Come possono i sistemi di Long Term Care rispondere a una popolazione sempre più anziana, a bisogni più complessi e a risorse pubbliche limitate? È una domanda che attraversa tutta Europa e che riguarda da vicino anche l’Italia.
Per cercare alcune risposte l’8° Rapporto dell’Osservatorio Long Term Care di CERGAS SDA Bocconi ed Essity (di cui abbiamo già parlato qui) ha analizzato 7 esperienze innovative sviluppate in Svezia, Belgio, Paesi Bassi, Irlanda, Spagna e Danimarca. Si tratta di iniziative molto diverse tra loro selezionate con la logica di esplorare modelli di servizio e soluzioni che integrano dimensioni diverse ovvero casa e assistenza, servizi digitali per supportare la domiciliarità e nuove forme di organizzazione delle strutture residenziali.
Lo sguardo internazionale consente di esplorare alternative possibili, consapevoli che non esiste un modello unico da replicare in modo standardizzato. Tuttavia, osservando queste esperienze emerge un messaggio comune che attraversa e connota esperienze molto diverse. Infatti, emerso durante il convegno di presentazione dell’Osservatorio, l’innovazione nel settore Long Term Care non nasce dall’aggiunta di nuove prestazioni, ma dalla capacità di ripensare il modo in cui risorse, persone e servizi vengono messi in relazione tra loro.
Questo articolo è parte del Focus Long Term Care di Percorsi di Secondo Welfare, dedicato alle sfide dell’invecchiamento che interessano il sistema sociale italiano. Puoi leggere tutti i contributi qui. |
La casa come piattaforma di relazioni e cura
Una prima lezione appresa dai casi internazionali riguarda il ruolo dell’abitare. Nei casi analizzati, la casa non viene considerata semplicemente il luogo in cui una persona vive o riceve assistenza, ma una vera e propria piattaforma capace di generare relazioni, supporto reciproco e benessere.
È il caso di SällBo, a Helsingborg, in Svezia, dove giovani adulti, anziani e rifugiati condividono lo stesso complesso abitativo. L’obiettivo non è fornire servizi assistenziali aggiuntivi, ma contrastare la solitudine e favorire relazioni significative attraverso spazi comuni, attività condivise e la presenza di un community manager.
Anche Maison Biloba, a Bruxelles, parte da una logica simile. Qui l’housing è integrato con un centro diurno e con una rete di supporto di quartiere che aiuta le persone anziane a orientarsi tra servizi e opportunità presenti sul territorio. L’innovazione consiste soprattutto nella capacità di costruire connessioni tra abitanti, professionisti e comunità locale.
Altri casi, come Trygghetsboende in Svezia, Home with Care in Irlanda e Thuisplusflats nei Paesi Bassi, mostrano come sia possibile sviluppare soluzioni intermedie tra il domicilio tradizionale e le strutture residenziali ad alta intensità assistenziale. Si tratta di contesti abitativi accessibili, dotati di spazi comuni e supporti leggeri, che permettono alle persone di mantenere più a lungo autonomia e qualità della vita.
In tutte queste esperienze emerge una convinzione condivisa: la risposta all’invecchiamento non può essere cercata esclusivamente nei servizi sanitari o sociosanitari, ma richiede di intervenire anche sulle condizioni abitative e relazionali delle persone.
Quando la tecnologia è al servizio delle relazioni
Un secondo insegnamento riguarda il ruolo delle tecnologie. Spesso il dibattito sull’innovazione tende a identificare il cambiamento con l’introduzione di strumenti digitali. Le esperienze osservate suggeriscono invece una prospettiva diversa: la tecnologia produce valore quando è inserita all’interno di un modello organizzativo e relazionale chiaro.
L’esempio più interessante è etxeTIC, sviluppato nella provincia di Biscaglia, in Spagna. Il servizio funziona come un “centro diurno virtuale” che combina attività in presenza e supporto digitale. Attraverso una piattaforma online, persone anziane e caregiver possono accedere a programmi personalizzati, attività di gruppo, videochiamate e monitoraggio continuo dei bisogni. Ciò che rende innovativo il modello non è però la tecnologia in sé. Il vero elemento distintivo è la presenza di case manager, équipe multidisciplinari e meccanismi di coordinamento che consentono di utilizzare gli strumenti digitali per rafforzare la domiciliarità e prevenire situazioni di fragilità.
Anche nei Thuisplusflats olandesi le piattaforme digitali vengono utilizzate per migliorare il coordinamento tra professionisti e monitorare l’evoluzione dei bisogni. In questi casi il digitale non sostituisce la relazione umana, ma la rende più efficace.
Le esperienze analizzate mostrano quindi che il tema centrale non è la diffusione delle tecnologie, ma la capacità di integrarle all’interno di ecosistemi di cura più ampi.
Tre lezioni per l’Italia
Le esperienze europee offrono alcune indicazioni utili anche per il contesto italiano.
- La prima riguarda la necessità di superare la tradizionale contrapposizione tra domicilio e residenzialità. Molti dei casi analizzati si collocano infatti in uno spazio intermedio, offrendo soluzioni flessibili che accompagnano l’evoluzione dei bisogni nel tempo.
- La seconda lezione riguarda il valore della comunità come risorsa di welfare. In quasi tutti i casi osservati assumono un ruolo importante i vicini di casa, le associazioni locali, i caregiver, i volontari e gli stessi residenti. La risposta ai bisogni non viene delegata esclusivamente ai professionisti, ma costruita attraverso reti territoriali più ampie.
- La terza riguarda la governance dell’innovazione. Le esperienze di maggiore successo non si limitano a introdurre nuovi servizi, ma modificano incentivi, ruoli professionali e modalità di collaborazione tra soggetti pubblici e privati. In alcuni casi sono stati necessari nuovi sistemi di finanziamento, in altri deroghe regolatorie o processi di sperimentazione progressiva.
I casi analizzati mostrano infine che l’innovazione nella Long Term Care raramente coincide con l’introduzione di un nuovo servizio o di una nuova tecnologia. Più spesso nasce dalla capacità di ricombinare risorse già esistenti e costruire nuove forme di collaborazione tra attori. In nessuno dei casi analizzati l’innovazione si è sviluppata esclusivamente grazie all’iniziativa di un singolo soggetto. In tutti i casi l’innovazione è stata resa possibile dall’incontro tra organizzazioni, amministrazioni pubbliche, professionisti e comunità locali, spesso attraverso percorsi graduali di sperimentazione e adattamento.
