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Quattro metafore per spiegare la 231
Un navigatore, un sistema di allarme, una torre di controllo e un paracadute ausiliario: rileggiamo così la norma che ha introdotto la responsabilità amministrativa delle organizzazioni, entrata in vigore venti anni fa.
08 giugno 2021

Come rendere comprensibile la portata e l’importanza del decreto legislativo 231/2001? Il titolo - Disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche, delle società e delle associazioni anche prive di personalità giuridica, a norma dell'articolo 11 della legge 300/2000 - non è immediatamente intelligibile salvo non avere un retroterra giuridico. Per questo di seguito proponiamo quattro metafore che possono aiutare a comprendere la rilevanza di questa norma.


Breve introduzione alla 231

Il decreto legislativo 231/2001 ha lo scopo di contrastare la criminalità d’impresa e la corruzione responsabilizzando le imprese affinché agiscano con correttezza e legalità nel mercato, nei rapporti con la pubblica amministrazione, nelle interazioni con i diversi interlocutori. Per raggiungere questo scopo, il decreto legislativo 231 ha introdotto nell’ordinamento giuridico italiano una specifica responsabilità delle organizzazioni nell’ipotesi in cui venga commesso un reato da amministratori, dirigenti, dipendenti, nell'interesse o a vantaggio dell’organizzazione stessa. Tale responsabilità è distinta dalla responsabilità di chi ha commesso il reato e può comportare per l’organizzazione significative sanzioni.

Affinché l’organizzazione contrasti e prevenga il rischio di commettere reati, il decreto legislativo 231/2001 chiede l’introduzione di un modello organizzativo (Modello 231), ovvero di un sistema interno di organizzazione e gestione della responsabilità e correttezza dei comportamenti e la nomina di un Organismo di vigilanza (OdV 231). L’adozione e la corretta attuazione degli adempimenti previsti dal decreto legislativo 231/2001 esime l’organizzazione da responsabilità nel caso in cui venga commesso un reato contemplato dallo stesso decreto.

Si può considerare il Modello 231 come lo strumento organizzativo per affrontare i rischi di commettere reati e come strumento per gestire l’insieme dei comportamenti e dei processi che assicurano il rispetto sostanziale e formale delle norme. Per cogliere la portata del decreto legislativo 231/2001 e offrire un’introduzione divulgativa proponiamo quattro metafore esplicative in cui la norma assume la forma di un navigatore, di un sistema di allarme, di una torre di controllo e di un paracadute ausiliario.


Un navigatore

La 231 può essere intesa come un navigatore per esplicitare le scelte organizzative e guidare la loro implementazione. Come il navigatore ci aiuta indicando la strada da percorrere, proponendo quella meno trafficata, informando sul tempo di percorrenza e sulle condizioni del traffico, ricordando l’itinerario man mano che procediamo, allertandoci su rallentamenti, allo stesso modo la 231 fornisce feedback sulle condizioni del contesto e sulle relazioni che l’organizzazione sviluppa con quel contesto. La 231 come un navigatore ci segnala i rischi lungo il tracciato e ci propone vie alternative da percorrere. E come un navigatore dà supporto al viaggio, a condizione che chi guida inserisca le coordinate di partenza e di arrivo, allo stesso modo la 231 assiste il gruppo dirigente dell’organizzazione nell’identificare le modalità organizzative più sicure in relazione agli obiettivi fissati. Si tratta di viaggiare sicuri, di evitare il rischio di commettere reati, di scegliere consapevolmente tra alternative percorribili, di sapere dove ci si trova e di poter condividere con altri la propria posizione.

Questa prima metafora consente di sfatare un timore, che a volte si affaccia, secondo il quale la 231 impone restrizioni, fa aumentare la burocrazia interna, i passaggi di informazioni ritenuti superflui; in sostanza che vede la 231 come una via stretta, tortuosa, che porta, con grande fatica, verso una meta che potrebbe essere raggiunta usando vie brevi. E insieme al timore che la 231 possa rivelarsi un sistema costrittivo, si affaccia una seconda preoccupazione che interpreta la 231 come un sistema che interviene nel merito delle scelte strategiche obbligando l’organizzazione a rivedere i propri obiettivi, a cambiarli o a ridimensionarli. Non è così: come un navigatore non sceglie meta e viaggio, ma piuttosto assiste chi è alla guida, così la 231 permette ai gruppi dirigenti di riflettere sulle scelte strategiche e sulla loro realizzabilità date le condizioni organizzative e di contesto.

In altre parole, come un navigatore non decide la meta e non impone la strada, così la 231 non definisce gli obiettivi organizzativi e non limita le scelte dell’organizzazione.


Un sistema di allarme

La 231 può essere intesa come un sistema di monitoraggio per rilevare i rischi esterni e criticità interne che possono interessare strategie e operatività delle organizzazioni. Immaginiamo le funzioni che svolge un sistema di allarme all’interno di un museo: segnala tentativi di intrusione quindi fa scattare l’allarme, accende le luci intorno all’edificio, fa partire le telecamere, blocca i passaggi interni, attiva le forze dell’ordine. Se c’è un inizio di incendio automaticamente allerta i pompieri, fornisce indicazioni sulle vie d’uscita, chiude le porte per compartimentare le zone interessate e soffocare l’incendio. Nel caso di una perdita d’acqua, ne blocca il flusso nella conduttura a monte e manda segnali per ricevere interventi di aiuto. Contemporaneamente, e indipendentemente dalla presenza di un pericolo, monitora costantemente e con discrezione i comportamenti dei visitatori. Ma prima ancora, il sistema di allarme (se ben costruito) segnala malfunzionamenti negli impianti, individua situazioni anomale sia all’interno del museo che nelle zone circostanti; è fornito di autodiagnosi, quindi invia un feedback sul suo stato e quando la tecnologia dell’impianto è superata da innovazioni tecniche, la casa costruttrice informa il museo e chiede di agire per aggiornare il sistema.

Insomma un buon sistema di allarme è costantemente attivo, non ostacola la fruizione delle opere d’arte e il lavoro del personale interno (è al contrario un aiuto), interviene quando è necessario in modo appropriato. Il Modello Organizzativo 231 è un sistema gestionale che ha proprio il compito di prevenire, vigilare e intervenire. La sua funzione è contrastare il rischio che nell’organizzazione vengano commessi reati. Il Modello 231 è dunque come un sistema di allarme: può essere posticcio, minimale, eccessivo, ben progettato e ben costruito, domotico.

Utilizzando la metafora del sistema di allarme intendiamo richiamare i vantaggi offerti alle organizzazioni dall’applicazione della 231: il monitoraggio dei rischi - in particolare in ambito legale - e l’attivazione/potenziamento di un sistema di segnalazione interna delle criticità che si possono manifestare. Come un allarme fa scattare l’allerta e attiva interventi tempestivi, così la 231 monitora costantemente il funzionamento organizzativo segnalando eventuali punti deboli affinché vengano presi provvedimenti preventivi o intraprese azioni di superamento delle criticità. Così come un sistema di allarme, anche la 231 deve essere sempre attiva, monitorando con costanza e discrezione senza ostacolare l’organizzazione, anzi aiutandola, rendendola più sicura per chi lavora e più affidabile per i partner.


Torre di controllo

La 231 è quindi un sistema di gestione di secondo livello volto a favorire il coordinamento delle decisioni e della loro esecuzione. La metafora della torre di controllo aiuta a cogliere un duplice vantaggio messo a disposizione dalla 231 alle organizzazioni che adottano il Modello 231 e incaricano l’Organismo di vigilanza. In un aeroporto la torre di controllo è essenziale: transitano centinaia di migliaia di passeggeri per raggiungere le più svariate destinazioni. Diverse le compagnie aeree, gli arrivi, le partenze. Il traffico elevato sulle piste di atterraggio e decollo richiedere una regolazione costante. Una svista sarebbe fatale e gli effetti catastrofici e sistemici.

Per questo, quando utilizziamo la metafora della torre di controllo vogliamo, in sintesi, mettere in luce la funzione di regolazione che il Modello 231 può svolgere in quanto sistema di gestione di secondo livello. Il Modello 231 si preoccupa che nelle organizzazioni siano presenti, e fra loro coordinati, sistemi di gestione e procedure in grado di rispondere alle caratteristiche delle organizzazioni e delle loro attività e in grado di ridurre il rischio di commettere reati. Disporre di un Modello 231 adeguato ed efficiente consente sia ai gruppi dirigenti di svolgere le loro funzioni di decisori strategici, sia alle figure con ruoli di responsabilità gestionale di assumere decisioni operative con il supporto di coordinate adeguate ad amministrare e gestire la complessità specifica di ciascuna organizzazione.

Il rispetto degli adempimenti previsti dal decreto legislativo 231 consente di regolare la presa di decisioni in modo che non vi siano conflitti (o incidenti) determinati da decisioni assunte o interferenze tra attività diverse, assicurando che le decisioni contemplino i rischi e ne minimizzino la possibilità che si presentino. Si tratta inoltre di fare in modo che l’operatività della organizzazione proceda in modo corretto, nell’alveo delle norme, delle disposizioni regolamentari pubbliche e interne all’organizzazione stessa.
 

Un paracadute di riserva

La 231, da ultimo, può essere intesa come sistema di protezione dell’organizzazione, del suo patrimonio e di chi ha la responsabilità di amministrare l’organizzazione stessa. Il rispetto degli adempimenti previsti dalla normativa 231 - l’adozione e l’efficace attuazione del Modello 231 - ha per l’organizzazione una funzione esimente e tutelante. La metafora del paracadute di riserva ci aiuta a mettere in luce entrambe le funzioni. Sappiamo che attività rischiose prevedono specifici dispositivi di sicurezza.

Un paracadute ausiliario interviene in caso di malfunzionamento del paracadute principale e assicura che venga evitato un incidente irreparabile. L’adozione del Modello 231, la sua applicazione efficace, la corretta attività di controllo del rispetto delle disposizioni stabilite nel Modello stesso da parte dell’organismo di vigilanza, costituiscono elementi che sollevano l’organizzazione dalla responsabilità per i reati considerati dal decreto legislativo 231/2001 commessi fraudolentemente nel contesto organizzativo (articolo 6, comma 1 del decreto legislativo 231/2001). L’applicazione delle disposizioni 231, se adeguate al contesto organizzativo e correttamente attuate, esplicano dunque una funzione esimente nel caso di commissioni di reati che aggirino la barriera protettiva messa in atto dal Modello 231.

L’idea del paracadute ausiliario ci aiuta anche ad esplicitare una seconda funzione di tutela svolta dall’introduzione del Modello 231. Ci riferiamo alla tutela degli amministratori e più in generale dei vertici dell’organizzazione. In particolare, chi amministra l’organizzazione (per la natura dell’incarico svolto) ha l'esigenza di dotarsi di ausili per assumere e tradurre in pratica le decisioni. L’articolo 6 del decreto legislativo 231/2001 comma 2, lettera b, stabilisce che i Modelli 231 devono prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l'attuazione delle decisioni dell'ente in relazione ai reati da prevenire, quindi, introdurre il Modello 231 mette a disposizione degli amministratori un sistema di protocolli interni che indirizzano e verificano le fasi del processo decisionale sin dalla sua origine, contrastando la possibilità di commettere reati e aumentando la consapevolezza degli amministratori che hanno il dovere di agire con diligenza evitando una gestione non corretta e le conseguenze risarcitorie che potrebbero ne derivare. In sintesi la metafora del paracadute richiama il duplice vantaggio prodotto dal rispetto della 231: la funzione esimente per l’organizzazione e la tutela degli amministratori.
 



La legalità di impresa come bene collettivo irrinunciabile

Navigatore, sistema di allarme, torre di controllo e paracadute: le quattro metafore che abbiamo proposto ci ricordano che la 231 è un adempimento volontario; che la sua adozione dota le organizzazioni di strumenti operativi volti a ridurre il rischio di commettere reati e a operare nella legalità; che l’introduzione del Modello 231 non stabilisce traguardi strategici, ma fornisce piuttosto tracciati per guidare l’azione organizzativa, aiuta i gruppi dirigenti nel prendere decisioni ponderate e accorte, aiuta le organizzazioni e chi vi lavora ad agire con responsabilità, mette a disposizione una matrice per valutare rischi eventuali e azioni opportune di contrasto e prevenzione.

Per essere strumento efficace il Modello deve essere accuratamente progettato e correttamente applicato. Mentre se viene introdotto con superficialità finisce per essere un adempimento formale e inutile. Adottare il Modello 231 significa promuovere la legalità e concretamente ricercare la correttezza nel mercato e nei rapporti con i diversi interlocutori. La legalità di impresa è un bene collettivo irrinunciabile, un bene che richiede per essere costruito e manutenuto un lavoro continuo, diffuso, perseverante. Un lavoro a cui possono contribuire gli enti di terzo settore che hanno la legalità fra i loro fondamenti costitutivi, una legalità non solo proclamata, ma praticata, monitorata e governata.



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