’Interno


Ancora più lentamente cresce il dato della presenza di donne che rivestono la carica di Presidente del Consiglio comunale. Erano il 18,9% nel 2012, sono il 21,3% nel 2019. Così pure, l’accelerazione della presenza delle donne nei consigli comunali si riscontra nei Comuni di dimensioni più piccole, tra i 5.000 e 15.000 abitanti (+41,3%) rispetto ad un valore medio del 34,2%, considerando le classi dimensionali dei Comuni nel loro complesso.


Alcune considerazioni dal Rapporto di Polis Lombardia

In conclusione, stando a quanto emerso dal report di Polis Lombardia, la regione sembra presentare risultati promettenti in tema di equilibrio di genere negli enti locali. Le disposizioni introdotte dal legislatore hanno accelerato la partecipazione alla politica locale delle donne, per cui il traguardo del 40% della "Gender Balance Zone" (che comprende valori tra il 40% e il 60%) è un obiettivo raggiungibile.

Appare necessario, tuttavia, un cambiamento di paradigma in cui le differenze, “Diversity”, (di età, nazionalità, di stato sociale, di etnia, di religione e altre ancora) vengano sempre più riconosciute come un valore aggiunto.

Il tema della Diversity and Inclusion, ad iniziare dalla diversità di genere, è un tema sia politico che economico. Come rilevato da una recente ricerca della Consob (2018) condotta su tutte le società italiane quotate in Borsa, i Consigli di Amministrazione delle imprese private che valorizzano la gender diversity tendono a funzionare meglio, migliorare le performance ed essere più aperte all’innovazione. Altri dati che emergono sono la riduzione dell’età media, l’incremento del livello di istruzione e di professionalità all’interno dei board, aspetti che in parte si ritrovano anche nelle donne che sono presenti nelle istituzioni politiche locali.

La spinta che in questi anni è stata impressa in primis dal Parlamento Europeo e recepita dai Parlamenti nazionali, la maggiore richiesta da parte delle donne di esserci, in tutti i campi, fa sperare che si avvicini giorno in cui il riequilibrio di genere possa non aver bisogno di interventi legislativi che attuano discriminazioni positive, e che si affermi nell’ordine naturale delle cose, nei comportamenti degli individui e nel nostro vivere quotidiano.


Riferimenti

Rapporto di Polis Lombardia sulla presenza delle donne in politica in Lombardia

 


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