VDossier, il webmagazine dei Centri di Servizio per il Volontariato, ha dedicato un ampio approfondimento al Terzo Barometro eco-sociale realizzato da Maurizio Ferrera, dedicato a cosa pensano gli europei del dilemma del burro o dei cannoni – la formula con cui gli economisti descrivono la scelta di uno Stato tra spesa civile e spesa militare – e i nessi con la transizione ecologica.
Elisabetta Bianchetti, che firma l’articolo, si concentra in particolare su una delle quattro agende indicate dal Barometro, quella della resilienza civile: l’idea che la sicurezza contemporanea non dipenda solo da infrastrutture e capacità militari, ma dalla qualità dei legami sociali e dalla fiducia tra cittadini, società civile e istituzioni. È il terreno della preparedness, letteralmente la prontezza, ovvero cioè la capacità di una società di attrezzarsi prima agli shock, dalle alluvioni ai cyberattacchi alle campagne di disinformazione, e di continuare a funzionare mentre li attraversa. Un tema oggi sempre più al centro della strategia dell’Europa su cui soffiano venti di guerra.
È a partire da questo concetto che Bianchetti racconta come il volontariato non possa più essere considerato una “forza” da mobilitare a emergenza avvenuta, ma una rete di relazioni costruita in anticipo: quella che sa chi vive solo, chi non può uscire di casa, chi non legge il sito del Comune. Con un’avvertenza esplicita: non è una scorciatoia per spendere meno, né un sostituto delle istituzioni. Una riflessione dovrebbe essere al centro dell’Anno internazionale dei volontari per lo sviluppo sostenibile in corso che, secondo VDossier, offre l’occasione migliore per passare dalla celebrazione all’integrazione: riconoscere e misurare il contributo dei volontari agli SDGs e inserirlo nella pianificazione delle politiche pubbliche.