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Uncinetto e biblioteche: c’è molto più di quel che si possa pensare
Sono pratiche e luoghi tradizionalmente considerati noiosi, ma portano con sé un valore aggiunto non scontato in termini di creatività, socialità e attivismo. E insieme possono dare forza al welfare socio-culturale.
12 aprile 2021

In questo contributo riprendiamo la riflessione sul ruolo che hanno e possono sviluppare le biblioteche nelle comunità: spazi di incontro e apertura a molteplici idee, luoghi di aggregazione, rielaborazione e diffusione di proposte, laboratori di rigenerazione di energie comunitarie, infrastrutture sociali che stimolano le relazioni interpersonali e alimentano la costruzione di legami significativi (Klinenberg 2019). In particolare rivolgiamo l’attenzione a una delle attività che in alcune biblioteche vengono proposte con modalità, stili, sensibilità diverse: i gruppi di lavoro a maglia (knitting) e a uncinetto (crochet). Si tratta di pratiche che hanno una lunga storia e interessano molte persone, che le biblioteche ospitano e rilanciano da tempo in forme diverse e che come accenneremo, la ricerca sociale e culturale considera interessanti oggetti di indagine.


Biblioteche in fermento

Le biblioteche stanno progressivamente evolvendo e manifestano la volontà di rispondere alle esigenze e ai bisogni della società. Luoghi da tempo non più intesi solo come spazi silenziosi, all’interno dei quali rifugiarsi a studiare, esclusivamente deputati al prestito dei libri, vanno trasformandosi in centri di attivazione che si fondono con la vita relazionale e partecipativa della comunità (Figuera et al. 2015). Sono numerose le realtà che sul territorio italiano praticano e progettano questa prospettiva di biblioteca, pensiamo solo alle esperienze trasformative promosse dalla biblioteca San Giorgio di Pistoia (Maino 2020), dalla biblioteca centro culturale Multiplo di Cavriago (RE) (Noviello 2020), dal sistema interbibliotecario CUBI - culture biblioteche in rete dell’area Nord-Est milanese (Agustoni, Cau, Maino 2019 e 2020), dalla biblioteca Carlo Levi di Quattro Castella (RE), dalla biblioteca comunale di Novellara (RE) - solo per citarne alcune con cui siamo entrati in contatto (e si tratta, naturalmente, di un elenco assolutamente incompleto).

L’obiettivo comune a biblioteche che vogliono essere laboratori sociali è fornire un servizio pubblico aperto alle possibilità di futuro (Figueroa et al. 2015), attento ai cambiamenti sociali, al passo con le nuove esigenze di accesso a informazioni e conoscenze, offrendo spazi di apprendimento informale, di produzione e fruizione culturale. Le biblioteche possono mettere a disposizione spazi fisici in cui stare e spesso più luoghi per partecipare attivamente nel rispetto delle individualità e delle differenze personali, sociali, di provenienza (Prigoda e McKenzie 2007; Arzivino e Caligaris 2021). Le biblioteche possono essere luoghi accoglienti, che fanno star bene, in cui promuovere e sperimentare inclusione, identità e appartenenza. Nelle biblioteche si organizzano molteplici attività e tra di esse, una che registra un successo particolare, riguarda i gruppi di maglia/uncinetto. In questo articolo proponiamo una ricognizione di avvicinamento al tema delle pratiche del lavoro a maglia e a uncinetto, con l’obiettivo di raccogliere e riordinare elementi rintracciabili nella letteratura e in internet, in vista della strutturazione di una ricerca più sistematica.


Uncinetto: al contrario di quello che si potrebbe pensare...

Il lavoro a maglia ha una lunga tradizione e ci sono numerosi momenti nella storia in cui questa pratica si è intrecciata al contesto storico-politico del proprio tempo. Nel suo libro, Loretta Napoleoni (2019) ci offre un interessante excursus della storia sociale e culturale di questa pratica. Il 5 ottobre 1789 le donne dei mercati di Parigi decisero di marciare su Versailles per chiedere l’abbassamento del prezzo del pane, perché il popolo era ormai stanco di vivere in condizioni di grave miseria, costretto a subire gli effetti delle pesanti carestie. Questo avvenimento caratterizzò la storia della Rivoluzione francese e in seguito ad esso i gruppi femminili di attiviste guadagnarono notorietà e influenza politica. Tuttavia, il governo rivoluzionario maschile, che aveva paura di rimanere subordinato all'egemonia femminile, decise di estromettere le donne dalle assemblee politiche e successivamente anche dalle gallerie dei tribunali. Nonostante ciò, le donne non si arresero e scelsero Place de la Révolution (oggi Place de la Concorde) come luogo simbolico di rivendicazione dei propri diritti. È proprio qui che sono passate alla storia diventando famose con il nome di tricoteuses: portavano la sedia da casa o dai banchi del mercato e si posizionavano attorno alla ghigliottina per assistere alle decapitazioni dei nemici della rivoluzione mentre lavoravano a maglia, esattamente come facevano durante le assemblee e i processi dai quali erano state escluse (Godineau 1998). Il governo rivoluzionario non poteva in alcun modo intervenire per allontanare le tricoteuses, perché esse avevano trovato il modo di continuare a partecipare attivamente alla vita politica, nel contesto di uno spazio pubblico simbolico. Le donne riuscirono addirittura a trasformare questa loro condizione di apparente esilio dai luoghi deputati al potere maschile, in commercio fiorente grazie all’affitto delle loro sedie e alla vendita dei manufatti in maglia (Napoleoni 2019).

Sempre nella seconda metà del XVIII secolo le figlie della libertà boicottarono la lana dei mercanti inglesi durante la guerra d’indipendenza americana, preferendo filati locali per stimolare la nascita di una produzione che potesse concorrere con quella della madrepatria (Hermanson 2012). Le colonie americane producevano la materia prima, ovvero filati quali lana e cotone, che venivano importati a prezzi ribassati nel Regno Unito. Qui i materiali subivano un processo di lavorazione che li trasformava in oggetti di immediato consumo, che venivano rivenduti proprio alle colonie a costi molto elevati. La pratica del mercantilismo innescava gravi disuguaglianze e disparità economiche tra i proprietari delle fabbriche e i coloni, perciò le donne decisero di organizzarsi in un movimento di rivolta pacifica che aveva come arma il lavoro a maglia. I coloni non potevano avvalersi dei macchinari industriali della madrepatria, però ogni famiglia aveva almeno un arcolaio tradizionale. Le figlie della libertà, dette anche api che sferruzzavano, “si riunivano nelle case, nei palazzi pubblici, nelle biblioteche, nelle chiese e persino nelle piazze (...) i loro luoghi d’incontro somigliavano ad alveari ma senza un’ape regina” (Napoleoni 2019, pp. 40-42).

Più recentemente nasce nel Duemila in Canada il Revolutionary Knitting Circle che si pone l’obiettivo di promuovere l’indipendenza delle comunità, opponendosi alle divisioni sociali stereotipate (età, genere, razza e classe) e offrendo un modello di attivismo pacifico. Il lavoro a maglia e uncinetto si trasforma in pratiche apparentemente innocue e superficiali, capaci in realtà di offrire una partecipazione attiva, con l’obiettivo di attirare l’attenzione in modo chiaro e forte su problematiche di urgenza sociale, politica, ambientale (Robertson 2007).


Indagando le pratiche: creatività, socialità, attivismo

Digitando in Google “Biblioteca e maglia” e “Biblioteca e uncinetto” è possibile trovare numerosi eventi e iniziative sparse sul territorio nazionale. Prendendo in considerazione le prime trenta ricerche possiamo osservare che la quasi totalità dei risultati riguarda i corsi organizzati all’interno delle biblioteche, in alcuni casi virtuali in seguito alla riorganizzazione dovuta al COVID-19. L’attenzione di diverse ricercatrici (Prigoda, McKenzie 2007) si è focalizzata sul ruolo dell’artigianato nel creare comunità e identità, specialmente tra donne. Nello specifico i gruppi di knitters (letteralmente le magliaie, ndr) si prendono cura in modo premuroso delle partecipanti, riuscendo a colmare sia le lacune informative riguardanti le pratiche, sia il bisogno di socializzazione. Come di altri fenomeni sociali, anche del lavoro a maglia e a uncinetto si affermano rappresentazioni stereotipate e semplificate, mentre sotto la superficie si sviluppano una varietà di attività che si influenzano, convergono, si trasformano, una ricchezza di esperienze da conoscere e approfondire. Ritroviamo in questo fenomeno sociale le caratteristiche segnalate da Michel de Certeau (2001) che indicava come diverse pratiche sociali, in apparenza concilianti con la cultura dominante, solo superficialmente mutuavano elementi di conformità, agendo in modo strumentale, aggirando, celando e rielaborando elementi che consentono di preservare e sviluppare nuclei creativi, anticonformisti e di controcultura.

La figura 1 intende offrire una rappresentazione orientativa che apre a riflessioni e approfondimenti. Considerando la letteratura e gli esiti delle ricerche in rete abbiamo individuato tre polarità - creatività, socialità, attivismo - che si intersecano tra loro, sovrapponendosi per alcuni aspetti e mantenendo le proprie peculiarità per altri.


Figura 1. Biblioteche, maglia e uncinetto: creatività, socialità e attivismo


Tra questi tre poli si dispongono le attività di maglia e uncinetto, che in numerosi casi trovano espressione nelle biblioteche pubbliche, intese come luogo di aggregazione e laboratorio di pratiche sociali condivise, infatti la letteratura evidenzia che esse sono in grado di offrire ambienti fisici che diventano progressivamente spazio sociale, in cui è più probabile relazionarsi con persone non appartenenti alla propria cerchia sociale di prossimità (Goulding 2004). In questo senso, ad esempio, è possibile promuovere pratiche di integrazione culturale e la biblioteca pubblica offre una cornice di ordinaria quotidianità, in ottica intergenerazionale e interculturale in quattro modi: come “spazio micro-pubblico” che supporta la vita multiculturale in modo “semi–curato e non spettacolare”; come spazio materiale di “scambio e trasformazione culturale”; come “luogo conviviale” e spensierato; come “luogo di rifugio” non-etichettante e non-giudicante (Robinson 2020, p. 557).

Nella prima polarità - creatività, proposta dalla figura 1, possiamo includere i corsi di apprendimento, in cui i partecipanti sostengono la quota di partecipazione, solitamente si ammettono un minimo di tre partecipanti fino ad un massimo di otto, con l’obiettivo di creare gruppi non troppo numerosi, per seguire con cura ogni singola persona. Altre biblioteche invece organizzano corsi completamente gratuiti aperti a chi è interessato - ci troveremmo qui in un’intersezione con il polo della socialità - attraverso i quali si mette in risalto lo scambio tra pari. In questo caso i gruppi di maglia/uncinetto consentono di sviluppare un senso di connessione tra i membri e chiunque si può trasformare in insegnante o allieva/o, in ottica di apprendimento peer-to-peer.

Le partecipanti attribuiscono valore e significato agli oggetti che producono e l’attività manuale contribuisce a sviluppare un’identità di gruppo in quanto artigiane, che insieme costruiscono e condividono significati sulla base di processi di riflessione e dialogo interpersonale. Proprio grazie ai tutorial, intesi anche come corsi di autoproduzione, le persone possono esprimere la loro creatività attraverso canali virtuali di condivisione artigianale. In rete si parla anche di Mindful knitting, ovvero di come la tecnica della maglia/uncinetto e la creatività che attiva possa contribuire al benessere psicofisico di chi lavora ai ferri. Le persone sono concentrate sul qui ed ora, hanno le mani e la mente occupate nel progetto che stanno realizzando, tuttavia se si trovano a lavorare in gruppo sono in grado di mettere il pilota automatico e discorrere con le altre persone degli argomenti più disparati (Prigoda e McKenzie 2007). I gesti della lavorazione si susseguono in modo ripetitivo con un effetto terapeutico e anti-stress, si è stimolati/e in modo creativo alla risoluzione di problemi, fino al senso di autoefficacia, identificazione ed espressione di sé, dato dal vedere realizzato il proprio lavoro nel concreto. La ricerca, inoltre, ha messo in evidenza che il lavoro a maglia può contribuire ad una riduzione della probabilità di deterioramento cognitivo nelle persone anziane, pensiamo ad esempio alla demenza, oppure nel caso di pazienti affetti da morbo di Alzheimer è stato possibile osservare una “diminuzione dei sentimenti di apatia e di umore depresso” (Kingston 2012, p. 19). Per attirare l’attenzione su queste tematiche nel 2014 si è tenuta in Australia la mostra itinerante Neural Knitworks, in cui sono stati realizzati tantissimi neuroni a maglia, utilizzati per comporre un’installazione a testimonianza degli effetti benefici a livello neurologico di queste pratiche.

La seconda polarità è relativa alla socialità, infatti questi gruppi non si riducono al mero insegnamento di una tecnica, piuttosto sono in grado di offrire un vero e proprio supporto alle donne, stimolando risorse di empowement e guidando verso l’autonomia personale i singoli membri (Prigoda e McKenzie 2007). L’artigianato permette la genesi di preziose forme di socialità e il gruppo di lavoro a maglia/uncinetto diventa anche “ombrello sociale”, perché consente di alleggerire il carico di cura familiare, fornendo una valida ragione per riunirsi e creare legami sociali (Robinson 2020). Grazie a ciò le persone riescono a condividere racconti e vissuti della propria sfera personale, senza alcun timore di essere giudicati dall’altro, né tanto meno etichettati. In particolare, il gruppo è in grado di offrire conforto ai singoli, che si confidano in modo intimo e autentico, esternando e rielaborando sentimenti come la paura, la solitudine e il dolore sperimentati nel corso della propria esistenza (Robinson 2020). Grazie a questo clima di empatia e connessione reciproca, molti dei gruppi di maglia/uncinetto che si riuniscono in biblioteca sono impegnati in progetti di solidarietà. Ad esempio, ai tempi del coronavirus, la biblioteca comunale Fucini di Empoli ha creato il gruppo Facebook “Sferruzza sferruzza” che consente alle partecipanti di incontrarsi a distanza dalle proprie case, condividendo attività, tutorial, informazioni e vendendo i manufatti per partecipare a progetti di beneficenza a favore di progetti contro la violenza sulle donne.

Una terza polarità riguarda l’attivismo espresso dai gruppi di donne che si riuniscono per lavorare a maglia: dal promuovere i diritti delle donne al sostegno di iniziative volte a catturare l’attenzione e sensibilizzare l’opinione pubblica su tematiche di interesse sociale, politico, ambientale, mettendo in campo iniziative locali oppure in alcuni casi a livello globale. Esempi di iniziative locali riguardano le biblioteche che offrono i loro spazi per la realizzazione di quadrati a maglia o uncinetto, che andranno poi a costituire, una volta assemblati, delle gigantesche coperte esposte nella piazza della città per sensibilizzare e raccogliere fondi a sostegno di associazioni contro la violenza sulle donne (biblioteca di Pradalunga). Invece un esempio di iniziativa globale è il Graffiti Knitting/Yarn Bombing, un movimento che nasce in America nel 2005 e che si è diffuso rapidamente su larga scala fino a raggiungere l’Italia nel 2012 a Trivento e consiste nell’abbellimento di luoghi pubblici, attraverso installazioni realizzate a maglia/uncinetto. Si tratta di una forma di movimento sociale che radica le sue idee nella cultura femminista e che vuole favorire la partecipazione politica attraverso l’artigianato (Close 2018). Tuttavia, negli ultimi anni questo gruppo è stato criticato perché dovrebbe cercare di lavorare verso una pratica di attivismo più intersezionale, che vada oltre le semplici dicotomie (uomo/donna, nero/bianco, eterosessuale/omosessuale, etc.) inglobando molte altre situazioni di discriminazione e disuguaglianza sociale (Close 2018).

Per secoli la pratica della maglia/uncinetto è stata confinata all’ambito domestico femminile, al contrario oggi sono sempre più numerosi i maschi knitter/crochetter, ad esempio in Cile gli Hombres Tejedores (Uomini tessitori) lavorano a maglia in pubblico con il fine di sensibilizzare l’opinione pubblica sugli stereotipi di genere (Napoleoni 2019, p.149). In Italia ci sono tantissime iniziative di militanza attiva al femminile e attraverso queste pratiche di artigianato si cerca di attirare l’attenzione su tematiche di interesse comune, ad esempio lo “Yarn Bombing Festival 2021 Milan Edition” in cui artigiane di tutto il mondo realizzeranno degli occhi all’uncinetto sulla base di uno schema condiviso, che serviranno per l’installazione di un’opera collettiva che sarà esposta nel quartiere di Lambrate del Municipio 3 sul tema della fobia sociale. Questi gruppi non si incontrano per realizzare le opere, eseguite in autonomia e fatte recapitare via posta agli organizzatori dell’iniziativa, salvo riunirsi per l’installazione-evento finale. In questo caso la rete (social media, canali youtube, blog, etc.) è in grado di offrire numerose opportunità di incontro e scambio, che prescindono dalla collocazione geografica, dalla lingua, dalla cultura di appartenenza. Il sapere oggi è a portata di un click e anche le pratiche artigianali si sono aperte al mondo della rete, pensiamo ad esempio ai famosi youtuber che insegnano step-by-step alcuni dei loro progetti. La rete offre la possibilità agli utenti di stabilire il modo e il grado di partecipazione, cioè possono decidere come esporsi e quale livello di profondità raggiungere, inoltre tutto ciò avviene sulla base di un continuo processo di ri-negoziazione a seconda dei feedback ricevuti.


Intrecci interessanti da scoprire

Si tende a rappresentare le tecniche di lavoro a maglia e a uncinetto come noiose, superate, al contrario i gruppi reali e virtuali dimostrano che queste pratiche sono piacevoli, di moda e capaci di fare tendenza. Pensiamo ad esempio al senatore Bernie Sanders che, durante la cerimonia di insediamento del presidente Biden, ha scatenato la ricerca di tutte le appassionate di maglia per replicare le sue muffole, che sono parte non secondaria nella costruzione di una icona di integrazione anticonformista. Lo stesso processo dovrebbe realizzarsi per le biblioteche, pensate da alcuni come un luogo noioso, al contrario si candidano a diventare catalizzatori di partecipazione a esperienze divertenti, di arricchimento per il singolo e per la comunità, capaci di anticipare gli eventi e le preferenze delle persone.

Insieme alle cose che si possono fare e che si possono progettare nelle/con le biblioteche, nella infosfera, nelle comunità, potrebbe valere la pena approfondire la letteratura che ha svolto ricerche e riflessioni sull’impatto sociale e culturale delle pratiche di knitting/crochet e l’evoluzione di esperienze locali attraverso interviste e analisi di casi. Tra gli oggetti di indagine, potrebbe essere interessante approfondire:

  • la rilevanza dell’esperienza individuale e il significato relazionale e sociale dell’attività di lavoro a maglia e a uncinetto svolta in gruppo, le ragioni dell’interesse per queste pratiche, le motivazioni che spingono a prendere parte ad attività di gruppo socializzanti di produzione creativa;
  • le modalità per dare vita (ideare, proporre, promuovere, avviare, sviluppare) a gruppi di lavoro a maglia e uncinetto in biblioteca o nella comunità (animazione di comunità, evoluzione delle biblioteche) e di proporre laboratori con obiettivi sociali, di inclusione, interventi sociali a costi contenuti e ad elevato coinvolgimento;
  • una ulteriore dimensione indagabile concerne l’effetto che si genera dall’intreccio fra le dimensioni segnalate, il coinvolgimento interpersonale, lo spazio offerto all’espressività, la connessione con azioni che mirano ad avere impatto sociale e come questi intrecci alimentino progetti di biblioteche che operano come attivatori di comunità, spazi creativi, trasformativi e culturali.

La prima sommaria ricognizione che abbiamo svolto ci porta a pensare che sia possibile estendere e approfondire la ricerca, in direzioni diverse. Ci sembra interessante capire in che modo internet e i social diventino spazi ricreativi, sociali e culturali, utilizzati con intenzionalità dalle biblioteche quando ripensano a come raggiungere le persone e mantenere la coesione delle comunità che le animano, siano esse reali o virtuali. E ci sembra interessante indagare se e come le community dedicate alla maglia e all’uncinetto si espandono, raggiungono e connettono tra loro persone di genere, età, classe sociale, cultura, diverse anche attraverso il supporto accogliente delle biblioteche, hub aperti, ospitali e connettivi. Si tratta di spunti che, a nostro avviso, possono contribuire a definire e arricchire le riflessioni sul welfare socio-culturale che Secondo Welfare sta portando avanti da diverso tempo.


Riferimenti

 


Biblioteche e welfare socio-culturale: è disponibile il secondo rapporto sulla rete CUBI

Biblioteche: infrastrutture del welfare socio-culturale locale

Lavorando al piano strategico di CUBI