Il 5 maggio 2026, Berlino ha ospitato l’EU-LAC Multi-Stakeholder Forum on Long-Term Care, organizzato dalla EU-LAC Foundation nell’ambito del Patto Biregionale per la Cura tra l’Unione Europea e i Paesi dell’America Latina e dei Caraibi.

All’evento, dedicato al tema “Long-term care in Europe, Latin America and the Caribbean: Different Trajectories, Common Challenges?” ha partecipato anche Percorsi di Secondo Welfare: Valeria De Tommaso, ricercatrice del nostro Laboratorio e dell’Università degli Studi di Milano, è intervenuta al Laboratory of Ideas dedicato agli impatti positivi degli investimenti nella silver economy per il benessere, l’uguaglianza di genere e la giustizia sociale.

Il Patto Biregionale per la Cura: un risultato di lungo percorso

Per comprendere il significato del Forum, è necessario inquadrare il processo che lo ha preceduto. Come avevamo raccontato qui, il Patto Biregionale per la Cura (Bi-regional Pact on Care) è stato approvato al IV Vertice CELAC-UE svoltosi a Santa Marta, in Colombia, nel novembre 2025, ed è stato sottoscritto dall’Unione Europea e da 16 Paesi latinoamericani e caraibici – tra cui Brasile, Cile, Colombia, Costa Rica ed Ecuador. Non si tratta di uno strumento giuridicamente vincolante, ma di una dichiarazione politica di grande peso che impegna formalmente i firmatari in una cooperazione strutturata sui sistemi di cura, con attenzione alla parità di genere, alla sostenibilità economica del welfare e all’accesso universale ai servizi.

L’idea era nata nella società civile di entrambe le regioni durante la pandemia di Covid-19, che aveva reso visibile il peso del lavoro di cura – retribuito e non – e il ruolo fondamentale dell’economia della cura nel sostenere la vita sociale. Da allora, organizzazioni della società civile di EU e Centro-Sud America, la Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi  (ECLAC), l’Ente delle Nazioni Unite per l’uguaglianza di genere e l’empowerment femminile (UN Women) e la Fondazione Unione Europea – America Latina e Caraibica (EU-LAC Foundation) hanno lavorato per portare il tema all’attenzione dei vertici istituzionali.

Il Patto si inscrive in una cornice normativa più ampia che include la Strategia Europea per la Cura, le Convenzioni ILO e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile e prevede studi comparativi, proposte concrete per le autorità delle due regioni e meccanismi di finanziamento multi-stakeholder.

Il Forum di Berlino: percorsi diversi, sfide comuni

Il 4 e 5 maggio a Berlino si sono tenuti momenti di incontro e confronto  dedicati al consolidamento del Pact on Care tra Unione Europea, America Latina e Caraibi. Il 4 in particolare si era svolta la riunione inaugurale del Patto, promossa dal Servizio Europeo per l’Azione Esterna (EEAS), dalla Direzione Generale per i Partenariati Internazionali della Commissione europea (DG INTPA), dalla Presidenza pro tempore della CELAC (Uruguay), dalla EU-LAC Foundation, dal Ministero federale tedesco per la Cooperazione economica e lo sviluppo (BMZ) e dal Ministero degli Esteri colombiano. L’incontro ha riunito i referenti nazionali di quindici Stati membri dell’UE (tra cui l’Italia) e di quattordici Paesi dell’America Latina e dei Caraibi, segnando l’avvio operativo del Patto e la definizione delle priorità comuni per il biennio 2026–2027.

Il Forum del 5 maggio – intitolato “Long-term care in Europe, Latin America and the Caribbean: Different pathways, common challenges?” – ha invece ampliato il confronto coinvolgendo rappresentanti istituzionali, organizzazioni internazionali, banche di sviluppo, agenzie di cooperazione, università, centri di ricerca, provider di servizi di cura e organizzazioni della società civile provenienti dalle due regioni. Tra i partner dell’iniziativa figuravano, oltre alla Commissione europea e all’EEAS, organismi quali UN Women, Economic Commission for Latin America and the Caribbean (ECLAC/CEPAL), International Labour Organization (ILO), la Deutsche Gesellschaft für Internationale Zusammenarbeit (GIZ) e il Wissenschaftszentrum Berlin für Sozialforschung (WZB).

 

Al centro del confronto vi erano due sfide condivise dalle due regioni: l’invecchiamento della popolazione e la crescente domanda di assistenza a lungo termine. Secondo le stime richiamate durante i lavori, entro il 2050 il 25% della popolazione latinoamericana e caraibica avrà più di 60 anni, mentre nell’Unione europea la quota raggiungerà circa il 33%. In questo quadro, le sessioni plenarie e i Laboratory of Ideas hanno affrontato temi quali la professionalizzazione del lavoro di cura, la qualità dell’occupazione nel settore, la sostenibilità dei sistemi di long-term care, le disuguaglianze di genere e il ruolo degli investimenti pubblici e privati nella cosiddetta silver economy come leva di sviluppo inclusivo e di coesione sociale.

Il contributo di Percorsi di Secondo Welfare

Nel corso del Laboratory of Ideas 1, moderato da Virginia Tedeschi (Programma UE Inclusive Societies dell’Organizzazione Internazionale Italo-Latino Americana) si è discusso degli effetti degli investimenti nella silver economy su benessere, uguaglianza di genere e giustizia sociale. Il panel ha visto gli interventi di Valentina Perrotta, vice direttrice del National Secretariat for Care dell’Uruguay; Patricia Morsch, esperta di healthy ageing presso la Pan American Health Organization; Shelene Gomes, docente della University of the West Indies (campus di St. Augustine); Paz González, direttrice delle politiche istituzionali e della cooperazione esterna presso l’Ombudsperson’s Office della città di La Plata, in Argentina; Valeria De Tommaso, ricercatrice di Percorsi di Secondo Welfare e dell’Università degli Studi di Milano. Le relatrici hanno discusso del rapporto tra invecchiamento, politiche di cura, salute e giustizia sociale in una prospettiva comparata tra Europa, America Latina e Caraibi.

Foto: il Laboratory of Ideas a cui ha partecipato Valeria De Tommaso

L’intervento di De Tommaso, in particolare, ha preso le mosse da una distinzione concettuale spesso assente nel dibattito pubblico: quella tra silver economy e long-term care. Se la prima comprende l’insieme delle attività economiche rivolte alla popolazione over 50, la seconda riguarda invece l’assetto istituzionale dei sistemi di cura, includendo servizi, trasferimenti monetari, regolazione del lavoro e politiche di protezione sociale per le persone anziane non autosufficienti. Il legame tra queste due dimensioni risiede nella prevenzione: investire in abitazioni age-friendly, tecnologie assistive, servizi territoriali e partecipazione sociale può contribuire a ritardare o a ridurre l’insorgere della non autosufficienza, generando benefici economici e sociali nel lungo periodo.

Il confronto sviluppatosi nel Laboratory of Ideas ha evidenziato come questa prospettiva sia oggi condivisa in contesti molto diversi. Gli altri interventi hanno proposto contributi provenienti da Uruguay, Argentina, Caraibi e da organizzazioni internazionali impegnate sui temi dell’invecchiamento attivo e delle politiche di cura, tra cui la Pan American Health Organization (PAHO). Pur partendo da traiettorie istituzionali differenti, le relatrici hanno sottolineato una sfida comune: costruire sistemi di cura capaci di coniugare sostenibilità economica, inclusione sociale e uguaglianza di genere in società sempre più longeve.

In questo quadro, De Tommaso ha proposto di adottare una prospettiva più ampia e dinamica, quella degli “ecosistemi della longevità”, utile a superare una lettura esclusivamente emergenziale o fiscale dell’invecchiamento demografico. In tale ottica, la long-term care non rappresenta soltanto una voce di spesa pubblica, ma un’infrastruttura sociale strategica, in grado di attivare innovazione, occupazione qualificata, coesione territoriale e nuove forme di sviluppo inclusivo.

L’intervento ha poi approfondito le condizioni necessarie affinché la collaborazione tra attori pubblici e privati rafforzi — anziché indebolire — i sistemi di cura. A partire da una ricerca comparata condotta da Percorsi di Secondo Welfare per conto dell’IILA (Organizzazione internazionale italo-latina americana) nell’ambito del Programma Inclusive Societies dell’EU Global Gateway, è stato evidenziato come i modelli misti producano esiti sostenibili solo in presenza di finanziamento pubblico stabile, regolazione robusta, standard lavorativi equi, accessibilità economica dei servizi e meccanismi indipendenti di accountability. In assenza di questi presupposti, il rischio è che gli investimenti privati si concentrino sulle fasce di reddito più elevate, accentuando disuguaglianze territoriali e carichi familiari.

I casi discussi durante il Forum hanno così rafforzato la tesi secondo cui gli investimenti pubblico-privati nella long-term care funzionano quando il settore pubblico mantiene una funzione attiva di regolazione, pianificazione strategica e co-investimento. In questo senso, il dialogo biregionale UE-LAC non mira a esportare modelli precostituiti, ma a costruire strumenti comuni di apprendimento reciproco, capaci di adattarsi alle diverse configurazioni istituzionali e sociali delle due regioni.

La partecipazione di Percorsi di Secondo Welfare al Forum di Berlino conferma, infine, il ruolo che il nostro Laboratorio intende svolgere nel dibattito internazionale sulle politiche sociali: portare evidenze empiriche e ricerca comparata negli spazi in cui si stanno ridefinendo le future agende della cura, dell’invecchiamento e della protezione sociale.